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Ramadan giorno 3: la mia lettura del Corano

by Davide Piccardo
Aprile 27, 2020
in Fede, Ramadan
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Ramadan giorno 3: la mia lettura del Corano
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Il mese Ramadan, è un mese di digiuno fisico e mentale, un percorso di riconciliazione spirituale e di espiazione che si compie in compagnia del Corano.  Proverò in questo mese a commentare quotidianamente un Juz ( una trentesima parte) del Corano. Oggi, con un giorno di ritardo rispetto alla tabella di marcia che mi sono prefissato, voglio condividere le mie riflessioni sulla prima parte del terzo Juz, la fine della Sura Al Baqara.

La forza e la sovranità di Dio sono assolute e ciò costituisce un motivo di serenità per il cuore del credente, quante volte ci affanniamo in ciò su cui non abbiamo potere, quante volte ci illudiamo di poter arrivare dove in realtà solo Lui può e quante volte ci coglie la frustrazione, invece Dio solo è il Padrone, “chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso?” 255. Dio! Non c’è altro dio che Lui, il Vivente, l’Assoluto*. Non Lo prendon mai sopore, né sonno. A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro e, della Sua scienza, essi apprendono solo ciò che Egli vuole. Il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno. Egli è l’Altissimo, l’Immenso*.

 

In queste parole Dio ribadisce quale sia il Suo posto e ricorda all’uomo il suo, oggi di fronte ad un’antropocentrismo imperante, fare tesoro di questa indicazione è più che mai utile, ci illudiamo di poter conoscere e perfino di dominare la natura ma Dio ci ricorda che non conosciamo se non ciò che Lui ci permette di conoscere. 

È sempre molto istruttivo leggere le pagine che il Corano dedica al rapporto tra i profeti e Dio, il Corano ne narra le gesta, ne esalta le qualità ma si premura sempre di ricordarci il loro aspetto umano, affinché non vi sia equivoco alcuno sulla loro natura e soprattutto affinché noi tutti ci possiamo identificare, i profeti sono profondamente umani nella propria fragilità, nelle emozioni, nello slancio di fede e così lo è Mosè che teme il confronto coi maghi di Faraone e così lo è lo stesso Abramo.

Abramo fermo nella fede fino al sacrificio del figlio, conscio della potenza di Dio tanto da dire: 258. Non hai visto colui che per il fatto che Dio lo aveva fatto re, discuteva* con Abramo a proposito del suo Signore? Quando Abramo disse: “Il mio Signore è Colui Che dà la vita e la morte”, rispose [l’altro]: “Sono io che do la vita e la morte!”. E Abramo: “Dio fa sorgere il sole da Oriente, fallo nascere da Occidente”.

Abramo chiede a Dio una prova in più per rassicurare il suo cuore 260. E quando Abramo disse: “Signore, mostrami come resusciti i morti”, Dio disse: “Ancora non credi?”. “Sì, disse Abramo, ma [fa] che il mio cuore si acquieti.” Disse Dio: “Prendi quattro uccelli e falli a pezzi, poi mettine una parte su ogni monte e chiamali: verranno da te con volo veloce. Sappi che Dio è eccelso e saggio”.

Un uomo vicino ad Dio, che dialoga con Lui manifesta il bisogno di una prova in più, attraverso questo esempio Dio ci mostra tutta la Sua indulgenza, se Abramo è incerto lo saremo anche noi, ed Dio è dolce con il suo servo, è Clemente e Misericordioso, concede ad Abramo la prova, non lo rimprovera e così è comprensivo con noi sempre e quando ci presentiamo a Lui con il cuore puro e la sincerità di chi al Creatore si sottomette. 

Al Baqara termina con una serie di versetti dedicati al dono, alla generosità, al dare di ciò che Dio ci ha dato, nella consapevolezza che nulla di ciò che possediamo ci appartiene e in questa vita quando doniamo siamo solo degli strumenti e quando riceviamo siamo ancora strumenti, strumenti di carità che alleviano sofferenze per volere di Dio e strumenti di prova e di espiazione quando è la nostra mano a ricevere. La grazia di Dio, il Suo Destino si manifesta nelle nostre vite attraverso le opere degli altri e così noi partecipiamo alle vite altrui per compiere il disegno supremo.

