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Home Israele

Musulmani italiani nel mirino del governo Israeliano: dossieraggio contro chi denuncia il genocidio

by Davide Piccardo
Giugno 11, 2026
in Israele, Italia, Palestina, Prima Pagina
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Musulmani italiani nel mirino del governo Israeliano: dossieraggio contro chi denuncia il genocidio
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Sul sito ufficiale del governo israeliano è stato pubblicato un report intitolato “Muslim Brotherhood Organizations in Italy.” È una scheda, un dossier, prodotto dal Ministero degli Affari della Diaspora e della Lotta all’Antisemitismo. Nomina organizzazioni, nomi, persone. Il mio nome. Nomina UCOII, GMI, Bayan Institute, Islamic Relief Italia, e altri soggetti della società civile islamica italiana. Tutti schedati, tutti segnalati, tutti messi sotto accusa da un governo straniero. Un teorema in piena regola di quelli che normalmente l’intelligence israeliana passa attraverso sedicenti istituti di ricerca ai giornalisti e politici a libro paga per screditare tutti coloro che osano condannare le politiche coloniali, criminali e genocide del governo sionista. La sola differenza è che questa volta il teorema, tra l’altro mal scritto e pieno di errori, viene reso pubblico.

Si tratta di dossieraggio politico transnazionale  in piena regola compiuto da uno Stato estero nei confronti di cittadini italiani che svolgono lecitamente le proprie attività sul territorio della Repubblica Italiana.

Non stiamo parlando di un think tank privato, né di un sito di propaganda. Stiamo parlando di un’istituzione israeliana che elenca e qualifica organizzazioni della società civile italiana come realtà dedite all’antisemitismo. Nessun processo, nessun contraddittorio, nessuna base giudiziaria. Solo accuse, insinuazioni e classificazioni prodotte da un governo straniero che non si è mai fatto alcuno scrupolo nell’assassinare i suoi oppositori politici nel mondo.

La domanda che ogni cittadino italiano dovrebbe porsi è semplice: con quale diritto un governo straniero compila e pubblica dossier sui propri concittadini?

Chi è Amichai Chikli il ministro che coordina le comunità israeliane all’estero

Il ministro che sovrintende a questa attività di profilazione è Amichai Chikli e vale la pena di conoscerlo.

È lo stesso ministro che ha invitato ufficialmente Tommy Robinson in Israele, definendo il cofondatore dell’English Defence League un “leader coraggioso in prima linea contro l’Islam radicale.” Robinson — per chi non lo sapesse — è stato incarcerato cinque volte negli ultimi vent’anni per reati che spaziano dalla frode e spaccio di stupefacenti fino alla più recente diffamazione di un rifugiato siriano quindicenne. È membro storico dell’estrema destra britannica, cofondatore dell’English Defence League, organizzazione islamofoba e anti-immigrazione.

Le due principali organizzazioni ebraiche britanniche, il Board of Deputies of British Jews e il Jewish Leadership Council, hanno condannato duramente la mossa di Chikli, definendo Robinson “un teppista che rappresenta il peggio della Gran Bretagna” e descrivendolo come qualcuno che usa il proprio sedicente ruolo di alleato contro l’antisemitismo per promuovere sentimenti anti-musulmani.

Questo è il profilo dell’uomo che produce dossier sulle organizzazioni dei musulmani italiani. Un ministro che nel promuovere la visita di Robinson ha sottolineato “l’importanza di rafforzare i legami con gli alleati di Israele” — identificando nell’estrema destra islamofoba europea i propri “alleati.”

Non è un dettaglio marginale. È il contesto essenziale per capire cosa sia realmente questo rapporto sull’Italia. E non è nemmeno un dettaglio che esponenti politici come la Cisint non abbiano tardato a citare il rapporto come ulteriore prova di quella che ogni giorno chiamano “minaccia islamica”.

Un governo che scheda chi protesta contro il genocidio in tutto il mondo

Il ministero israeliano non si limita all’Italia. Come riportato da Wired Italia, il Ministero della Diaspora tiene traccia delle manifestazioni pro-Palestina in tutto il mondo: una sorveglianza sistematica, transnazionale, che classifica e segnala chi scende in piazza per chiedere la fine di una guerra. Manifestanti, associazioni, organizzazioni civili di decine di Paesi vengono catalogati come minacce o come parte di reti ostili. Si tratta di un sistema di intelligence rivolto non contro terroristi o criminali, ma contro chi esercita il proprio diritto costituzionale alla libertà di espressione e di associazione.

