• Redazione
  • Contatti
lunedì, Marzo 30, 2026
No Result
View All Result
NEWSLETTER
La Luce
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
No Result
View All Result
La Luce
No Result
View All Result
Home Israele

Dipendente ebrea di Google in dissenso con la partnership con l’esercito israeliano

by Redazione
Settembre 6, 2022
in Israele, Palestina, Prima Pagina
0
Dipendente ebrea di Google in dissenso con la partnership con l’esercito israeliano
0
SHARES
0
VIEWS

Ariel Koren aveva parlato di una collaborazione da 1,2 miliardi di dollari tra Google, Amazon e l’esercito israeliano chiamata Project Nimbus.

Una dipendente di alto livello di Google ha annunciato le sue dimissioni in dissenso con il  contratto di sorveglianza e intelligenza artificiale, del valore di 1 miliardo di dollari, stipulato tra il gigante tecnologico e l’esercito israeliano.

Ariel Koren, responsabile commerciale, lascerà l’azienda in questi giorni, motivando le sue dimissioni con la creazione di un ambiente di lavoro a lei ostile a causa del suo attivismo sociale.

“Lascio @Google a causa di ritorsioni e ostilità nei confronti dei lavoratori che hanno il coraggio di esprimersi”, ha twittato Koren. “Google ha trasferito la mia mansione lavorativa all’estero subito dopo essermi opposta ai suoi contratti di intelligenza artificiale/sorveglianza da 1 miliardo di dollari con Israele. E questo è tutt’altro che un caso isolato”.

La controversia è iniziata quando la Koren ha protestato contro la collaborazione di Google con Amazon e l’esercito israeliano per un programma da 1,2 miliardi di dollari chiamato Project Nimbus.

Ha trascorso più di un anno protestando per convincere Google a ritirarsi dall’accordo, facendo circolare petizioni, esercitando pressioni sui dirigenti e parlando con le associazioni dei giornalisti.

Tuttavia, la Koren ha dichiarato che, invece di ascoltare le sue preoccupazioni, nel novembre 2021 Google l’ha colta alla sprovvista dandole un ultimatum: o accettava di trasferirsi da San Francisco (in California) a San Paolo (in Brasile) o avrebbe perso il lavoro.

La Koren ha affermato che non c’era alcuna giustificazione commerciale per il trasferimento obbligatorio della sua mansione e ha presentato un reclamo al National Labor Relations Board (NLRB).

Tuttavia, sia Google che l’NLRB hanno indagato sulla sua denuncia e non hanno riscontrato alcun illecito, secondo quanto riportato da diversi media.

Almeno altri 15 dipendenti e simpatizzanti palestinesi hanno condiviso le loro esperienze descrivendo il “pregiudizio istituzionalizzato” presente all’interno dell’azienda.

“È diventato impossibile esprimere qualsiasi opinione che sia in disaccordo con la guerra condotta contro i Palestinesi senza che si venga convocati in una riunione dalle Risorse umane [sic] con la minaccia di ritorsioni”, ha dichiarato un dipendente palestinese.

In un post online scritto di recente sulla piattaforma editoriale Medium, la Koren ha affermato che le sue opinioni esplicite e il suo attivismo sociale hanno spinto Google a punirla trasferendo il suo impiego all’estero.

“Google sta perseguendo in modo aggressivo contratti militari e sta eliminando le voci dei suoi dipendenti mettendoli a tacere e con ritorsioni, sia nei miei confronti che di molti altri“, ha scritto la Koren con il titolo: La complicità di Google nell’apartheid israeliana: come Google arma la diversità per mettere a tacere i Palestinesi e i sostenitori dei diritti umani.

“Google sta usando i suoi sistemi DEI (Diversity, Equity, Inclusion) e ERG (Employee Resource Group) per giustificare questo comportamento, quindi non è una coincidenza che le ritorsioni abbiano colpito in modo sproporzionato le donne, i queer e i dipendenti BIPOC (neri, indigeni e persone di colore)”.

Koren, che è ebrea, lavora per l’azienda da più di sette anni e ha detto che le azioni di Google per zittire i lavoratori che si esprimono apertamente – non solo lei – sono sempre state una prassi aziendale.

“Ho sempre visto che invece di sostenere dipendenti diversi che cercano di rendere Google un’azienda più etica, Google mette sistematicamente a tacere le voci palestinesi, ebraiche, arabe e musulmane preoccupate per la sua complicità nelle violazioni dei diritti umani dei Palestinesi – fino al punto di compiere ritorsioni formali contro i lavoratori e creando un ambiente di paura”, ha sottolineato nel suo post.

“Nella mia esperienza, silenziare il dialogo e il dissenso in questo modo ha aiutato Google a proteggere i suoi interessi commerciali con l’esercito e il governo israeliano”, ha continuato Koren. “Incoraggio i Googler ad informarsi sul Progetto Nimbus e ad agire su go/Drop-Nimbus“.

Google non ha risposto alle accuse mossegli da Koren.

Tags: Googleisraelepalestina
Redazione

Redazione

Next Post
Un green deal tra palestinesi ed israeliani è possibile?

Un green deal tra palestinesi ed israeliani è possibile?

Recommended

Dall’arresto per “radicalizzazione” all’abbandono: l’appello per salvare dal baratro un giovane italo-marocchino

Dall’arresto per “radicalizzazione” all’abbandono: l’appello per salvare dal baratro un giovane italo-marocchino

2 anni ago
Trump interrompe i contatti con Netanyahu: tensioni tra Washington e Tel Aviv

Trump interrompe i contatti con Netanyahu: tensioni tra Washington e Tel Aviv

11 mesi ago
Vaticano, musica e luci per il mondo: ma il messaggio resta in superficie

Vaticano, musica e luci per il mondo: ma il messaggio resta in superficie

6 mesi ago

Popular News

  • La frode delle democrazie occidentali: perché il tuo voto non conta più nulla

    La frode delle democrazie occidentali: perché il tuo voto non conta più nulla

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Il boomerang dell’islamofobia: i musulmani italiani hanno vinto il referendum

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Hamza Roberto Piccardo ed il Referendum Magistratura: perché ho invitato i musulmani a votare No

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Morte di Ali Larijani: il “pugno di ferro” USA-Israele e il paradosso della resilienza iraniana

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Teheran apre al negoziato ma alle sue condizioni: Khamenei e Pezeshkian parlano con una sola linea della chiusura delle basi USA nella regione

    0 shares
    Share 0 Tweet 0

Connect with us

La Luce

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

Navigo il sito

  • Redazione
  • Contatti

Seguici

No Result
View All Result
  • Chi siamo
  • Editori della Luce
  • Sostienici
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

×