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Vince la Meloni, gli italiani bocciano gestione Covid ed agenda Draghi

by Redazione
Settembre 26, 2022
in Italia, Politica, Prima Pagina
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Vince la Meloni, gli italiani bocciano gestione Covid ed agenda Draghi
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Vittoria annunciata della coalizione di Centrodestra con il partito della Meloni che la fa da padrona. Aumenta il numero degli astenuti e si registra una pesante sconfitta per il Centrosinistra e i suoi media.

Mai come questa volta i sondaggi non hanno lasciato spazio alle sorprese e il 25 settembre 2022, anche oltre le aspettative, dalle urne è uscita vittoriosa la coalizione di Centrodestra che darà all’Italia la prima donna Presidente del Consiglio. Aver scelto la fedeltà al lutto per la caduta del Governo Draghi, rispetto al cosiddetto campo largo, è costato molto caro al PD mentre il M5S è riuscito ad attestarsi sui livelli delle Europee del 2019.

Hanno perso la gestione della pandemia e l’intervento in Ucraina 

L’esplosione elettorale di Fratelli d’Italia può avere tante spiegazioni ma tra queste vi è senza ombra di dubbio il fatto che è stato l’unico partito nella legislatura uscente che non è mai andato al governo. Nonostante Conte abbia ben performato da leader di partito e Draghi a New York abbia da poco ricevuto il premio come statista dell’anno, in perfetto stile Maneskin, possiamo dire che una grossa fetta del paese non ha gradito la gestione della pandemia e l’intervento in Ucraina.

Il boom di Fratelli d’Italia e il nuovo record di astensione ci dicono che rispetto a questi due temi, che hanno monopolizzato l’agenda politica degli ultimi due anni e mezzo, ci è stato raccontato un paese inesistente che pendeva dalle labbra di Conte e di Draghi. Dal voto (e dal non voto) emerge piuttosto un notevole dissenso verso gli ultimi due governi. 

 La sconfitta dei media mainstream

Soprattutto nei giorni in cui i sondaggi erano vietati per legge, i media mainstream hanno raccontato improbabili rimonte per cercare di ottenere quell’effetto condizionamento che la legge si prefigge di neutralizzare vietando appunto i sondaggi nelle ultime due settimane prima del voto. Si pensava forse di spingere alle urne gli ex elettori delusi dal Centrosinistra anche spacciando loro l’idea di un’alleanza post voto con il M5S e si sperava che al sud quest’ultimo recuperasse rispetto ai sondaggi quanti più seggi uninominali possibili sul Centrodestra. Ha prevalso invece la disillusione generale verso il voto utile ad un eventuale campo largo post voto, un’alleanza assente sulla scheda elettorale, e non c’è stato alcun recupero. 

Andrebbe indagato a dovere l’operato di questi media che ci raccontano anche un paese arcobaleno che non c’è e una diffusa fluidità di genere che rientra invece negli orientamenti di una minoranza sovrarappresentata. Andrebbe quindi psicanalizzato il PD che ha in capo alla sua agenda queste tematiche. 

Cosa ci attende con la Meloni premier?

Possiamo senza ombra di dubbio aspettarci un prosieguo della narrazione nera che ha caratterizzato la campagna elettorale e quindi di quella polarizzazione da stadio che non fa bene al paese. E’ vero che si tratta del miglior risultato di un partito di destra nella storia della Repubblica, e che gli equilibri della coalizione vincente si sono spostati a destra rispetto al passato, ma è pur vero che la narrazione del pericolo neofascista è la stessa dai tempi di Berlusconi premier, passando per il Salvini leader di punta del Centrodestra. 

E’ ipotizzabile che il nuovo esecutivo trovi una rapida quadra sulla riforma del reddito di cittadinanza e forse sul sostegno alla natalità provocatoriamente annunciato come garanzia del diritto a non abortire. Sul versante internazionale nessuno sano di mente si aspetta reali strappi con l’Unione Europea o con la NATO e non è affatto da escludere anche l’adozione di qualche appendice dell’Agenda Draghi. 

Però un cambio di segno ci sarà senz’altro. Nelle prime dichiarazioni a spogli ancora in corso il primo premier donna della Storia d’Italia ha sottolineato la domanda di sovranità nazionale che emerge dalle urne. Il miglior auspicio è che questo si traduca in prese di posizione che ricordino la gestione sovrana della Crisi di Sigonella (Governo Craxi, 1985) e che facciano registrare un’inversione di tendenza rispetto alla sudditanza agli Stati Uniti che abbiamo dimostrato con la Strage del Cermis (Governo Prodi, 1998).  Se invece ci aspetta il paventato imbarbarimento della società lo scopriremo strada facendo.

Tags: DraghiElezioniM5SMeloniPDPolitica
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