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Ramadan giorno 1: la mia lettura del Corano

by Davide Piccardo
Aprile 24, 2020
in Fede, Ramadan, Voci
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Ramadan giorno 1: la mia lettura del Corano
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Oggi è iniziato il mese benedetto di Ramadan, un mese di digiuno fisico, e mentale, un percorso di riconciliazione spirituale e di espiazione che si compie in compagnia del Corano.  Proverò in questo mese a commentare quotidianamente un Juz ( una trentesima parte) del Corano. 

Non potrei mai avanzare pretese da esegeta, da giurista o da sapiente, semplicemente condivido con voi la personale comprensione e le mie riflessioni. 

 

Il primo Juz è densissimo, contiene buona parte delle tematiche ricorrenti nel Corano e che verranno successivamente sviluppate in altre Sure (capitoli).

La sensazione è quella di avere sempre davanti un testo infinito, un testo da dove attingere gli insegnamenti fondamentali che parlano al cuore in quanto sono dal cuore naturalmente riconosciuti. 

La prima Sura del Corano, Al Fatiha è un vero e proprio manifesto esistenziale in cui si proclama la sovranità assoluta di Dio e la Sua misericordia e il nostro rapporto con Lui. Fin da subito l’uomo riconosce l’esigenza del Suo sostegno e si affida alla sua volontà.

In questa prima parte della seconda Sura del Corano, Al Baqara, viene toccato a più riprese il concetto di verità e si insiste su chi non crede o non vuole credere. La rivelazione parla sì al Profeta e ai suoi compagni, ma parla a l’umanità nei secoli e millenni, parla a noi oggi e in effetti le situazioni sono le stesse, nello stesso modo ci si confronta con l’ignoranza e la superbia di chi non sa di nuocere solo a se stesso, cambiano sicuramente le modalità e i vocaboli ma la rappresentazione del Corano è più che mai vigente oggi.

Nei versetti 10 e 26 di Surat al Baqara si affronta un argomento spinoso che ha stupito e colpito soprattutto i non musulmani che si approcciano al Corano ma anche molti musulmani.

10. “Nei loro cuori c’è una malattia e Dio ha aggravato questa malattia. Avranno un castigo doloroso per la loro menzogna.”
26. “In verità, Dio non esita a prendere ad esempio un moscerino o qualsiasi altra cosa superiore. Coloro che credono sanno che si tratta della verità che proviene dal loro Signore; i miscredenti invece dicono: “Cosa vuol dire Dio  con un simile esempio?”. [Con esso] ne allontana molti, e molti ne guida. Ma non allontana che gli iniqui.”

In questi due versetti c’è un prezioso insegnamento che affronta i le questioni su ciò che sia destino e ciò che sia libero arbitrio anche nella predisposizione alla fede e alla miscredenza.

Dio ci dice anche ” ho posto un sigillo sui loro Cuori” , questo versetto è duro e per molti difficile da accettare. Dio è ingiusto?  No, noi sappiamo che Dio è giusto e leggendo i versetti si comprende, “c’è una malattia, Dio ha aggravato questa malattia”, la miscredenza e il peccato così come la fede e la buona azione nascono sotto la nostra responsabilità, nell’ambito della libertà che Dio ci concede però Dio esercita la Sua volontà partecipando, ricompensandoci in questa vita e sostenendoci nel bene, punendoci e agevolandoci la via verso il male se noi abbiamo scelto il male e persistiamo.

La malattia è umana e umana è la sua origine,Dio ci da tutte le possibilità per sottrarci alla malattia ma quando l’uomo è malvagio si attiva una spirale verso il basso, al contrario Dio ci dice chi si avvicina a Lui vedrà Lui corrergli incontro.

Nel versetto 26 invece si fa un esempio di come opera il messaggio Coranico e la prova per l’essere umano, il messaggio e il suo stile in questo passaggio vengono presi ad esempio di prova; a chi si approccia al messaggio di Dio con il cuore e l’intenzione pulita Lui rende evidente il senso mentre a chi non è in quella condizione Dio fa apparire ai suoi occhi il messaggio come assurdo, ecco Dio ci spiega come opera il Suo filtro, la vita è una prova, se Dio avesse voluto saremmo stati tutti credenti ma ha voluto concederci libertà nella prova.

Una buona parte di questo primo pezzo della Sura Al Baqara si riferisce ai Bani Israil, i figli di Israele mettendo in luce un atteggiamento incomprensibile nei confronti di Dio e del suo inviato Mose, l’ingratitudine umana è sconvolgente così come lo è la pretesa di mercanteggiare con il Padrone dell’universo, la condanna di Dio è forte ed inequivocabile.

Dal versetto 61: “E quando diceste: «O Mosè, non possiamo più tollerare un unico alimento. Prega per noi il tuo Signore che, dalla terra, faccia crescere per noi legumi, cetrioli, aglio, lenticchie e cipolle!». Egli disse: «Volete scambiare il meglio con il peggio? Tornate in una [qualsiasi] città, colà troverete certamente quello che chiedete!». E furono colpiti dall’abiezione e dalla miseria e subirono la collera di Dio, perché dissimulavano i segni di Dio e uccidevano i profeti ingiustamente . Questo perché disobbedivano e trasgredivano.”

Il Corano in pochissime righe riesce a trasmettere una serie infinita di concetti fondamentali, a proporre immagini indelebili, a insegnarci a riconoscere il bene dal male, questa capacità, il suo stesso stile è un miracolo, il Corano è prova, il Corano prova la veridicità di se stesso e lo fa con la forza che solo Dio poteva imprimere ad un testo. 

Tags: CoranoDigiunoIslamRamadan
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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