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La scienza medica da forza reazionaria divenga pioniera del cambiamento

by Giuseppe D'Amico
Aprile 13, 2020
in Coronavirus, Salute, Scienza, Voci
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La scienza medica da forza reazionaria divenga pioniera del cambiamento
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Solo il superamento della attuale medicina organicista potrà permettere di inglobare in modo sintonico nella clinica quegli aspetti dell’umano che, benchè noti, fanno fatica ad essere riconosciuti e quindi adeguatamente studiati e trattati nella pratica medica.

Nel 1628, con la sua celeberrima pubblicazione Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus, W. Harvey dimostrò in modo incontrovertibile al mondo il funzionamento del cuore e del sistema circolatorio umano. Passarono più di un secolo prima che la pratica clinica facesse proprie le naturali conseguenze della rivoluzionaria scoperta. Ancora più notevole fu che lo stesso Harvey non modifico la propria pratica clinica alla luce della sua scoperta, nè fece procedere da essa nessuna conseguenza pratica nelle terapie da lui praticate fino al termine della sua lunga carriera di medico.

Similmente, nonostante siamo oramai a più di un secolo dal riconoscimento della realtà delle istanze subconscie dell’essere umano enunciate in modo organico per la prima volta da S. Freud, la pratica medica sembra non riuscire ad integrare in nessun modo questa realtà nella sua concezione delle cose.

In seno alla medicina del diciasettesimo secolo, basata sulla teoria degli umori, era difficile integrare le scoperte di Harvey, perciò si dovette attendere il superamento di quel sistema di pensiero per poterne inglobare nella clinica e nella terapia le logiche conseguenze. Solo il superamento della attuale medicina organicista potrà permettere di inglobare in modo sintonico nella clinica quegli aspetti dell’umano che, benchè noti, fanno fatica ad essere riconosciuti e quindi adeguatamente studiati e trattati nella pratica medica.

Possiamo trarre due osservazioni fondamentali da tali premesse:

1. La scienza, in particolare quella medica, è una delle narrazioni possibili, la cui esigenza prima è quella di essere socialmente accettabile e solo secondariamente, incredibile a dirlo ma è chiaramente cosi, essere coerente con tutte le evidenze disponibili. Gli astrofisici ad esempio, possono infatti permettersi di non avere una teoria che spieghi tutte le loro osservazione e appoggiarsi su modelli di cui tutti conoscono l’inadeguatezza essendo una comunità limitata a una elitè e quindi emancipata rispetto alle pulsioni psicoemotive della società. Immaginate in questi giorni il virologo di turno che vada in prima serata in televisione a dire nero su bianco che di questo coronavirus quello che non sappiamo è molto di più rispetto a quello che sappiamo, ci sarebbe più panico di quello che già c’è.

2. Ci sono una quantità di evidenze e quindi campi di indagine possibili che vengono sistematicamente boicottati o quanto meno rimossi dal panorama scientifico perché non rientrano nella concezione organicista e materialista del nostro tempo. La nostra società che celebra ad ogni piè sospinto i martiri della scienza e del libero pensiero non fa che produrne a ogni piè sospinto. Emblematico il caso del premio Nobel per la medicina 2008, il Prof. Montagnier, reo di perseguire campi di ricerca eterodossi. Da questo punto di vista la scienza, invece di essere pioniere e guida dell’umanità, come accade nei periodi di crescita di quest’ultima, ai giorni nostri rappresenta la maggiore forza reazionaria in campo, per di più con tendenze intolleranti, sintomo questo, spero, di un suo prossimo collasso.

Luc Mointagner, premio Nobel per la medicina 2008
La scienza medica divenga pioniera del cambiamento

La scienza medica, in quanto scienza dell’uomo, se vorrà dare risposte migliori agli attuali problemi dell’umanità, dovrà farsi pioniere e non freno, dovrà ad esempio inglobare in essa gli aspetti psicologici profondi che muovono i singoli e le masse. Rivoluzionare il metodo di indagine scientifico sarà uno degli elementi più duri da accettare dalle menti assolutiste post illuministe, in tal senso la lezione del Prof G. Piccardi sui fenomeni fluttuanti andrebbe rispolverata e meditata. In fine si dovrà rimettere al centro dell’indagine scientifica l’uomo nella sua interezza fisica, psichica, sociale e spirituale e non i singoli organi o molecole o batteri e tanto meno coronavirus.

Tags: cambiamentoCoronaviruscovid19medicinapsicologiaScienzascienza medica
Giuseppe D'Amico

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