Si teme possa essere eseguita a breve la pena capitale nei confronti di tre celebri sapienti. Dopo l’assassinio di Khashoggi, il decreto della pena capitale indica che il principe ereditario non si pone limiti, pur di restare al potere.
L’Arabia saudita avrebbe programmato l’esecuzione di tre famosi sapienti e giornalisti televisivi secondo quanto riportato in uno scioccante rapporto.
Si tratta di Sheikh Salman Al ‘Awdah, Sheikh ‘Awad Al Qarni ed il popolare giornalista televisivo ‘Ali Al ‘Omari; tutti e tre godono di vasta popolarità nei paesi di lingua araba e hanno un grande seguito ed influenza sui social media.
Quali criimini hanno commesso per meritare la pena capitale? Hanno espresso il loro dissenso e sono stati percepiti come oppositori alle macchinazioni e manovre politiche del principe ereditario Mohammed bin Salman, tristemente famoso con l’acronimo MBS.
I tre uomini sono stati incarcerati subito dopo che MBS ed il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, noto come MBZ, hanno spinto Arabia saudita, gli Emirati arabi uniti, il Bahrain e l’Egitto in rotta di collisione nei confronti del Qatar.
In modo del tutto simile ai vicini Emirati e all’Arabia saudita, il Qatar ha impiegato le vaste ricchezze derivate dall’esportazione di gas naturale e da ingenti investimenti esteri per diffondere la sua influenza tanto nei paesi ad economia avanzata che nella regione.
Tuttavia, Doha ha compiuto un rilevante passo avanti costruendo una vera e propria rete di mezzi d’informazione di varie dimensioni, la cui punta di diamante è rappresentata dal Jazeera Media Network, i suoi programmi essendo seguiti da milioni di persone in tutto il mondo.
Tutto ciò ha permesso al Qatar di svolgere un ruolo vitale nel supporto ai movimenti della primavera araba, come pure nel promuovere legami con governi eletti in altri paesi a maggioranza musulmana, in particolare la Turchia.
Questi movimenti riformisti – supportati dal Qatar – sono considerati inaccettabili da MBS e MBZ perché danno voce al popolo su come vorrebbe essere governato.
Quando, a giugno del 2017, è partito l’embargo contro il Qatar, il governo saudita ha rivolto la propria attenzione alla schiera di sapienti di alto profilo, imam e personaggi televisivi, per utilizzare la loro presenza sui social media e massimizzare la loro influenza sui sauditi per ridurre il paese confinante alla fame ed al collasso economico e financo per separare le famiglie miste composte da membri di origine del Qatar e saudite o degli Emirati. L’odio saudita non ha risparmiato nemmeno i cammelli del Qatar, che sono stati lasciati morire di sete nel deserto.
Alcune personalità, fra cui il celebre recitatore del Corano e imam alla Mecca, Abdulrahman al Sudais, si sono immediatamente schierate al fianco di MBS.
Allo stesso modo alcuni predicatori televisivi, come Mohammed al ‘Arifi e ‘Ayd al Qarni, entrambi molto celebri, si sono sottomessi alle richieste del Principe e hanno rilasciato affermazioni scioccanti; fra le quali quelle di al Qarni che sembra aver ammesso di essere stato un estremista ma che ora si è messo a seguire la versione tollerante dell’Islam, quella di MBS.
Queste dichiarazioni con chiari intenti apologetici hanno spinto molti a definire questi sapienti come al soldo dei potenti di turno (“Scholars for dollars”), con la conseguenza che la loro fama si è gravemente incrinata.
Dall’altro lato, i tre uomini che ora rischiano la pena di morte fra pochi giorni, si erano limitati ad esprimere il proprio augurio affinché le relazioni dell’Arabia saudita con il Qatar potessero migliorare. Si tratta forse di un crimine?
Dopo tutto, entrambe sono nazioni arabe, seguono l’Islam sunnita, adottano ambedue la scuola hanbalita e condividono profondi legami tribali, tradizioni e unioni matrimoniali.
Prima del suo arresto, al ‘Awdah aveva postato una preghiera sulla sua pagina Facebook, in cui esprimeva la speranza che MBS e l’Emiro del Qatar, Tamim bin Hammad Al Thani, potessero fare la pace. Per tutta risposta, ora lo sheykh assieme ad altri marcisce in prigione in attesa del boia.
Nonostante le autorità saudite non lo abbiano ancora confermato, non è irragionevole pensare che le voci sulle esecuzioni capitali siano fondate. Certamente MBS ed i suoi accoliti non hanno alcuna remora nel far ricorso a violenze inaudite e ingiustificate, come provato nel caso dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi.
Al ’Awdah, Qarni e ‘Omari saranno probabilmente giudicati da un tribunale farsesco per far mostra di una parvenza di giustizia, prima di essere mandati al patibolo.
A leggere le accuse ci sarebbe da ridere, se non fosse per le terribili conseguenze che comportano. Come già detto, nessuno dei “reati” loro attribuiti implica alcuna azione violenta, grande o lieve che sia, meno che mai aver assassinato chicchessia.
Al contrario, essi sono oggetto di accuse basate su leggi antiterrorismo ad ampio spettro, che puniscono chiunque metta in discussione lo Stato, fosse pure per mezzo di una semplice preghiera, come nel caso di sheykh al ’Awdah.
Fra le altre accuse strampalate che i Sauditi hanno lanciato a carico dei tre, c’è anche quella di simpatizzare o appartenere all’organizzazione dei Fratelli Musulmani.
Ma perché questo – se anche fosse provato – dovrebbe costituire un problema?
Dopo tutto, non sono stati forse il governo saudita e quello degli Emirati che hanno dato pubblico riconoscimento alla maggiore guida spirituale di tale movimento per la sua conoscenza ed i suoi contributi all’Islam nel mondo moderno?
Certo MBS e MBZ devono avere la memoria corta se davvero hanno dimenticato che i loro predecessori hanno insignito lo sheykh Yusuf Al Qaradawi con il premio internazionale Re Faisal per gli studi islamici ed il premio internazionale di Dubai per il sacro Corano. Forse che i precedenti governanti sauditi e degli Emirati erano incapaci di riconoscere quei presunti terroristi che, invece, continuavano ad invitare e onorare?
La desolante realtà è che MBS non tollera che alcuno possa contraddirlo. Mentre promuove riforme economiche e sociali superficiali, rimane in assoluto silenzio su quel che molti sauditi vogliono: una vera riforma politica.
Questo non accadrà mai fino a che quanti invocano pace e riconciliazione con i paesi vicini rischiano la decapitazione, se si permettono di dissentire con un principe ereditario caratterizzato da una capacità diplomatica pari a quella di un toro in un negozio di antichi vasi cinesi.



