In un gesto diplomatico senza precedenti dall’inizio del conflitto, i ministri degli Esteri di 28 Paesi, inclusi l’Italia, la Francia, il Giappone, il Regno Unito e il Canada, hanno diffuso una dichiarazione congiunta per chiedere la fine immediata della guerra in corso nella Striscia di Gaza. “La guerra deve finire ora”, si legge nel documento pubblicato lunedì 21 luglio, che accusa apertamente il governo israeliano di aver alimentato una crisi umanitaria senza precedenti e di ostacolare deliberatamente l’arrivo degli aiuti alla popolazione civile.
La dichiarazione, firmata anche dal Commissario Europeo per l’uguaglianza e la gestione delle crisi, condanna “l’uccisione disumana di civili, compresi bambini, mentre cercano di soddisfare i propri bisogni essenziali di acqua e cibo”. Secondo i dati citati nel documento, più di 800 palestinesi sono stati uccisi mentre tentavano di accedere a convogli umanitari, spesso sotto il fuoco israeliano o in condizioni di caos organizzativo indotto da limitazioni logistiche imposte da Tel Aviv.
I ministri sottolineano come il modello attualmente adottato da Israele per la distribuzione degli aiuti “sia pericoloso, alimenti l’instabilità e privi la popolazione di Gaza della sua dignità umana”. La richiesta è chiara: Israele deve “revocare immediatamente le restrizioni al flusso degli aiuti” e permettere a Nazioni Unite e ONG umanitarie di svolgere il proprio lavoro in sicurezza e con efficacia.
Non manca la condanna nei confronti di Hamas, in particolare per la detenzione prolungata degli ostaggi israeliani presi il 7 ottobre 2023. I firmatari ne chiedono il rilascio “immediato e incondizionato”, sottolineando che solo un cessate il fuoco negoziato potrà garantire il loro ritorno e porre fine alle sofferenze delle famiglie coinvolte.
Ma è sul piano più ampio della legalità internazionale che il documento assume toni durissimi. Viene rigettata con forza ogni proposta di “trasferimento forzato” della popolazione palestinese in città umanitarie, definite “inaccettabili” e in violazione del diritto umanitario. Particolarmente grave, secondo i ministri, è il piano israeliano di insediamento noto come E1: se attuato, “dividerebbe in due il futuro Stato palestinese”, rendendo impossibile qualsiasi soluzione a due Stati. Viene anche denunciata l’impennata nella costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est, così come le crescenti violenze da parte dei coloni contro i palestinesi.
“Ulteriori spargimenti di sangue non servono a nulla”, affermano i ministri nella parte finale del documento, rilanciando il sostegno agli sforzi di mediazione di Stati Uniti, Qatar ed Egitto. Si dicono anche pronti ad adottare “ulteriori misure” per favorire il cessate il fuoco e un percorso politico che garantisca “sicurezza e pace per israeliani, palestinesi e l’intera regione”.




