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Ramadan giorno 7: la mia lettura del Corano

by Davide Piccardo
Aprile 30, 2020
in Fede, Ramadan, Voci
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Ramadan giorno 7: la mia lettura del Corano
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Il mese Ramadan, è un mese di digiuno fisico e mentale, un percorso di riconciliazione spirituale e di espiazione che si compie in compagnia del Corano.  Proverò in questo mese a commentare quotidianamente una parte del Corano, preferibilmente un Juz ( trentesima parte) del Corano. Ho accumulato accumulando un certo ritardo rispetto alla tabella di marcia che mi sono prefissato, ma oggi condividerò con voi le mie riflessioni sul quarto Juz. 

Nella Surat Al Imran Dio ci dice: 

“Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso: quando eravate nemici è Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli. E quando eravate sul ciglio di un abisso di fuoco, è Lui che vi ha salvati. Così Allah vi manifesta i segni Suoi, affinché possiate guidarvi.” Versetto 103 

La comunità umana è una famiglia, la famiglia dei figli di Adamo, con la medesima origine, Dio così ha voluto che fossimo fratelli ma la fratellanza più forte è quella nella fede, crea un vincolo di amore, determina una comunità di valori riunita attorno ad un obiettivo comune. La corda di Dio è l’unico vero ancoraggio saldo nella vita terrena, un punto di riferimento imprescindibile, costante, un centro di gravità permanente come direbbe Battiato e l’immagine che Dio ci dona ha il pregio di rendere perfettamente l’idea dell’infinità di mani umane che si afferrano all’uno, il centro e si mantengono al contempo saldi ed uniti, si stabilisce una relazione tra gli uomini  nella moltitudine e tra la moltitudine e l’Uno.

Dio ci ricorda la grazia concessa, il messaggio coranico è uno strumento di pace, pacifica, unisce, fornisce all’uomo le regole della convivenza, ispira i migliori comportamenti, crea armonia sociale, è Dio che salva l’uomo dai suoi istinti aggressivi e distruttivi e Dio raccomanda: 104. Sorga tra voi una comunità che inviti al bene, raccomandi le buone consuetudini e proibisca ciò che è riprovevole. Ecco coloro che prospereranno.

Tutto il messaggio coranico è un’invito all’azione, alla lotta. Lo sforzo per migliorare se stessi, per migliorare la società, per contrastare il bene ha una centralità evidentissima nelle parole che Dio affida al Suo messaggero, lo sforzo è concepito come strada obbligata verso la ricompensa divina ma anche come unica via verso giustizia terrena, la lotta del musulmano è terapia per se stesso ma è anche terapia sociale, cura i mali della società, nel Corano è ripetuto spesso, se Dio non respingesse gli uni per mezzo di altri la corruzione dilagherebbe. Dio quindi indica all’uomo la strada e lo avverte: 142. Pensate forse di entrare nel Giardino senza che Allah riconosca coloro che lottano, coloro che sopportano? 

Ma questo avvertimento è di conforto, la prova è passeggera, è superabile in quanto “Dio non carica un’anima di un peso che non può portare“ e alla fine della prova c’è la ricompensa. Noi sappiamo che la ricompensa è spesso immediata, la prova stessa ci migliora e ci purifica. 

Ognuno avrà secondo le proprie intenzioni e così Dio ci dice chiaramente:

145. Nessuno muore se non con il permesso di Dio, in un termine scritto e stabilito. A chi vuole compensi terreni gli saranno accordati, a chi vuole compensi nell’Altra vita glieli daremo; ben presto ricompenseremo i riconoscenti.

Se il nostro operato è mosso dalla sete di ricchezza e di successo terreno ci verrà concesso ma non potremo ambire ad altra ricompensa mentre se la nostra azione è volta al compiacimento di Allah, è mossa dal meglio che il nostro cuore ha in se, saremo ricompensati in questa vita e nella prossima. 

I doni materiali, le soddisfazioni terrene sono spesso un effetto collaterale positivo dell’impegno disinteressato per il bene, chi lotta per il bene ne ha esperienza, i doni terreni di Dio arrivano senza che il credente li ricerchi, questa è la grazia immensa di Dio che ci dice: ” se voleste enumerare i doni di Dionon potreste”. 

In questa parte di Surat Al Imran ci diversi versetti fanno riferimento al comportamento della comunità medinese che era come ogni comunità composta da uomini di fede e giustizia ma anche da molti ipocriti. Il comportamento di questi ultimi viene fortemente stigmatizzato e in queste parole Dio ci fornisce insegnamenti che hanno vigenza universale.

