Inutile girarci intorno: la democrazia liberale, così come la conosciamo oggi, è diventata una gigantesca frode strutturale. Quello espresso non è un giudizio morale, ma la semplice constatazione sociologica basata su dei fatti empirici. L’illusione che il mandato popolare fosse il motore dell’azione politica è svanita lasciando il posto ad un semplice rito di passaggio per legittimare decisioni prese altrove: nei consigli d’amministrazione delle multinazionali delle armi o nelle stanze del Pentagono o a Tel Aviv.
Il caso Zelensky: voti pace, ottieni la guerra
Prendiamo l’Ucraina. Nel 2019, Volodymyr Zelensky stravince le elezioni promettendo esattamente ciò che il popolo voleva: pace nel Donbass e inclusione delle minoranze russofone. Era l’uomo della speranza, l’umanista che parlava in russo per unire il Paese. Una volta al potere, però, la metamorfosi è stata totale: sotto la pressione delle frange ultranazionaliste e dei desiderata della Casa Bianca, Zelensky ha imboccato la strada dello scontro frontale, trasformando l’Ucraina in un campo di battaglia per procura contro la Russia. Risultato? Una nazione distrutta e una generazione sacrificata in nome di interessi atlantici.
Donald Trump: l’America First è un’illusione
Negli Stati Uniti la musica non cambia. Donald Trump ha costruito la sua ascesa criticando ferocemente le “guerre eterne” dei Democratici. Eppure, una volta alla Casa Bianca, ha agito come il peggior interventista: ha stracciato l’accordo sul nucleare iraniano, ha aumentato il budget militare e ha intensificato l’uso di droni e sanzioni unilaterali. La sua retorica isolazionista è servita solo a raccogliere i voti della classe media impoverita, per poi servire lo stesso complesso militare-industriale, la stessa lobby sionista di sempre.
L’Italia e l’umiliazione sovranista
E noi? Qui la farsa tocca vette grottesche. Il governo di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, arrivato al potere con le insegne del sovranismo e della “difesa dei confini”, ha finito per sancire la nostra definitiva trasformazione in colonia servile. Colonia in realtà lo siamo dal 1945, ma i livelli di servilismo raggiunti oggi sono ai massimi storici.
Non si tratta solo di sudditanza politica, ma di vera e propria umiliazione nazionale. L’episodio dei nostri militari costretti a inginocchiarsi davanti a un colono israeliano armato in Cisgiordania è il simbolo di uno Stato che non ha più dignità.
Le vicende del ministro della Difesa Crosetto a Dubai o le missioni “difensive” nel Mar Rosso mostrano un’Italia che corre a fare il lavoro sporco per conto terzi, mentre il governo rivendica un orgoglio nazionale che, nei fatti, è inesistente. Il Professore Orsini ha squarciato il velo di ipocrisia che avvolge i nostri palazzi, descrivendo la politica estera italiana non come una scelta, ma come un “asservimento disperato”. In una recente e brutale analisi da Michele Santoro, Orsini ha puntato il dito direttamente sul Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, definendolo l’emblema di una classe politica che vive nel terrore.
Secondo Orsini, i nostri leader non sono liberi professionisti della politica, ma “subalterni totali” agli Stati Uniti. Il professore è stato esplicito: politici come Tajani hanno il terrore psicofisico di deviare dalla linea tracciata da Washington. La frase che gela il sangue è il parallelismo storico: Orsini lascia intendere che la paura di questi uomini sia quella di essere “fatti fuori” dagli apparati americani, esattamente come la storia (e il sospetto mai sopito) suggerisce sia accaduto ad Aldo Moro. “Santoro: Lei dice che Tajani potrebbe fare facilmente la fine di Aldo Moro, in un battito di ciglia? Orsini: Certo, assolutamente, ma potrebbe farlo sul territorio italiano”.
Questo non è governo, è gestione della paura. L’invio di armi e il silenzio complice sul massacro di Gaza non sono strategie politiche, ma “pizzi” pagati per la propria sopravvivenza personale e politica. Se un Ministro degli Esteri teme la fine di Moro, non siamo in una democrazia: siamo in un protettorato sotto ricatto. Perché succede?
Sociologicamente, la risposta è semplice: le classi dirigenti occidentali rispondono a una gerarchia di potere che non prevede il benessere dei cittadini al primo posto. Il voto è diventato un’arma spuntata: puoi votare chi vuoi, ma la politica estera e di difesa rimarrà immutata, perché è decisa dai grandi centri finanziari e militari che controllano l’informazione e manipolano il consenso. Siamo di fronte a un sistema che finge di essere libero per meglio schiavizzare le masse, colpevoli solo di credere ancora alle favole della democrazia rappresentativa.



