A poche settimane dall’apertura dell’Assemblea generale dell’ONU, l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha annunciato che negherà e revocherà i visti a membri dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Nella motivazione ufficiale, il Dipartimento di Stato richiama come “colpa” i ricorsi palestinesi alla Corte penale internazionale (CPI) e alla Corte internazionale di giustizia contro abusi israeliani nei Territori occupati e nella guerra su Gaza, che esperti ONU e della società civile hanno definito un genocidio.
La stretta incide su una delegazione ampia: secondo fonti del Dipartimento di Stato citate dalle agenzie, il presidente Mahmoud Abbas e circa altri 80 funzionari risultano colpiti dal provvedimento.
Dal comunicato emerge anche la linea politica: i membri palestinesi “devono ripudiare costantemente il terrorismo”, con riferimento all’attacco del 7 ottobre 2023. Nello stesso testo, Washington accusa l’ANP di “aggirare” i negoziati ricorrendo agli organi giudiziari internazionali per documentare crimini israeliani.
Una misura filo-israeliana contro la giustizia
Pur negando i visti a larga parte della delegazione, gli Stati Uniti concederanno deroghe alla Missione palestinese presso l’ONU guidata dall’ambasciatore Riyad Mansour—un’eccezione che non attenua la portata politica della decisione. Mansour ha spiegato ai giornalisti che Abbas intendeva partecipare alla sessione, che include il 22 settembre un segmento sui diritti dei palestinesi. “Valuteremo esattamente cosa significhi e come si applichi a qualsiasi membro della nostra delegazione, e risponderemo di conseguenza”).
Il messaggio è chiaro: punire i palestinesi per aver cercato tutele legali internazionali, mentre si continua a blindare diplomaticamente Israele. A ricordarlo è anche il fatto che Benjamin Netanyahu è oggetto di un mandato di arresto della CPI – assieme all’ex ministro della Difesa Yoav Gallant – per crimini commessi nella guerra su Gaza. Eppure, il premier israeliano è atteso a New York il mese prossimo.
Host country agreement: cosa prevede la legge
Come Paese ospite dell’ONU, gli Stati Uniti devono in linea di principio garantire i visti ai rappresentanti che si recano a New York per affari ufficiali, in virtù dell’Accordo di Sede del 1947. In passato Washington ha comunque negato l’ingresso in casi controversi: nel 1988 rifiutò il visto a Yasser Arafat, costringendo l’Assemblea a riunirsi a Ginevra; nel 2013 lo negò all’allora leader sudanese Omar al-Bashir, ricercato dalla CPI. Anche oggi l’ONU ha fatto sapere che discuterà la questione con Washington “in linea con l’Accordo di Sede”.
Il giro di vite arriva mentre alleati USA preparano iniziative per il riconoscimento dello Stato di Palestina a settembre e mentre il genocidio continua a devastare Gaza. Testate internazionali confermano che il Segretario di Stato Marco Rubio sta guidando la linea dura contro OLP e ANP, in linea con le recenti sanzioni statunitensi contro la CPI e i suoi funzionari.
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