È meraviglioso soffermarsi ad osservare questo perfetto ingranaggio potenzialmente in grado di soddisfare i bisogni di tutti che però si arresta e si corrompe per l’iniquità dell’uomo, la sua avidità, la sua stupidità. E Dio ci ricorda quindi nel versetti 263 e 264:

Le buone parole e il perdono sono migliori dell’elemosina seguita dalle vessazioni. Dio è Colui che non ha bisogno di nulla, è indulgente. e che  262. Quelli che con i loro beni sono generosi per la causa di Dio, senza far seguire il bene da rimproveri e vessazioni, avranno la loro ricompensa presso il loro Signore, non avranno nulla da temere e non saranno afflitti.

O voi che credete, non vanificate le vostre elemosine con rimproveri e vessazioni, come quello che dà per mostrarsi alla gente e non crede in Dio e nell’Ultimo Giorno. Egli è come una roccia ricoperta di polvere sulla quale si rovescia un acquazzone e la lascia nuda. Essi non avranno nessun vantaggio dalle loro azioni. Dio non guida il popolo dei miscredenti.

Il profeta Muhammda (pbsl) disse: le azioni valgono secondo l’intenzione, il bene da buoni frutti a chi lo compie se è in nome di Dio che lo compie, Dio e il bene si identificano, qualsiasi cosa fatta nel nome di Dio è fatta in nome del bene e viceversa, ma quando l’uomo dona per altri scopi in realtà agisce contro se stesso perché nulla sottrae a Dio (Dio è Colui che non ha bisogno di nulla, è indulgente) e nemmeno al beneficiario della sua elemosina.

L’Islam insegna il dono di se e il dono sulla strada di Dio, un dare disinteressato, puro un dare che contrasta in modo così evidente con la cultura dello scambio su cui si basa la nostra società capitalista e mercatista, 67. O voi che credete, elargite le cose migliori che vi siete guadagnati e di ciò che Noi abbiamo fatto spuntare per voi dalla terra. Non scegliete appositamente il peggio, ciò che [voi] accettereste soltanto chiudendo gli occhi. 

Il Corano plasma un’anima e una forma mentis che nutre di altri riferimenti che valuta con altri parametri che ha altri confini e così il musulmano vola alto, è generoso di se, non può essere avaro, non può essere meschino né attaccato ai beni materiali, quando riesce ad elevarsi fa di tutto per liberarsi in fretta di ciò che possiede perché teme di incorrere nell’idolatria di chi ama più le cose rispetto al Creatore delle cose. Questa visione della vita è potentissima, determina un modo di agire, di sentire, di amare, di vivere radicalmente opposta a quella che Satana propone attraverso il moderno culto del consumo e del mercato, una società quella proposta da Satana attraente per chi vola basso ma in fondo una società dell’ignoranza dove esiste la schiavitù e l’idolatria. 

Questo sistema idolatrico moderno è una riproposizione dell’epoca dell’ignoranza, anche allora esistevano idoli e il commercio di ciò che appartiene solo a Dio, il destino ed il tempo, cos’è l’usura? L’usura è il combustibile primo di questo sistema, la creazione di ricchezza dalla ricchezza stessa, creazione di ricchezza fittizia e quindi simulacro che diviene reale, in realtà un furto, una truffa e così Dio ci ammonisce: 275. Coloro invece che si nutrono di usura* resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perché dicono: “Il commercio è come la usura!”. Ma Dio ha permesso il commercio e ha proibito l’usura.

Chi desiste dopo che gli è giunto il monito del suo Signore, tenga per sé quello che ha e il suo caso dipende da Dio. Quanto a chi persiste, ecco i compagni del Fuoco.

Vi rimarranno in perpetuo.278. O voi che credete, temete Dio e rinunciate ai profitti dell’usura se siete credenti.

È estremamente chiaro il paragone che Dio ci propone tra l’elemosina e l’usura, la cultura del dare e la cultura del sottrarre dell’accaparrare con la violenza data da una posizione di privilegio che si autoriproduce, Dio è giusto, ci indica un sistema di giustizia dove ci sia opportunità per tutti ed equilibrio dove chi ha di più è riconoscente e dona, non dove chi ha di più ottiene ancora di più. 

Al Baqara, questa sura meravigliosa si conclude con una invocazione : “Signore, non ci punire per le nostre dimenticanze e i nostri sbagli. Signore, non caricarci di un peso grave come quello che imponesti a coloro che furono prima di noi. Signore, non imporci ciò per cui non abbiamo la forza. Assolvici, perdonaci, abbi misericordia di noi. Tu sei il nostro patrono, dacci la vittoria sui miscredenti.”

Tags: CoranoRamadan
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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