La censura sionista colpisce ancora: lasciateci continuare il genocidio in silenzio, lasciateci spianare, dopo Gaza, anche la Cisgiordania, siamo il popolo eletto, decidiamo delle sorti dei palestinesi e di ciò di cui si può e non si può discutere nelle università italiane e della resistenza palestinese non si può parlare. Le università italiane devono fare gemellaggi con quelle israeliane in progetti di ricerca implicati nel genocidio, non certo discutere sulle ragioni di chi si ostina ad opporsi alla colonizzazione sionista.
La presidente della Comunità Ebraica italiana chiama e l’Università Sapienza risponde censurando un dibattito in quello che dovrebbe essere il tempio del confronto e della libertà d’espressione.
Pertanto la decisione della Sapienza di Roma di annullare la presentazione del libro Le Spine e il Garofano di Yahya Sinwar rappresenta un grave atto di censura, sintomo di un clima sempre più repressivo nei confronti della libertà di espressione e del dibattito accademico.
L’evento previsto per il 5 marzo, alle ore 15, presso la Facoltà di Fisica di Roma è stato organizzato dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia, con la partecipazione di Davide Piccardo, direttore del quotidiano La Luce ed editore del libro, e Maya Issa, attivista del Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia.
Il testo, pubblicato da Editori della Luce, offre una prospettiva fondamentale sulla resistenza palestinese e sulla realtà dell’occupazione israeliana. L’editore ha sottolineato l’importanza della pubblicazione come atto di responsabilità intellettuale, mirato a far emergere una voce sistematicamente esclusa dal discorso pubblico occidentale. Il libro, infatti, si propone di far luce sulla Storia e sul presente della Palestina, attraverso il racconto di una figura chiave della lotta palestinese.
Davide Piccardo, editore del libro commenta così la decisione: ” La censura di un libro, soprattutto da parte di un’università pubblica rappresenta un fatto gravissimo, ma purtroppo sappiamo bene come funziona, basta una telefonata delle comunità ebraiche, che alla luce delle loro posizioni sarebbe meglio chiamare comunità sioniste per mettere a tacere il dibattito. Noemi di Segni dovrebbero vergognarsi di sostenere le politiche di genocidio perpetrate da Israele, ma non ci si può aspettare altro da chi ha preso di mira anche il Papa per aver osato condannare la strage di bambini. In ogni caso l’evento si terrà, ci stiamo organizzando”.
Eppure, l’evento previsto presso La Sapienza, come troppo spesso accade, è stato cancellato a seguito di pressioni politiche. Le accuse mosse contro la presentazione si basano sulla delegittimazione aprioristica del contenuto del libro e sulla criminalizzazione della stessa possibilità di discuterne. Questa dinamica rientra in una più ampia strategia di silenziamento delle voci palestinesi.
Le università dovrebbero essere il luogo privilegiato per il confronto di idee, non spazi dove vige il pensiero unico imposto dalle pressioni politiche. Impedire la presentazione di un libro non significa solo censurare un’opera, ma limitare il diritto della comunità accademica e della società civile a informarsi e a costruire una visione critica basata su fonti diverse.
Ci troviamo di fronte a una realtà in cui la difesa della libertà di espressione viene sacrificata sull’altare della propaganda. Il dibattito su Palestina e Israele è ridotto a una narrazione monolitica, dove ogni voce dissenziente viene soffocata.
L’annullamento di questo evento rappresenta un precedente pericoloso, che conferma come anche in Italia si stia diffondendo una forma di repressione intellettuale. È dovere di tutti coloro che credono nella libertà di pensiero denunciare questa censura e continuare a lottare per un dibattito libero e aperto.