Dall’equipaggio a bordo e fino al Quirinale, si svolge tutta in lingua italiana la surreale trattativa per lasciare alla Chiesa cattolica di Cipro gli aiuti diretti a Gaza. Ma la Flotilla è ripartita da Creta per sfidare il blocco navale a Gaza, lasciando a terra proprio qualche italiano.
Dopo le immagini delle numerose manifestazioni del 22 settembre, a sostengo alla popolazione di Gaza, siamo stati raggiunti dalla notizia che le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla venivano attaccate da droni, con bombe sonore e spray urticante. Alcune imbarcazioni hanno subito danni e non hanno potuto proseguire la navigazione. Nel mezzo delle dichiarazioni politiche su questo vile tentativo israeliano di intimidire l’equipaggio, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che il Governo italiano stava trattando con Israele per far arrivare gli aiuti a Gaza tramite il Patriarcato Latino di Gerusalemme, cioè la Chiesa cattolica in Terra Santa.
In questa brillante idea, la Flotilla dovrebbe lasciare gli aiuti a Cipro e al resto ci penserebbe la Chiesa. E’ partita così l’ondata politica di indignazione da parte delle opposizioni salvo poi scoprire tramite l’eurodeputata del PD Annalisa Corrado, a bordo della Flotilla, che era già in corso da parte “loro” la trattativa con i cardinali Zuppi (Comunità Episcopale Italiana) e Pizzaballa (Patriarca Latino di Gerusalemme).
Quindi, riepilogando, non si sa bene quali italiani a bordo hanno chiesto aiuto alla Chiesa, salvo poi indignarsi quando è stato il Governo a suggerire la staffetta con passaggio del testimone al vescovo ausiliario di Cipro (queste le dichiarazioni dell’On. Corrado sul sito del PD, che risultano almeno in parte incomprensibili).
Venerdì 26 però, mentre le imbarcazioni erano a Creta, irrompono le dichiarazioni dal Quirinale: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiede alla Flotilla di accettare la mediazione del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Immancabili le piroette politiche che differenziavano la proposta del Presidente del Consiglio da quella del Presidente della Repubblica (due proposte identiche nei contenuti: lasciate gli aiuti a Cipro e tornate a casa) ed i principali leader dell’opposizione, Giuseppe Conte ed Elly Schlein, si sono affrettati a condividere le parole del Quirinale. Quello di cui non si capisce il senso è questo tentativo tutto italiano di dare suggerimenti alla Flotilla, il cui equipaggio copre un totale di oltre 40 paesi diversi. Ma sorprende anche la Chiesa cattolica che improvvisamente dice di poter far da garante affinché gli aiuti arrivino nella Striscia, dove da mesi si muore di fame.
La portavoce italiana dell’equipaggio Maria Elena Delia ha prima pubblicato un video (dalla nave) con un netto rifiuto alla proposta del Presidente Mattarella, come non fosse stato qualche italiano a bordo a chiedere aiuto alla Chiesa per la mediazione caldeggiata anche dal Quirinale. Poi è scesa dalla nave insieme ad una decina di italiani per fare ritorno a casa. Delia ha dichiarato di aver abbandonato la missione “al fine di condurre un dialogo diretto con le istituzioni per garantire l’incolumità dei membri italiani dell’equipaggio e il raggiungimento degli obiettivi della missione nel rispetto del diritto internazionale”. Non si capisce bene con chi debba dialogare e a che titolo, fatto sta che se il comandante è sempre l’ultimo ad abbandonare la nave la (ormai ex) portavoce è stata la prima.
La Flotilla intanto è ripartita alla volta di Gaza sabato 27 settembre. La quasi totalità dell’equipaggio proveniente da paesi diversi dall’Italia non sembra né interessata e neanche al corrente di questa surreale trattativa che, se andasse in porto, farebbe il gioco di Israele, mantenendo il blocco navale a largo della Striscia di Gaza senza neanche il fastidio di arrestare gli attivisti che, mai come ora, hanno un forte sostegno dell’opinione pubblica mondiale. Provvidenziale è stato quindi l’intervento di Giorgia Meloni che, provando ad intestarsela, ha reso inaccettabile la “soluzione” agli occhi delle opposizioni, al punto che neanche l’intervento di Sergio Mattarella, al momento, ha sortito effetto sugli italiani a bordo. Almeno non su tutti, visto che qualcuno è sceso.
Non si vuole qui criticare chi legittimamente e comprensibilmente ha deciso di fare ritorno a casa. Ma resta l’amaro in bocca per l’immagine complessiva dell’Italia in questa vicenda, dal Quirinale all’equipaggio, da chi è rimasto sulla Flotilla a chi è sceso a Creta (pare siano solo italiani quelli che hanno abbandonato la spedizione, tra cui anche il giornalista Ivan Grozny). Si ha come la percezione di una zona grigia tutta nostra, una sorta di baco italiano sulla Flotilla (che non riguarda ovviamente tutti gli italiani a bordo).
Non si capisce nemmeno il ruolo della Chiesa cattolica, la più grande potenza geopolitica della Storia, alla quale non può certo sfuggire che la Global Sumud Flotilla non sta semplicemente portando aiuti umanitari (che ammontano a 50 tonnellate, due camion per intenderci). Nelle ultime ore, con l’aggiunta di Sant’Egidio, si fa più insistente il pressing cattolico sulla Flotilla.
Proveranno fino alla fine a dirottare la spedizione su Cipro (che si trova ecclesiasticamente sotto la giurisdizione del Patriarca Latino in Terra Santa), forse contando su qualche testa di… ponte italiana a bordo. Continueranno a proporre il “Corridor for Gaza Amalthea”, con scalo a Cipro ed attivo da marzo 2024. Se questo corridoio fosse funzionante, mentre invece a Gaza si muore di fame, Cipro sarebbe inondata di imbarcazioni cargo con aiuti da tutto il mondo. L’obiettivo della Flotilla è invece quello di sfidare il blocco navale, cosa che non aveva capito il fotoreporter Niccolò Celesti, tra gli italiani che hanno abbandonato. In tempi in cui i reporter di guerra lavorano da casa forse credeva di dover fare il servizio fotografico a qualche influencer.