Il comportamento degli ipocriti non varia, si mette in luce la codardia di questi uomini che vivono come parassiti della comunità cercando di beneficiare dei vantaggi e sottraendosi a propri obblighi.154.” Dopo la tristezza, fece scendere su di voi un senso di sicurezza e un sopore che avvolse una parte di voi, mentre altri piangevano su se stessi e concepirono su Allah pensieri dell’età dell’ignoranza, non conformi al vero. Dicevano: “Cosa abbiamo guadagnato in questa impresa?”. Di’ loro: “Tutta l’impresa appartiene ad Dio”. Quello che non palesano, lo nascondono in sé: “Se avessimo avuto una qualche parte in questa storia, non saremmo stati uccisi in questo luogo”. Di’: “Anche se foste stati nelle vostre case, la morte sarebbe andata a cercare nei loro letti, quelli che erano predestinati. Tutto è accaduto perché Dio provi quello che celate in seno e purifichi quello che avete nei cuori. Dio conosce quello che celano i cuori.

156. O voi che credete, non siate come i miscredenti che, mentre i loro fratelli viaggiavano sulla terra o guerreggiavano, dissero: “Se fossero rimasti con noi non sarebbero morti, non sarebbero stati uccisi”. Dio ne voleva fare un [motivo di] rimpianto nei loro cuori. È Dio che dà la vita e la morte. Dio osserva quello che fate.

Il Profeta si trova ad affrontare una prova, confrontarsi con gli ipocriti non è semplice, non si tratta di uno scontro in campo aperto ed un uomo che ha responsabilità politiche viene messo alla prova quando deve deve esercitare il massimo della saggezza per non pregiudicare il destino della sua comunità. L’inviato di Dio è in questo del tutto umano, nonostante avesse una vicinanza eccezionale con Dio e avesse ricevuto la rivelazione, deve mediare, deve sopportare anche lui con fatica, sacrificando il proprio ego ed esercitando pazienza, deve sopportare gli ipocriti e i traditori, il profeta politico è un uomo giusto ma è un uomo con il solo potere che gli viene dalla sua forza interiore, il sostegno di Dio non manca certo, ma il profeta per essere di esempio deve essere umano, come noi e ci insegna come affrontare situazioni di enormi difficoltà. 

Dio non avrebbe potuto sbaragliare tutti gli ingiusti? Non avrebbe potuto spazzare via l’ingiustizia? Ma come avrebbero appreso i musulmani, come si sarebbero guadagnati la soddisfazione terrena, come si sarebbero purificati? Come avrebbero riconosciuto i giusti dagli ingiusti? 179. Non si addice a Dio lasciare i credenti nello stato in cui vi trovate, se non fino a distinguere il cattivo dal buono.

Dio non intende informarvi sull’Invisibile, Dio sceglie chi vuole tra i Suoi messaggeri. Credete in Dio e nei Suoi messaggeri. Se crederete e vi comporterete da timorati, avrete una ricompensa immensa.Come si sarebbero meritati l’accesso al paradiso? 

E quindi Dio dice al Profeta: 159. È per misericordia di Dio che sei dolce nei loro confronti! Se fossi stato duro di cuore, si sarebbero allontanati da te. Perdona loro e supplica che siano assolti. Consultati con loro sugli ordini da impartire; poi, quando hai deciso abbi fiducia in Dio. Dio ama coloro che confidano in Lui.

178. I miscredenti non credano che la dilazione che accordiamo loro sia un bene per essi. Se gliela accordiamo, è solo perché aumentino i loro peccati. Avranno un castigo avvilente.

179. Non si addice ad Allah lasciare i credenti nello stato in cui vi trovate, se non fino a distinguere il cattivo dal buono.

Questo versetto risponde alle domande che spesso ci si pone sulla volontà di Dio che ci è spesso incomprensibile, soprattutto nelle situazioni di grande violenza, devastazione e sofferenza umana l’uomo si trova disorientato e fatica a trovare un senso.

Le risposte sono molteplici, Dio ci parla nel Corano di cosa accade ad una società quando la corruzione giunge a livelli insostenibili e i Suo intervento ha come obiettivo il ripristino delle condizioni di giustizia, questo intervento è traumatico per l’uomo ma la malattia è ben peggiore. E così Dio ci dice che cambierà un popolo con un altro, ci narra dei cataclismi e della distruzione che colpì le società corrotte e in questo versetto ci spiega il perché di certe prove dolorose, servono a distinguere il cattivo dal buono perché nella prova emerge la verità. Però Dio ci rassicura, e Lui ci salverà. 

Tags: CoranoRamadan
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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