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Home Israele

Bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci: le indagini e le minacce di mafiosi e sionisti

by rascidjamal@gmail.com
Ottobre 18, 2025
in Israele, Italia, Nuova Luce, Palestina, Prima Pagina, Sionismo, Terrorismo
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Bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci: le indagini e le minacce di mafiosi e sionisti
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Alcuni giorni fa a Pomezia  è esplosa  una bomba sotto l’ auto  del giornalista Sigfrido Ranucci, anchor man di Report. L’attentato – che avrebbe potuto costare la vita a lui o a sua figlia, che si era avvicinata al veicolo  alcuni  minuti prima dell’esplosione dell’ordigno ( un chilo di tritolo ) –  ha colpito uno dei giornalisti più impegnati in inchieste scottanti, su casi di infiltrazioni mafiose nella politica o su fatti di politica internazionale – non ultimo il genocidio di Gaza al quale aveva dedicato almeno tre puntate di Report. Sull’evento indaga l’Antimafia. Il giornalista, intervistato subito dopo il fatto, ha dichiarato che ci sono quattro o cinque piste tutte nella stessa direzione ma non ha dato altre informazioni

Nell’esprimere la nostra piena solidarietà al giornalista e alla Redazione di Report, precisiamo che non siamo ovviamente in grado di attribuire responsabilità. Riteniamo tuttavia doveroso informare i lettori che Sigfrido Ranucci, sotto scorta da anni, ha ricevuto nel tempo minacce e attacchi diffamatori da più fronti—tra cui ambienti mafiosi e gruppi filosionisti—in relazione alla sua copertura del conflitto israelo-palestinese e a inchieste sull’influenza di lobby in Europa. Nell’autunno 2024, dopo una puntata dedicata a tali temi, ha inoltre ricevuto una minaccia diretta.

“Meritate una pulizia etnica in stile redazione di Charlie Hebdo. Dovreste vergognarvi per l’ignobile servizio anti-Israele andato in onda la scorsa settimana. Pulizia etnica da parte dell’esercito israeliano a Gaza?! La meritereste voi.”

Questa è solo una delle orribili minacce ricevute dalla redazione di Report lo scorso anno, provenienti da ambienti sionisti (1). A tali intimidazioni è seguita una vera e propria campagna di delegittimazione, con le solite accuse di “scandalismo” e “giornalismo spazzatura” diffuse soprattutto su Twitter.

Sulla trasmissione era poi intervenuta l’Ambasciata dell’entità sionista con il seguente comunicato pubblicato su X (ex Twitter):

“La puntata di stasera di Report su Rai 3 ha presentato inesattezze sulle azioni di Israele. Basandosi su dati influenzati dalla propaganda di Hamas, rischia di sostenere un’organizzazione terroristica pericolosa. Israele è stato spinto in guerra da un attacco brutale contro migliaia di civili. Più di 250 persone sono state rapite da Hamas e 101 si trovano ancora in condizioni terribili. La maggior parte delle vittime a Gaza sono membri di Hamas, con civili coinvolti nel fuoco incrociato a causa dell’uso di aree popolate come siti di lancio. Le IDF compiono sforzi per ridurre le vittime civili, mentre la responsabilità ricade su Hamas e su chi attribuisce erroneamente la colpa a Israele. Impegniamoci per una comprensione chiara dei fatti, rifiutando narrazioni che perpetuano la violenza.” (3)

All’intervento dell’ambasciata sono seguite le dichiarazioni della presidente della Comunità Ebraica di Roma, Noemi Di Segni, e di un esponente del gruppo Israele Senza Filtri, ambienti noti per la loro totale mancanza di diplomazia nei confronti di chiunque si opponga alla loro ideologia. Si è così sviluppata una vera e propria campagna di delegittimazione.

Il giornalista è poi intervenuto, circa tre mesi fa, con un apprezzato intervento durante un evento dell’associazione Schierarsi, in cui ha denunciato gli orrori del genocidio. (2)

Nonostante i ripetuti tentativi di delegittimazione e le pressioni provenienti da ambienti sionisti, Ranucci non ha mai chinato la testa, continuando a esprimere il proprio pensiero non solo all’interno di Report, ma anche in numerosi eventi pubblici.

Un altro tema trattato dal programma, legato all’entità sionista, ha riguardato il crescente peso esercitato negli ultimi venticinque anni da gruppi di pressione presso il Parlamento Europeo, con un’espansione costante della lobby pro-Israele. (4)

Esistono infatti associazioni che finanziano attività di sostegno all’entità sionista. Una di queste ha addirittura schedato i parlamentari europei in base al loro grado di vicinanza o distanza da Israele.

L’American Jewish Committee (AJC), ad esempio, è un’organizzazione statunitense che promuove anche un’associazione europea, il Transatlantic Institute. Si tratta di una vera e propria lobby, un gruppo di pressione come ne esistono altri; tuttavia, il Transatlantic Institute rappresenta qualcosa di più strutturato. È regolarmente iscritto nel registro ufficiale delle lobby di Bruxelles, come previsto dalla normativa, e incontra regolarmente rappresentanti bipartisan delle istituzioni europee.

Nel corso dello scorso anno, ha gestito ufficialmente un budget di circa 700.000 euro, senza specificare l’origine dei fondi. Dai bilanci americani, tuttavia, risulta che le entrate derivino principalmente dalla casa madre statunitense, l’American Jewish Committee.

