Centinaia di attivisti internazionali – tra cui italiani – intenzionati a partecipare alla Global March to Gaza sono stati arrestati, espulsi o bloccati all’arrivo in Egitto, nel tentativo di fermare sul nascere la mobilitazione verso il valico di Rafah. Allo stesso tempo, il convoglio via terra partito dal Maghreb affronta forti rallentamenti, fermandosi (se va bene) nelle zone controllate dal generale Haftar in Libia.
Secondo quanto riferito da AFP e dal portavoce della marcia Saif Abu Kishk, oltre 200 attivisti stranieri sono stati detenuti dalle autorità egiziane tra l’aeroporto del Cairo e gli hotel della capitale. I fermati provengono da Stati Uniti, Australia, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Marocco e Algeria. Almeno una quindicina di italiani sono stati bloccati in aeroporto: denunciano di essere senza cibo né accesso ai servizi igienici.
“Non ci fanno andare al bagno e non ci fanno prendere da mangiare”, hanno scritto in un messaggio da dentro l’aeroporto, dove attendono l’espulsione.
Molti altri attivisti, aggirando i voli commerciali, stanno cercando di raggiungere il confine egiziano via terra, con marce e convogli che hanno come obiettivo dichiarato la rottura del blocco su Gaza e l’ingresso degli aiuti umanitari.
Una pressione mediatica, non una penetrazione reale
L’obiettivo delle mobilitazioni, sia la marcia via terra che la flottiglia, non sembrava tanto quello di riuscire effettivamente a entrare a Gaza — cosa considerata irrealistica e pericolosa fin dall’inizio — quanto quello di esercitare una forte pressione mediatica e politica sui governi coinvolti e sull’opinione pubblica internazionale.
Il rischio maggiore, spiegano attivisti e analisti, non è solo per Israele, ma per i regimi dell’area, tra cui quello egiziano e il nuovo assetto siriano: lasciare che migliaia di attivisti stranieri e locali si assemblino al confine rappresenterebbe un pericolo di instabilità politica.
Intanto, il convoglio “Soumoud”, partito da Tunisi con circa 300 veicoli e oltre 1.000 partecipanti, ha superato il confine libico ma pare si stia fermando nell’area orientale sotto il controllo del generale Haftar. Non è chiaro se sarà autorizzato a proseguire verso il confine egiziano.
Crediti immagine copertina: AFP



