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Regime change

by Chiara Sebastiani
Giugno 22, 2025
in Voci
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Regime change
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Tre firme di peso, sul Corsera, in questi giorni (16-17 giugno), sollevano ciascuna la questione del regime change in relazione all’Iran: l’editorialista ed ex-direttore Paolo Mieli, il giornalista Lorenzo Cremonesi, il politologo Angelo Panebianco. Il primo si limita ad osservare seccamente che fino ad oggi tutti i tentativi di regime change – che viene considerato un sinonimo di “esportazione della democrazia” sono falliti – e si tratta di una lezione ormai appresa.

Il secondo descrive in modo accurato le diverse forme di regime change tentate in Medio Oriente e ne documenta gli esiti tutti fallimentari: la conclusione è che il tentativo sionista ha poche chance di riuscire ma se lo facesse gli esiti potrebbero delineare per Israele uno scenario peggiore di quello attuale.

Il terzo esamina la combinazione delle variabili necessarie per il successo di un regime change che all’autore apparentemente non dispiacerebbe: ne conclude che al momento tale congiunzione astrale non esiste ma che fare un po’ di danni al paese è comunque utile. Nessuno dei tre sembra porsi il problema che l’imposizione con la forza di un regime “democratico” ad uno stato sovrano da parte di un altro o altri stati sovrani che “democratici” si definiscono veicola un doppio ossimoro: sarebbe prassi di uno stato democratico imporre ad un altro stato un regime di proprio gradimento? e potrebbe chiamarsi democratico un regime che arriva sui tank di uno stato belligerante o viene paracadutato sulla popolazione insieme alle bombe? Se la risposta ai due quesiti è affermativa, prepariamoci a recitare il De profundis dell’idea di democrazia.

Poi è vero che il giorno dopo un peso massimo sia come politologo sia come editorialista – il professor Gianfranco Pasquino sul Domani – argomenta che “il regime change, vale a dire il
mutamento del regime di uno o più dei contendenti, è un obiettivo del tutto legittimo di qualsiasi guerra fra stati.” Ma il punto non è se il regime change sia un obiettivo legittimo di guerra ma se una guerra che ha per obiettivo il cambio di regime di uno stato sovrano sia legittima. Per la Costituzione italiana certamente non lo è.

Chiara Sebastiani

Chiara Sebastiani

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