È universalmente riconosciuto che le rivolte di questi giorni in Iran siano scaturite, più che da astratte motivazioni valoriali o ideologiche, da una pesante crisi economica e da una massiccia svalutazione del rial, la moneta locale. Le cause principali della crisi derivano da due ordini di fattori esterni: le pluriennali sanzioni imposte illegalmente da decenni dagli USA, ulteriormente peggiorate con la presidenza Trump, e le manovre speculative estere sulla moneta, che gli oligarchi padroni della finanza utilizzano come arma di guerra ibrida a chi non si piega alle loro leggi e non svende a vil prezzo gli asset del Paese.
A questa situazione si era aggiunta l’incompetenza dell’Amministrazione Pezeskian, che non aveva fatto abbastanza per ridurre privilegi e diseguaglianze, come aveva fatto invece, secondo molti iraniani, il conservatore Raisi. Le rivolte in Iran non sono rare e non sono sempre represse, tanto è vero che molti conservatori fedeli alla Rivoluzione Islamica riconoscono apertamente la necessità di riforme profonde, non per occidentalizzarsi ma per realizzare uno Stato più aderente all’islam per quanto riguarda la redistribuzione della ricchezza e la riduzione delle diseguaglianze. In Iran esiste un’opinione pubblica attenta e consapevole. L’Iran non ha bisogno di liberalismo, che dimostra nei fatti di essere un regime come gli altri (anche molto feroce, come dimostrano due secoli di colonialismo ed il placet al genocidio di Gaza, con annessa criminalizzazione bipartisan del dissenso), ma di governanti con una visione chiara del futuro.
Il problema è che, in una situazione di guerra ibrida, la propaganda si mette subito all’opera e le cellule dormienti di terroristi a libro paga CIA e Mossad (dai Mujaheddin del popolo alle milizie curde fino all’IS) cominciano ad infiltrare le manifestazioni e ad utilizzare la violenza più estrema per provocare un intervento americano o israeliano. I rivoltosi hanno cercato in qualche modo di difendersi da questa accusa, ma alcuni giorni fa l’ex direttore della CIA Mike Pompeo, sul suo account X, si è apertamente congratulato con i suoi agenti per il lavoro svolto durante le manifestazioni. Ciò non è piaciuto a un settore dei manifestanti, secondo quello che riferisce il MEE, i quali non volevano ingerenze straniere o spargimento di sangue. Tuttavia, purtroppo, il traino del movimento, alquanto frammentato, che costituisce la cosiddetta opposizione iraniana, è costituito da forze completamente soggiogate da logiche coloniali e finanziate da agenzie americane. La cosa si è fatta talmente imbarazzante che anche una femminista come Minoo Mirshahvalad, intervistata da Ottolina TV, disgustata dall’antipatriottismo degli amici di Netanyahu, è uscita dal movimento da loro capeggiato.
Contemporaneamente, da anni CIA e Mossad lavorano fianco a fianco con i presunti democratici iraniani, sia finanziando il movimento Vita, Donna, Libertà, sia costruendo a tavolino la scialba e patetica figura di Reza Pahlevi jr, un uomo che non si vergogna di sfilare plaudendo ai macellai sionisti, promettendo loro future alleanze strategiche per svendere il proprio Paese, restaurare il potere feudale e la tirannia dei militari e della polizia segreta. Una prospettiva che piace solo ad una minoranza di espatriati giovani di classe medio-alta che spesso sono nati all’estero oppure frequentano circoli ristretti dei quartieri alti, non si interessano di politica né di religione e rispecchiano quello che Alessandro Orsini chiama l’uomo-massa occidentale. Non si immaginano che le loro pulsioni tra il nichilista e l’anarcoide sono strettamente funzionali al mercato di cui loro sono i sacerdoti: una cosa che nulla ha a che vedere con la libertà autentica, che è realizzazione in Allah e non arrendersi alle proprie pulsioni individuali. Il tutto è condito con un diluvio di improbabili notizie false su impiccagioni di individui, la cui effigie taroccata campeggia sulle manifestazioni dei Calenda e dei Salvini, quando all’improvviso i fascisti e gli amici di Netanyahu si scoprono garantisti.
Un’intervista all’ambasciatrice Elena Basile ci dà un’idea di chi siano questi individui, incontrati durante un recente viaggio in Iran. Elena Basile racconta il suo tour in mezzo ai giovani antigovernativi, figli privilegiati ed annoiati della borghesia compradora colonizzata dal sogno americano, quando questo non è più nemmeno realizzabile qui. Giovani senz’altro istruiti, gentili ed ospitali come tutti gli iraniani, ma privi di qualsiasi etica e religione, i cui orizzonti sono prettamente dominati dall’ideologia del mercato del consumo: donne svelate e firmate con la sigaretta in bocca, uomini protesi solo alla carriera, disposti ad appoggiare pure Netanyahu per soldi e potere.
