• Redazione
  • Contatti
lunedì, Marzo 30, 2026
No Result
View All Result
NEWSLETTER
La Luce
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
No Result
View All Result
La Luce
No Result
View All Result
Home Musulmani

Cosa c’è di vero nel caso Muslim Pro?

by Youness Warhou
Novembre 18, 2020
in Musulmani, Prima Pagina, Tecnologia, USA
0
Cosa c’è di vero nel caso Muslim Pro?
0
SHARES
0
VIEWS

Ieri abbiamo dato la notizia secondo la quale Muslim Pro, la più famosa app al mondo per servizi ai fedeli musulmani, venderebbe i dati degli utenti all’esercito USA, abbiamo approfondito la questione. 

X-mode, l’azienda americana che vende dati di geolocalizzazione all’esercito americano è una realtà nata nel 2013 ma che non aveva un buon business plan per sopravvivere. L’unico modo di continuare ad esistere per l’allora Drunk mode (app per localizzare persone in stato di ebbrezza) è vendere i dati sulla posizione.

Ovviamente in America non sono gli unici a fare questo tipo di lavoro al punto che si è creato un mercato con tanti intermediari e un grande giro di affari.

Cosa c’è di vero nella denuncia di Vice su Muslim Pro?

La maggior parte delle questioni riportate nell’analisi di Motherboard, la sezione tecnologica di Vice, sono cose che effettivamente accadono in diverse aziende tecnologiche. La raccolta di dati sensibili per poi rivenderli in formato aggregato ed anonimo avviene principalmente per scopi commerciali ma nessuno penserebbe mai che ciò avviene anche per gli scopi militari.

La faccenda che la rivista online solleva è che le app con il maggior coinvolgimento da cui vengono estratti i dati sono app molto diffuse tra i musulmani come Muslim Pro, Muslim Mingle e Iran Social.

Quella col più grande database è sicuramente Muslim Pro, l’app per sapere gli orari preghiera e per individuare la posizione della Mecca più diffusa tra i musulmani, infatti è stata scaricata almeno 98 milioni di volte nei diversi store per applicazioni mobile.

Cosa risponde Muslims Pro?

Muslim Pro non ha perso tempo ed ha reagito tempestivamente annullando i suoi accordi con X-Mode per dimostrare alla sua utenza che non c’era la volontà di vendere i loro dati sensibili ed ha sottolineato come nella maggior parte dei casi l’utilizzo di Muslim pro non prevede alcuna iscrizione contribuendo così all’anonimato nei dati raccolti.

Media reports are circulating that Muslim Pro has been selling personal data of its users to the US Military. This is INCORRECT and UNTRUE. Muslim Pro is committed to protecting and securing our users’ privacy. This is a matter we take very seriously. #MuslimPro pic.twitter.com/2Lu0Zgvso1

— Muslim Pro App (@MuslimPro) November 17, 2020

La cosa che non torna è la dichiarazione che, sono appena venuti a sapere che i dati da loro venduti venissero utilizzati per determinati scopi e che hanno avviato solo successivamente un’investigazione interna a riguardo.

Come funziona la cessione di dati delle app?

La cessione dei dati sta raggiungendo livelli altissimi di scambio, è arrivato addirittura dagli utenti finali senza piattaforme social o di utility che fungono da intermediari, infatti si possono scaricare apps come Wibson od Ocean Protocol e farsi pagare per la cosa.

La compravendita in questo settore è una cosa serissima e si rischiano multe salate se si fanno errori o non si rispettano le leggi in vigore, pensate alle multe UE nei confronti delle Big tech USA o le interrogazioni del congresso americano nei confronti di Facebook, spesso sono coinvolti quindi esperti di legge preparatissimi in tale ambito prima di concludere certi affari, quindi quella dell’app di preghiera N°1 al mondo non può essere stata una svista forse una sottovalutazione.

Sta di fatto che le leggi principalmente proteggono l’associazione dei dati al proprietario ma finché queste sono anonime di solito gli stati non si pongono problemi visto che l’utilizzo è principalmente per scopi commerciali.

La vicenda diventa problematica quando lo scopo come in questo caso è militare o come nel caso di Cambridge Analytica è politico.

Ci sono possibilità di usare questi dati in ambito militare?

Prima di parlare del lato militare sarebbe il caso di sottolineare che diverse leggi americane sui dati non vanno in armonia con tutte le giurisdizioni straniere. Ad esempio nel caso UE ci sono tante cose ancora da sistemare per mettere in accordo il GDPR con le varie leggi che permettono l’accesso ai dati alle varie autorità statunitensi, forze dell’ordine e agenzie di intelligence.

I dati e le informazioni sono probabilmente alcune delle risorse più strategiche in ambito militare, vengono utilizzati da sempre. La differenza oggi è che sono disponibili in quantità mai viste prima, sono raccolti in ambito digitale e devono essere acquisiti in maniera legale da chi li detiene e ottiene il consenso dei proprietari per venderli a terzi.

Una cosa già nota sul binomio Big data e guerra per esempio è l’utilizzo delle info sulla posizione per aiutare i militari a localizzare meglio gli obiettivi dei droni, cosa fatta probabilmente anche dall’esercito americano come riporta Vice o per elaborare più efficienti strategie sul campo di battaglia.

Per le questioni di sicurezza ci possono essere ovviamente permessi molto particolari che però possono essere coperti da una segretezza di Stato.

Quindi? 

In conclusione: Muslim Pro conferma la cessione dei dati ma afferma di non esser stata a conoscenza della destinazione finale dei dati e chiarisce che la maggior parte dei dati sono totalmente anonimi (dati aggregati), l’utilizzo di certi dati come la posizione attraverso altri controlli incrociati di informazioni disponibili può essere impiegato in ambito militare per individuare un bersaglio. 

Tags: Big DataDatiEsercito USAMuslim ProMusulmaniUSA. App
Youness Warhou

Youness Warhou

Next Post
Celine e il suo atto d’accusa contro la modernità partorita dalla guerra

Celine e il suo atto d'accusa contro la modernità partorita dalla guerra

Recommended

Büşra Kayıkcı, intervista al talento emergente della musica turca

Büşra Kayıkcı, intervista al talento emergente della musica turca

5 anni ago
Confutare le gravi falsità storiche e le teorie neonaziste del complotto di Silvana di Mari su La Verità

Confutare le gravi falsità storiche e le teorie neonaziste del complotto di Silvana di Mari su La Verità

2 anni ago

La disumanizzazione mediatica dei palestinesi è l’anticamera del genocidio

2 anni ago

Popular News

  • La frode delle democrazie occidentali: perché il tuo voto non conta più nulla

    La frode delle democrazie occidentali: perché il tuo voto non conta più nulla

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Il boomerang dell’islamofobia: i musulmani italiani hanno vinto il referendum

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Hamza Roberto Piccardo ed il Referendum Magistratura: perché ho invitato i musulmani a votare No

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Morte di Ali Larijani: il “pugno di ferro” USA-Israele e il paradosso della resilienza iraniana

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Teheran apre al negoziato ma alle sue condizioni: Khamenei e Pezeshkian parlano con una sola linea della chiusura delle basi USA nella regione

    0 shares
    Share 0 Tweet 0

Connect with us

La Luce

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

Navigo il sito

  • Redazione
  • Contatti

Seguici

No Result
View All Result
  • Chi siamo
  • Editori della Luce
  • Sostienici
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

×