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Home Colonialismo

Double tap genocida israeliano sull’ospedale Nasser, 20 morti: UCOII attacca. Channel 14: «Non fu errore»

by Redazione
Agosto 27, 2025
in Colonialismo, Israele, Mondo, Palestina, Prima Pagina, Sionismo
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Khan Younis, Gaza — Lunedì 25 agosto, il complesso ospedaliero Nasser è stato colpito due volte nel giro di pochi minuti: almeno 20 morti, tra cui cinque giornalisti e diversi operatori sanitari. Israele ha riconosciuto il raid e ha parlato di un «tragico incidente», mentre l’UE lo ha definito «completamente inaccettabile», chiedendo un’indagine approfondita.

Il raid su Nasser ha seguito lo schema del “double tap”: un primo colpo ha centrato i piani alti dell’ospedale, dove stavano lavorando troupe e fotoreporter; pochi minuti più tardi un secondo missile ha travolto chi stava accorrendo per i soccorsi. È, nella sua crudezza, l’essenza del double tap: due attacchi sullo stesso punto per uccidere le prime vittime e chi prova a salvarle.

Tra i cronisti colpiti figurano Hussam al-Masri (Reuters), Mohammed Salama (Al Jazeera), Mariam Abu Daqa (freelance AP), Moaz Abu Taha (freelance) e Ahmed Abu Aziz. Il fotografo di Reuters Hatem Khaled è rimasto ferito. Da parte israeliana, oltre al rammarico espresso dal premier Benjamin Netanyahu, l’IDF sostiene di aver mirato a una telecamera di sorveglianza di Hamas nell’area del complesso e fa sapere che l’inchiesta interna è stata estesa. Sul piano internazionale, Bruxelles ha definito l’attacco «completamente inaccettabile», ricordando che giornalisti e personale sanitario sono protetti dal diritto umanitario internazionale.

Sui social circola anche un estratto di Channel 14, emittente israeliana, in cui il commentatore Hallel Bitton Rosen afferma: «Sento che c’è grande rabbia nella Sayeret Golani per le scuse del premier per l’attacco a Khan Younis; spero che si scusi con i combattenti». Il contenuto è stato pubblicato sull’account ufficiale C14_news. Molti utenti hanno interpretato queste parole come un’implicita conferma che l’attacco fosse intenzionale.

Che cos’è un «double tap» e perché è illegale

Il double tap è una tattica che prevede due bombardamenti ravvicinati sullo stesso obiettivo: il secondo colpisce chi presta aiuto dopo il primo. Organizzazioni di monitoraggio hanno documentato l’uso ricorrente di questa pratica nella guerra su Gaza. In luglio, un’inchiesta congiunta di +972 Magazine e Local Call ha raccolto testimonianze a riguardo confermando lo schema.

Sul piano legale, gli ospedali e le unità mediche «devono essere rispettati e protetti in ogni circostanza» (Protocollo Aggiuntivo I, art. 12), e i giornalisti in missione sono civili da proteggere (art. 79). Colpire soccorritori e personale sanitario viola norme consuetudinarie e trattati delle Convenzioni di Ginevra. 

A rendere il quadro ancora più cupo, l’IPC (sistema di classificazione insicurezza alimentare, sostenuto dall’ONU) ha confermato la carestia a Gaza il 22 agosto, con oltre mezzo milione di persone in condizioni di fame estrema e proiezioni di peggioramento nelle prossime settimane.

Le richieste dell’UCOII all’Italia

All’indomani della strage, l’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia) ha diffuso un comunicato dal titolo «Quanti ancora dovranno morire?» in cui definisce «inaccettabile, inammissibile, non giustificabile» l’ennesimo attacco a un ospedale e chiede al Governo italiano azioni immediate: stop a intese commerciali e trasferimenti d’armi, sanzioni, ritiro dell’ambasciatore, e iniziativa per forze di pace ONU. («La verità non si bombarda. E l’umanità non può restare in silenzio»). 

«Quanti ancora dovranno morire?» — UCOII, 26 agosto 2025 

Israele sostiene che l’obiettivo fosse un asset di Hamas e annuncia verifiche; tuttavia, l’uso del “double tap” su un ospedale resta difficilmente conciliabile con gli obblighi di precauzione e proporzionalità previsti dal diritto internazionale umanitario, specie se a morire sono giornalisti e sanitari accorsi dopo il primo colpo. La prassi di colpire due volte il medesimo sito è stata già contestata in precedenza da ONG e analisti legali. 

Un ulteriore elemento critico: analisi indipendenti hanno rilevato che l’88% delle indagini israeliane su presunti abusi si chiude senza esiti o resta in stallo, alimentando accuse di impunità e genocidio.

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