Insomma, un tale disastro che è meglio tenersi il governo attuale. Il mainstream, invece di puntare sui diritti della popolazione, ha costruito un circo di “Oriane Fallaci” nostrane o d’importazione, disposte a giurare che il vero problema delle donne sia il velo, quando Teheran nord pullula di donne senza velo e musica a tutto volume la sera, in un Paese dove il tasso di donne laureate dirigenti supera la metà della popolazione laureata. In modo molto ridicolo, il mainstream ha centrato la narrazione non sul popolo iraniano ma sulla borghesia compradora legata all’Occidente, dicendo che la principale questione per le iraniane è il velo, mentre qualsiasi video YouTube di turisti, talvolta anche americani, svela che non è affatto così. L’IRAN è un paese moderno in cui le laureate STEM superano il sessanta per cento ed è consueto vedere donne in ruoli dirigenziali.
Un altro scandalo è stata la ridda di cifre indegne sui caduti, che fossero martiri o mercenari.
In una dichiarazione pubblica Trump ha ammesso candidamente davanti alla stampa di non avere la più pallida idea del numero delle vittime, che venivano attribuite tutte alla polizia, quando poi si è saputo che le forze dell’ordine avevano perso circa 300 agenti e due terzi delle vittime erano filogovernative. Sono state diffuse foto di bambine piccole uccise dalle spie o dai mercenari: una in un’auto assieme al padre, l’altra assieme alla madre che era un’infermiera. Persone innocenti sono state uccise per strada senza motivo da mercenari che non hanno esitato a sgozzare le povere vittime. In sostanza, questo movimento non è una rivoluzione, ma un tentativo di colpo di stato di disinformazione rozzamente orchestrato da Stati Uniti e Israele.
L’affidabilità delle fonti da cui si abbevera il mainstream è assolutamente dubbia. Diverse associazioni non governative con sedi all’estero, come l’IK Center for Human Rights in Iran con sede a New York, sono cassa di risonanza del soft power americano. Infatti è un settore legato al famigerato National Endowment for Democracy collegato alla CIA ed ad una costellazione di ONG e agenzie, come l’Agenzia HRANA, che fabbricano la disinformazione sui Paesi non allineati, come in primis la Cina.
Da giugno 2025, quando Israele lanciò attacchi aerei che uccisero circa 1.000 persone nel Paese, sono aumentate le speculazioni su un’operazione militare per rovesciare il governo iraniano, un’opinione ulteriormente rafforzata dal rapimento da parte degli Stati Uniti dell’alleato iraniano Nicolas Maduro in Venezuela all’inizio di questo mese. Gli stessi iraniani si sono chiesti se le violenze potessero essere commesse da gente comune piuttosto che da persone addestrate.
All’inizio, appena era esplosa la violenza, il Governo era stato costretto a bloccare Internet per tagliare le comunicazioni tra i mercenari e le centrali operative e a bloccare i Starlink per tagliare il legame con le agenzie di spionaggio estere che dicevano agli infiltrati come si dovevano muovere. Assistiamo in questi anni ad atti di vero e proprio banditismo da parte degli Stati canaglia USA ed Israele. L’Iran viene colpito perché comunque rappresenta un ostacolo assoluto ai sogni di strapotere sionisti e perché ha concretamente sostenuto la Resistenza palestinese quando i regimi arabi le voltavano le spalle firmando gli Accordi di Abramo. Inoltre rappresenta comunque un tentativo di fondare un Governo su principi eterni, alcuni dei quali non negoziabili, in un mondo dove tutti e tutto devono avere un prezzo.
Quello che ha impedito alla fine l’attacco imperialista è stata la reazione dello stesso popolo iraniano, che si è riversato a milioni in piazza per difendere il proprio Paese.
Anche elementi non proprio d’accordo col governo attuale si sono rifiutati di solidarizzare con criminali pro-imperialisti genocidiari e guerrafondai, sventando probabilmente un attacco israelo-americano per molto tempo, in quanto l’entità genocida è piuttosto preoccupata dei contraccolpi di un eventuale attacco militare diretto, visto com’è andata a finire la guerra dei 12 giorni. In più si sono svegliate le petromonarchie del Golfo, che hanno cercato di dissuadere Trump dalle sue voglie belliciste. Infatti l’obiettivo di Israele di raggiungere un’egemonia regionale assoluta, sterminando o annichilendo i governi confinanti ed i loro popoli, non è mai stato così chiaro, e un attacco statunitense all’Iran rappresenterebbe sia un’estensione dell’aggressione israeliana sia un’espansione del suo potere regionale. Qualcosa che i governi del Golfo non possono più tollerare senza mettere in pericolo l’integrità territoriale dei loro Regni.