Chi finanzia dunque questa lobby americana? Il deputato Marco Scurria (Fratelli d’Italia), che ne è presidente, non ha ritenuto opportuno chiarire questo aspetto, tanto meno alla stampa — nonostante i finanziamenti confluiscano direttamente al ramo europeo, ovvero al Transatlantic Institute.

Sempre secondo Report, l’AJC ha inviato lo scorso anno in Europa 3,3 milioni di euro per attività di advocacy. Da quando, nel 2005, ha aperto i propri uffici a Bruxelles, l’organizzazione ha finanziato iniziative di pressione politica per un totale di 44,5 milioni di dollari, una cifra destinata a crescere, considerando che l’AJC possiede beni per oltre 250 milioni di dollari e dichiara entrate annue di circa 80 milioni, provenienti in gran parte da fondi di beneficenza di miliardari ebrei americani. Si tratta, dunque, di un’attività notevole.

La pubblicazione di queste cifre ha irritato più di un “amico di Israele”, che ha replicato sostenendo che si tratta comunque di un’attività perfettamente legale. Ciò non toglie che il cittadino comune abbia il diritto di sapere che milioni di euro provenienti dagli Stati Uniti vengono impiegati per influenzare i deputati europei sulle politiche da adottare nei confronti di quello che molti definiscono uno Stato canaglia.

Collegato al Transatlantic Institute risulta essere anche il Transatlantic Friends of Israel, un comitato composto da parlamentari europei e membri del Congresso statunitense. Gli eurodeputati aderenti sono circa 230, di cui 33 italiani.

Tra questi figurano Pina Picierno e Piero Fassino (PD), noti per le loro posizioni filo-israeliane; Ettore Rosato ed Elena Bonetti (Azione); Simonetta Matone (Lega) — non a caso, un partito il cui leader Salvini è da sempre ferocemente filo-sionista — Deborah Bergamini (Forza Italia), e un gruppo di esponenti di Fratelli d’Italia, guidati proprio dal senatore Marco Scurria, presidente della sezione italiana del comitato.

Quando si parla della posizione del nostro Ministro degli Esteri nei confronti dell’entità israeliana e del genocidio di Gaza, è utile ricordare che Antonio Tajani, oggi ministro degli Esteri, fece parte del direttivo dell’European Friends of Israel già nel 2006, all’apertura dell’ufficio, proseguendo poi la sua carriera come commissario europeo e presidente del Parlamento europeo.

Non sorprende quindi la contraddizione politica di chi, da un lato, proclama condanne generiche della “violenza” e, dall’altro, sostiene posizioni che criminalizzano chiunque — ebrei compresi — osi criticare Israele. In questo clima, non stupisce nemmeno che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia definito “giornalismo spazzatura” il lavoro della redazione di Report.

Dopo l’attentato a Ranucci, molti politici hanno espresso solidarietà formale, come si può vedere nel documento (5). Anche la stessa presidente del Consiglio ha inviato un messaggio di vicinanza al cronista. Tuttavia, vale la pena ricordare che solo pochi mesi prima, a novembre 2024, esponenti della destra — a cominciare da Maurizio Gasparri — avevano definito Report “l’Hamas della tv”, insinuando che dietro la trasmissione ci fosse “più di quel che appare” (6).

Insomma, per costoro chi non è con loro è automaticamente “con Hamas”. Ranucci ha subito una campagna di delegittimazione senza precedenti, ogni volta che ha indagato sugli intrecci tra potere, mafia, finanza corrotta e politica, o quando ha raccontato guerre dimenticate. Per questo, nel corso degli anni, ha dovuto affrontare numerose denunce e attacchi personali.

È dall’attentato a Maurizio Costanzo che non si assisteva a un atto di violenza così efferato contro un giornalista in Italia. C’è, purtroppo, un salto di qualità in negativo sul piano della sicurezza per chi tenta di svelare gli intrighi del potere.

La FNSI ha denunciato, in un comunicato, la preoccupante situazione della libertà di stampa in Italia: vittima di un clima d’odio che ha diviso il Paese su molti temi, con un dibattito spesso ideologico e strumentale, alimentato da chi, con una mano, condanna la violenza e, con l’altra, costruisce campagne d’odio.

Riferimenti:

  • 1 https://www.articolo21.org/2024/11/gravi-minacce-a-report-dopo-il-servizio-su-gaza-meritate-una-pulizia-etnica-lorrore-sdoganato/
  • 2 https://www.facebook.com/share/v/16LmYydCGf/
  • 3 https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/report-su-israele-una-ignobile-campagna-dove-la-propaganda-di-hamas-viene-spacciata-per-verita/
  • 4 https://www.agoravox.it/Report-le-questioni-aperte-sulla.html
  • 5 https://www.rai.it/programmi/report/amp/news/2024/11/Minacce-per-il-servizio-sul-conflitto-tra-Israele-e-Palestina-le-reazioni-96d8c3b2-083a-45bd-8c73-706f68c88f3c.html
  • 6 https://www.editorialedomani.it/fatti/meloni-attacca-violenza-sinistra-dimentica-cosa-dicono-suoi-report-domani-gojglvwc
  • Sulla questione della lobby riferisce anche Contropiano sempre citando Report https://contropiano.org/news/politica-news/2025/01/14/le-ingerenze-della-lobby-israeliana-nel-parlamento-europeo-e-italiano-0179331

 

 

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