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Il caso della ONG Baraka City è emblematico della repressione francese verso il mondo associativo della comunità

by Donatella Salina
Novembre 10, 2020
in Fede, Islam, Voci
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Il caso della ONG Baraka City è emblematico della repressione francese verso il mondo associativo della comunità
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Il lavoro nelle associazioni umanitarie musulmane per quanto poco conosciute dal grande pubblico può  essere un tassello importante per la formazione della personalità musulmana nei giovani devoti ad Allah  che vivono in Europa.

Lo sa bene Idris Sihamedi che nel 2010 ha creato Baraka City una associazione umanitaria che assiste quasi due milioni di persone nei paesi poveri con progetti importanti relativi all’istruzione, all’accesso all’acqua potabile e all’assistenza delle popolazioni  travolte dai conflitti ( con una presenza importante nella zona liberata della Siria ). Solo in Francia l’Associazione ha un bilancio di diversi milioni di euro (un milione dei quali confiscati dallo Stato francese dopo la chiusura ) e stipendia una ventina di operatori occupandosi tra l’altro dell’aiuto ai senzatetto francesi. Questo giornale ha già documentato gli abusi di cui è stata vittima BarakaCity ( mentre è ancora  pendente il ricorso contro la chiusura coatta)e voglio inoltre sottolineare il fatto che dal punto di vista  giudiziario sono a tutt’oggi assolutamente puliti.

Le vere motivazioni di questo affaire sono principalmente  due tutte afferenti alla lotta contro l’islam quando i musulmani si rifiutano di abbassare la testa contro la  tirannia. Vogliono dividere la comunità in complici, indifferenti e perseguitati; sta a noi non permetterglielo e  modestamente da questa testata sono mesi che portiamo avanti una battaglia culturale contro l’abuso del termine radicalizzazione usato dai Governi come grimaldello per terrorizzare e dividere la Umma .

La  motivazione più importante in Francia è d’ordine politico ed ideologico. Una minoranza di giacobini post litteram vuole togliere ogni diritto alle religioni di avere uno spazio pubblico in Francia ed ha deciso di  avanzare con provvedimenti in stile cinese che però stanno provocando accese reazioni in Francia ed a livello internazionale. Non è certo che ce la possano fare ma se così fosse sarebbe un brutto giorno per i  credenti in Europa.

Ma perché proprio BarakaCity ed il suo fondatore?

L’attacco a BarakaCity dal loro  punto di vista fa parte di una operazione chirurgica verso quella parte di Associazioni musulmani  indipendenti che rifiutano di infeudarsi agli Emirati Arabi Uniti ( il cui ruolo nefasto vedremo più avanti ) e  che sono finanziariamente indipendenti rifiutando ogni rapporto con i corrotti ed i corruttori: una spina nel  fianco del sistema.

Essi rappresentano una speranza di riscatto della Umma dalla tirannide imposta dai presunti padroni del mondo e dimostrano che è possibile alzare la testa temendo solo Dio. Per questo (a mio avviso) vengono accusati di radicalismo e di estremismo quando invece aiutano tutti e  detestano terrorismo e guerra d’aggressione. Il secondo motivo e il ruolo di Idris Sihamedi che ha anche un  grosso seguito personale sui social e che si dedica allo smascheramento di musulmoidi il cui nome richiama  l’islam ma la cui anima richiama ben altro.

Da diversi mesi il fratello ha denunciato tramite alcuni post su Twitter e su FB e in alcune interviste video il doppio standard vigente in Francia per cui un  musulmano francese non vale un francese de souche. Ha scritto diversi post contro una collaboratrice di  Charlie Hebdo Zineb El Rhazoui denunciando il fatto che mentre si riempie la bocca di amore per la Francia e di odio per l’islam in realtà ha spostato la sua residenza a Dubai e si è sposata con un francese  convertito all’ombra delle petromonarchie che lavora come dirigente in progetti Emiratini di finanza  halal. Secondo Idris Sihamedi avrebbe acquistato un lussuoso Riad ad Essaouira solo poco prima di aver  inaugurato una sottoscrizione a suo favore per pagarsi gli avvocati delle innumerevoli cause per  diffamazione a cui deve rispondere in Tribunale.

Non ho modo di dubitare della veridicità delle accuse ma in  ogni modo esse sono giornalismo e non reato. Mi chiedo cosa c’entrano queste accuse con l’accusa di  persecuzione su internet che la El Rhzauoi lamenta da parte del nostro fratello? La congruità  di queste accuse deve essere, semmai, giudicata in un Tribunale, ma se ogni accusa, se sei musulmano, finisce con un pestaggio poliziesco dentro casa e con un premio Simone Veil 2019 se rinneghi la tua fede, bella democrazia che abbiamo davanti. 

Mi chiedo inoltre con quale motivazione le affermazioni  di Idris Sihamedi varrebbero un trattamento umiliante ed indegno e la chiusura dell Associazione da lui  fondata? Il fratello ha ricevuto minacce di morte ma non è stato protetto. Anzi, per quale  ragione l’onorabilità di Zineb Al Rhzaoui dovrebbe valere di più della vita e dell’opera di Idris Sihamedi i  cui orfani africani non possono attendere e necessitano cibo e acqua pulita ?

Zineb El Rhazoui  da anni  tuona contro le organizzazioni islamiche francesi e ciò non ha fatto altro che farla avanzare  nella carriera a fianco dei vari Manuel Valls e compagnia. La diffamatrice caso mai è lei ma come nella tragedia siriana e nel conflitto armeno-azero le vittime diventano aggressori. Una petizione lanciata su Change.org contro il doppio standard nei confronti dei musulmani ha raggiunto finora circa tremila firme di intellettuali  musulmani o laici. Diceva Ernesto Che Guevara Chi non ha il coraggio di ribellarsi non ha il diritto di lamentarsi. Troppi musulmani chiamano la testa è ora di levarsi in piedi!

Tags: Baraka CityOngumma
Donatella Salina

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