La Corte ha accolto il ricorso di riesame e ha disposto la cessazione immediata del trattenimento dell’imam Mohamed Shahin, finora detenuto nel CPR di Caltanissetta. L’uscita dal centro, informa UCOII, avverrà in giornata.
Nel provvedimento – secondo il comunicato stampa UCOII del 15 dicembre 2025 – il giudice ha escluso la sussistenza di una concreta e attuale pericolosità, richiamando i principi del diritto europeo e le garanzie previste per i richiedenti protezione internazionale, che impongono misure proporzionate e un effettivo controllo giurisdizionale.
«Accogliamo questa decisione con senso di responsabilità e rispetto per le istituzioni. È un passaggio importante che riafferma il valore delle garanzie previste dall’ordinamento e la centralità del controllo giurisdizionale nelle misure che incidono sulla libertà personale», ha dichiarato Yassine Lafram, presidente dell’UCOII.
Questa liberazione arriva dopo settimane in cui Torino – e in particolare San Salvario, il suo laboratorio quotidiano di convivenza interreligiosa – ha visto crescere una mobilitazione trasversale: non solo fedeli musulmani, ma anche realtà civiche e comunità diverse, consapevoli che colpire figure riconosciute come interlocutori affidabili, impegnate nella legalità e nel dialogo, significa indebolire il tessuto stesso della sicurezza reale e della coesione sociale.
L’UCOII chiarisce che restano in corso gli altri procedimenti, che “continueranno a essere seguiti nelle sedi competenti”. È qui che la vicenda non si chiude: la liberazione è un fatto, ma la procedura continua e con essa la sensazione di una repressione politica che, ancora una volta, rischia di trasformare strumenti eccezionali in prassi ordinarie.
La richiesta, oggi, è semplice e rigorosa: garanzie, proporzionalità, controllo giurisdizionale effettivo. La stessa attenzione pubblica che ha accompagnato queste ore deve restare viva, perché la libertà di Shahin oggi non cancelli l’ombra di una vicenda che continua a parlare di ingiustizia e repressione.




