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Home Coronavirus

La Peste nel salotto televisivo di Fabio Fazio

by Davide Piccardo
Marzo 11, 2020
in Coronavirus, Società, Voci
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Con la consapevolezza che le ultime misure, piuttosto drastiche del governo, sono volte a lottare contro il virus per sopperire alle carenze degli ospedali, ci si sente liberi di manifestare la propria indignazione, soprattutto in tempi di conformismo mediatico, dove tutti i messagi, da Cacciari a Fiorello, vanno in maniera inquietante nella stessa direzione.

Sono indignato

Perchè conduciamo gli anziani ad un isolamento forzoso, pervertendo uno starnuto in un segno di morte, e facendoli ammalare di paura.

Perchè offuscati da una normalità patologica, siamo incapaci di accettare il normale tasso di mortalità di una nuova patologia.

Perchè queste misure renderanno tra qualche mese il corpo economico e sociale dell’Italia così debole da accettare lo stupro di un nuovo piano Marshall, offerto con dolce sorriso sodomita.

Perchè abbiamo da dacenni provato a lasciare la morte fuori dalle nostre case, a ignienizzare la vita quotidiana, lasciando nascosto un terrore, pronto ad esplodere. Ed oggi chiudiamo letteralmente le porte di case, perchè incapaci a gestire la paura della malattia e della morte.

Perchè chiunque tra noi in questi giorni avrebbe scacciato con violenza dalle sue strade, una persona dall’accento padano.

A questo proposito, si immagini solo per un momento in contagio a parti invertite, dal sud al nord, e come sarebbero cambiati i toni e le parole del dibattito, sospese tra rimprovero e pietismo.

Perchè nella cosiddetta società della conoscenza, siamo più manipolabili di quando eravamo analfabeti.

Il salotto televisivo di Fabio Fazio

Inoltre per evitare che insieme al virus si diffonda il dubbio critico e che quindi troppi cittadini inizino a leggere, dopo anni di inattività intellettuale, libri come La peste, Cecità (non a caso rimbalzate nelle classifiche dei libri venduti) o anche I promessi sposi, invito il governo ad apparecchiare il salotto televisivo di Fabio Fazio.

Lo immagino arredato in maniera rassicurante, come una protesi del salotto dello spettatore, al suo interno si muove con agio il presentatore, questa volta però con tono contrito, con gli occhi lucidi incastonati nel volto buonista, e poche parole riverenti, buone ad introdurre Saviano. Eccolo entrare l’intellettuale dell’oggi, orfano di passato e privo di futuro, con lo sguardo tenebroso e anche un pò da maniaco, per leggerci dei brani tratti dai Promessi sposi di Manzoni e da La peste di Camus. Tono solenne, interpretazione manicheista, le viscere degli italiani sono catturate. Al suo fianco all’improvviso sbuca Jovanotti, col sorriso da bambino con grave deficit cognitivo, che all’improvviso si è creduto cantautore e molti gli hanno anche creduto.

Strimpella e canta un ritornello, che è miele per le orecchie, il cuore degli italiani è preso. Esce dalla scena e all’improvviso salta fuori Fiorello, con la sua eterna maschera da animatore, pronta a rianimarci con battute da tarda adolescenza. Anche il petto degli italiani è catturato. Infine in tutto questo sussultare di umori, ci si augura che venga coinvolta anche la ragione.

Lo sciacallaggio morale dell’inserire il marketing in questi momenti

Chi meglio di Burioni per rappresentare la scienza? Prima usa parole d’allarme, volte ad inquietare il pubblico, poi offre la soluzione sotto il vessillo della scienza, mentre Fazio regge tra le sue mani, la copia del suo ultimo libro. E già, perchè sarebbe un peccato non inserire il marketing in questi momenti (si guardi il sito de Corriere della Sera, dove lo scaltro virologo pubblicizza la sua ultima fatica scientifica. Non è sciacallaggio morale in un momento del genere?) Durante tutta l’esibizione, per rimpolpare l’estetica morale da Telethon, si consiglia di lasciare sulla destra il busto di Mattarella, in carne ed ossa o di gesso non fa grande differenza, ad eccezione forse della nebbia carattatica che viene dal suo sguardo di lontananza.

Gli striscioni che riappaiono nella lingua del quotidiano

E infine in sovrimpressione far apparire scritte come: “L’Italia ce la farà”, “Torneremo più forti di prima”, “Restiamo uniti”. Si son chiusi gli stadi, ma la trionfante dialettica degli striscioni, riappare nella lingua del quotidiano. Finalmente milioni di italiani rincuorati e rassicurati, nella mente e nel corpo!

Ma nonostante questo e tutto il resto, sono speranzoso, perchè la quarantena, ben prima della scoperta del vaccino contro il virus, e dopo aver fatto venir a galla tutte le piccole patologie della nostra quotidianità privata e relazionale, ci avrà vaccinati. Da cosa? Da errori nascosti dall’abitudine, che un virus invisibile, renderà più trasparenti.

Tags: Coronavirusfabio faziosciacallaggioSocietàvirus
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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