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Home Coronavirus

Oxford: già metà dei britannici contagiati, immunità di gregge vicina

by Davide Piccardo
Marzo 28, 2020
in Coronavirus, Mondo, Prima Pagina, Regno Unito, Salute, Scienza
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Secondo uno studio realizzato dai ricercatori dell’Università di Oxford il Coronavirus potrebbe aver già infettato molte più persone nel Regno Unito rispetto a quanto precedentemente stimato dagli scienziati , forse già metà della popolazione britannica.

Se i risultati della ricerca fossero confermati, dimostrerebbero che meno di uno su mille dei contagiati dal Covid-19 si ammalano così gravemente da aver bisogno di cure ospedaliere, ha detto Sunetra Gupta, prof.ssa di epidemiologia teorica, che ha guidato lo studio. La stragrande maggioranza sviluppa sintomi molto lievi o nessuno.

Le ipotesi più plausibili sul comportamento del virus.

Lo studio, “Fundamental principles of epidemic spread highlight the immediate need for large-scale serological surveys to assess the stage of the SARS-CoV-2 epidemic”, pubblicato il 26 marzo presenta una visione molto diversa dell’epidemia rispetto a quella emergente dallo studio dell’Imperial College di Londra, di cui abbiamo parlato su questo giornale. 

I numeri presentati dalla ricerca dell’ Imperial College hanno fortemente influenzato la politica del governo e la prof.ssa Gutpa di Oxford ha affermato al riguardo: “Sono sorpreso che ci sia stata un’accettazione così acritica dei modelli proposti dall’Imperial College” e ancora “Abbiamo bisogno di iniziare immediatamente indagini sierologiche su larga scala – test sugli anticorpi – per valutare in quale fase dell’epidemia ci troviamo ora”. 

Le simulazioni fatte dal gruppo Evolutionary Ecology of Infectious Disease di Oxford indica che il Covid-19 ha raggiunto il Regno Unito entro la metà di gennaio al più tardi. Come molte infezioni nuove, si è diffusa invisibilmente per oltre un mese prima che i primi contagi nel Regno Unito fossero registrati ufficialmente alla fine di febbraio.

Gli studiosi di Oxford si sono basati sui dati dei contagi nel Regno Unito e in Italia e hanno formulato quelle che considerano le ipotesi più plausibili sul comportamento del virus.

Il concetto dell’ “immunità di gregge”

La simulazione riporta in primo piano il concetto di “immunità di gregge”, l’idea che il virus smetterà di diffondersi quando un numero sufficiente di persone sarà diventato immune ad esso perché essendo già stato infettato avrà sviluppato gli anticorpi. 

Il governo ha abbandonato la sua strategia non ufficiale di immunità del gregge, consentendo la diffusione controllata dell’infezione, dopo che i suoi consulenti scientifici hanno dichiarato che ciò avrebbe mandato in tilt il Servizio sanitario nazionale per il numero eccessivo di persone da ricoverare. 

Ma i risultati di Oxford dimostrerebbero che il Paese ha già acquisito una sostanziale ‘immunità di gregge’ durante i due mesi precedenti all’individuazione dei primi casi ufficiali. 

Se i risultati vengono confermati dai test, le attuali restrizioni potrebbero essere rimosse molto prima di quanto indicato dai ministri.

Entro pochi giorni i primi risultati dei test

Sebbene alcuni esperti mettano in dubbio la forza e la durata della risposta immunitaria umana al virus, Gupta ha affermato che gli elementi che stanno emergendo danno speranza  nel fatto che l’umanità possa sviluppare l’immunità del gregge contro il Covid-19.

Per fornire le prove scientifiche necessarie, i ricercatori di Oxford stanno lavorando con i colleghi delle Università di Cambridge e Kent per avviare al più presto possibile i test sugli anticorpi sulla larga scale per la popolazione britannica. Probabilmente i test inizieranno entro questa settimana e si otterranno i primi e parziali risultati entro pochi giorni.

Tags: Coronaviruscovid19immunità di greggeOxfordricerca
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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