«Concretezza e buonsenso». Così Matteo Salvini commenta su Facebook un’immagine generata da IA dal media della galassia di estrema destra Il Tempo che parla da sola: una donna velata col volto iracondo, sbarrata da un segno rosso, e un titolo che recita — testuale — “Osservatorio Anti-Islam, divieto assoluto del velo e permesso a punti”. Un manifesto che sembra uscito più dagli anni ’30 che da un partito di governo del 2025. Prima gli ebrei, oggi i musulmani. Il colpevole: sempre l’europeo razzista.
La “concretezza” in questione proposta da Salvini sarebbe la schedatura di una religione intera mentre il “buonsenso” sta evidentemente nel criminalizzare un simbolo di fede protetto dalla nostra Costituzione. L’articolo 19 della Costituzione italiana è chiarissimo: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, in qualsiasi forma, individuale o associata.” E non solo: l’articolo 3 sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione, mentre l’articolo 8 tutela la libertà di culto di tutte le confessioni. Proporre un “osservatorio anti-Islam” viola apertamente questi principi: non è solo un ossimoro giuridico, è un insulto allo Stato laico e alla democrazia costituzionale.
Anche se l’osservatorio non dovesse avere il nome “anti-islam”, lo scopo di tale istituto – se dovesse formarsi – sarebbe de facto discriminatorio e non di garanzia dei diritti. I punti proposti dall’estrema destra non includono – ad esempio – alcun riferimento ai crimini d’odio subiti dai musulmani che se considerati potrebbero monopolizzare il lavoro dell’istituto vista la portata dell’odio anti-islamico in Italia.
L’Islam non è una minaccia da “monitorare”: è una delle grandi religioni monoteiste, praticata da oltre 2,6 milioni di persone in Italia e che ha avuto una lunga storia di dialogo ed interazione nei secoli con l’Europa. Basti ricordare la presenza Araba in Sicilia, Federico II, l’aiuto che il Sultano AdulMejid II concesse agli irlandesi durante la carestia del XIX secolo, e l’influenza su arte e scienza (preservate dal mondo islamico durante i secoli di oscurantismo europeo).
Molti musulmani oggi sono cittadini italiani: studenti, lavoratori, medici, imprenditori, donne e uomini che vivono pacificamente nel nostro Paese. Eppure, il linguaggio del sospetto continua ad alimentare un clima di paura. Negli ultimi anni, i crimini d’odio contro le persone musulmane in Europa sono aumentati sopratutto dopo l’inizio del genocidio a Gaza.
In questo contesto, proporre una legge “anti-Islam” significa gettare benzina sul fuoco. Significa dire a milioni di cittadini che la loro fede è un problema da risolvere. Significa riscrivere la convivenza civile su basi etniche e religiose. E quando un ministro definisce “buonsenso” ciò che la Costituzione vieta, non è più solo propaganda: è un pericoloso scivolamento verso un autoritarismo culturale.
C’è poi un aspetto più sottile, ma non meno rilevante. Negli ultimi anni alcune forze politiche europee, tra cui la Lega, hanno mostrato una crescente vicinanza a lobby filo-israeliane come ELNET (European Leadership Network), impegnate in attività di influenza politica a livello europeo. Risulta legittimo chiedersi: dov’è finito l’interesse nazionale italiano?
L’Italia non ha bisogno di “osservatori anti-qualcosa”. Ha bisogno di osservatori pro-diritti, pro-libertà, pro-Costituzione. E soprattutto di politici che, invece di giocare con la paura, ricordino che la nostra Repubblica è nata per dire no alle discriminazioni.