Chi viene schedato e perché

Il documento attacca me in quanto direttore di questo giornale, ma nel mirino ci sono anche mio padre, Hamza Roberto Piccardo e Yassine El Baradai, nuovo presidente UCOII. La logica del dossieraggio è semplice: si costruisce una catena associativa attraverso nomi, citazioni, presenze in convegni, ruoli in organizzazioni legittime, per produrre una narrazione di minaccia che non trova alcun riscontro.

UCOII, GMI, Bayan, Islamic Relief Italia sono organizzazioni riconosciute, regolarmente costituite, che operano da decenni nel rispetto delle leggi italiane. Nessuna di esse è stata oggetto di procedimenti penali per i reati che questo dossier insinua. Eppure appaiono su un sito governativo straniero come parte di una rete pericolosa.

Il contesto: Belfast brucia, le moschee vengono incendiate

Questo dossier non nasce nel vuoto. Nasce in un clima europeo preciso.

Nelle notti del 9 e 10 giugno a Belfast si sono formati gruppi che hanno attaccato abitazioni, negozi, autobus; ronde di uomini incappucciati che cercavano abitazioni di stranieri per colpirle e terrorizzarle. Non semplici disordini, ma qualcosa di più vicino a un pogrom.

A Cagliari, nella notte tra il 10 e l’11 giugno, un incendio doloso ha preso di mira la moschea Al-Hoda in via del Collegio, un atto che non si esclude fosse intenzionalmente diretto contro il luogo di culto islamico. Un episodio definito dalla società civile sarda “figlio di un clima d’odio che va diffondendosi in tutto il cosiddetto Occidente,” collegato direttamente a quanto sta accadendo a Belfast, e attribuito alla retorica della “remigrazione” promossa dalle destre populiste.

In tutta Europa circolano con sempre maggiore audacia slogan come “remigrazione” — un eufemismo per pulizia etnica. In questo contesto, produrre e pubblicare dossier su organizzazioni islamiche italiane — con il marchio ufficiale di un governo straniero — significa fornire benzina a chi già ha il fiammifero in mano.

Il governo prenda posizione

La gravità politica di questo atto non è inferiore a quella che si registrerebbe se qualsiasi altro governo straniero pubblicasse dossier su cittadini italiani e organizzazioni della società civile del nostro Paese. Immaginate se a farlo fosse stata la Russia o l’Iran, cosa sarebbe successo?  Ci aspettiamo che il nostro governo prenda una posizione di pubblica di netta condanna, non è ammissibile  restare in silenzio di fronte alla schedatura di propri cittadini da parte di uno Stato estero soprattutto quando parliamo di uno Stato che non esita ad uccidere in tutto il mondo chi ostacola le sue politiche criminali.

Il Ministero degli Esteri deve chiedere formalmente a Israele la rimozione di queste pagine e una spiegazione ufficiale. L’attività di intelligence civile su cittadini italiani, condotta e pubblicata da un governo estero, è incompatibile con i principi di sovranità e con gli obblighi del diritto internazionale.

Inoltre episodi come quello di Cagliari sono segnali. Le parole producono atti. I dossier governativi producono legittimazione. Il governo italiano ha il dovere di proteggere i propri cittadini musulmani da un clima che si fa ogni giorno più ostile — anche quando le minacce provengono da soggetti istituzionali stranieri.

Non ho paura di stare su quel sito. Lo indosso come una distinzione — sono lì perché per anni ho lavorato per costruire ponti, per portare la voce dei musulmani nel dibattito pubblico, per dire con chiarezza che a Gaza è si è commesso e si sta commettendo un Genocidio, ma la pubblicazione di questo rapporto pone una serie questione di sovranità e di sicurezza nazionale che non può essere sottovalutata.

 

 

Tags: Davide PiccardoDossierfratelli musulmaniisraeleLa LuceMinistero Diaspora Israele
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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