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Il Decreto-legge contro i Rave Party come i Dpcm di Conte, manca il senso della misura

by Francesco Tieri
Novembre 7, 2022
in Italia, Politica, Prima Pagina
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Il Decreto-legge contro i Rave Party come i Dpcm di Conte, manca il senso della misura
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Da giorni si discute sull’adeguatezza delle misure contro i rave party messe in campo del Governo Meloni. La levata di scudi d’ufficio da parte del centrosinistra come al solito non aiuta. La verità è che l’abuso della legislazione d’urgenza in questi ultimi anni è stato completamente sdoganato. 

Il decreto-legge 162 del 31 ottobre è stato il primo intervento normativo del Governo Meloni e, manco a dirlo, è stato fortemente contestato dal centrosinistra. Si tratta di un provvedimento che comprende diverse misure tra cui alcune misure restrittive che sembrano conseguenziali al rave party che si è tenuto a Modena per la ricorrenza di Halloween.  

Immediata l’epopea dell’illegalità-buona da parte delle forze politiche di centrosinistra e della relativa stampa mainstream che ha iniziato a parlare dei rave party come di eventi culturali. A questa deriva ipocrita ha replicato indignato lo psichiatra Crepet che si è dichiarato contro tutti i “city party che sono in tutte le piazze d’Italia ogni sera…Non si può essere con don Ciotti quando si parla di esporsi contro le mafie e poi chiudere gli occhi e non sapere che la piazza dietro l’angolo è piena di pusher… non è tollerabile che un ragazzo o una ragazza tornino a 15 anni a casa alle 7 del mattino. C’è qualcosa che non funziona nell’educazione, nelle famiglie”. 

Se ogni affermazione politica è faziosa quanto granitica, dal punto di vista tecnico i pareri autorevoli sono comunque discordanti. In merito alla presunta incostituzionalità della misura il primo dato oggettivo è la firma apposta dal Presidente della Repubblica che ha, appunto, il compito di vigilare sull’opportunità costituzionale dei provvedimenti sottoposti al suo vaglio.

Sulla vaghezza di questa “opportunità”, proprio parlando questo decreto, si è espresso il costituzionalista Michele Ainis che contesta anche il carattere non omogeneo del provvedimento (critica che si potrebbe estendere all’annuale decreto milleproroghe). Il già presidente della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli ha escluso il carattere liberticida della norma che a suo dire rispetterebbe il tanto citato art.17 della Costituzione, mentre il già vice presidente, nonché giurista, sempre della Corte Costituzionale Paolo Maddalena ha affermato che “si tratta di una norma che viola i principi fondamentali della Costituzione” proprio in materia di libertà delle persone (sempre art.17). 

Interessante il punto di vista dell’avv. Giuseppe Libutti che, come Maddalena, sottolinea la sproporzione della pena prevista e la vaghezza del perimetro della norma (cose che possono essere modificare con l’iter parlamentare di conversione in legge, come sostiene anche Mirabelli) ma soprattutto evidenzia l’inadeguatezza dell’utilizzo del provvedimento d’urgenza quale è il Decreto-legge.

Un po’ tutte le misure contenute nel decreto in questione erano attese e necessitavano a vario titolo della celerità della legislazione d’urgenza: la parte sul carcere ostativo (c’era la scadenza dell’8 novembre fissata dalla Corte Costituzionale), il rinvio dell’entrata in vigore della riforma Cartabia (che era previsto per il 1° Novembre) e l’anticipo del rientro in servizio dei medici senza greenpass (perché avesse un senso questo rientro doveva essere immediato).

Tutte le misure avevano un carattere d’urgenza meno che quella sui rave party. Che motivo c’era, se non mediatico, di reagire all’istante al raduno di Halloween? A giudicare dagli elementi che saranno modificati con la conversione in legge pare proprio che questa parte del decreto sia stata scritta in fretta e furia, magari era già stata pensata ma non per questo decreto.   

E’ qui che emerge tutta l’inadeguatezza della classe politica italiana, che si tratti del Governo o del Parlamento, dell’attuale maggioranza o dell’opposizione. Le cose fatte senza il senso della misura possono produrre più danni dei benefici attesi.

Lo stesso avvocato Libutti ai tempi del lockdown aveva espresso parere analogo sull’utilizzo dei Dpcm da parte del premier Giuseppe Conte. In quel caso per lui lo strumento da utilizzare era il Decreto-legge, così come adesso il premier Meloni, per la parte relativa ai rave party, avrebbe dovuto utilizzare l’emanazione di una legge.

E’ un fatto di proporzionalità. Durante la pandemia il centrosinistra era al governo ed ha sposato lo scientismo pandemista che ha azzerato la democrazia. Adesso al governo c’è il centrodestra (o la destracentro come l’ha definita recentemente Gianfranco Fini) che ha annunciato una commissione d’inchiesta (dovuta) sulla gestione dell’emergenza covid ma non ha resistito all’attrazione dell’interventismo legalista sulla non-urgenza dei rave party. Che paese fantastico!  

Tags: CostituzioneMeloniRave
Francesco Tieri

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