Il parere consultivo della Corte internazionale (ICJ) del 22 ottobre 2025 ribadisce l’obbligo di Israele, quale potenza occupante, di garantire cibo, acqua, carburante e assistenza medica a Gaza; intanto procede al contenzioso di Pretoria che accusa Tel Aviv di violare la Convenzione sul genocidio.
Il parere consultivo reso pubblico oggi ha stabilito che Israele è tenuta, in qualità di potenza occupante, a garantire che alla popolazione di Gaza siano assicurate le «forniture essenziali per la sopravvivenza»: cibo, acqua, rifugi, carburante e servizi sanitari. La Corte ha inoltre richiamato il divieto assoluto di usare la fame come metodo di guerra e ha affermato che lo Stato occupante sionista non può ostacolare la fornitura di aiuti umanitari, inclusi quelli svolti da agenzie dell’ONU come UNRWA.
La pronuncia arriva in un contesto drammatico: dopo mesi in cui convogli umanitari sono stati bloccati o fortemente limitati, l’ONU ha denunciato una crisi umanitaria che in alcune aree ha superato la soglia della fame e ha segnalato come la quantità di aiuto effettivamente entrata nella Striscia sia largamente insufficiente rispetto ai bisogni. Un accordo di cessate il fuoco prevede l’ingresso giornaliero di 600 camion, ma l’ONU ha segnalato che il flusso reale è ancora molto inferiore.
La Corte ha inoltre affermato che Israele non ha fornito prove convincenti delle accuse secondo cui «una parte significativa» del personale di UNRWA sarebbe affiliata a Hamas; per questo ha invitato alla tutela delle attività umanitarie che garantiscono servizi essenziali ai civili. Israele ha respinto il parere, definendolo «vergognoso» e ribadendo le proprie accuse di infiltrazioni tra gli operatori di agenzie internazionali.
Parallelamente, il caso giudiziario avviato dal Sudafrica davanti all’ICJ — relativo all’applicazione della Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio — resta aperto. Nei provvedimenti cautelari del gennaio 2024 la Corte aveva già indicato misure d’urgenza, ordinando a Israele di adottare tutte le misure in suo potere per prevenire atti in violazione della Convenzione e di consentire il passaggio degli aiuti; in successive integrazioni (marzo e maggio 2024) la Corte ha ribadito e specificato queste misure. Il procedimento principale prosegue e rappresenta la cornice giudiziaria in cui vengono valutate le accuse più gravi di violazioni sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale.
Cosa emerge dai fatti e dalle decisioni internazionali?
Esistono provvedimenti dell’ICJ che impegnano Israele a non ostacolare l’ingresso degli aiuti e a proteggere la vita e i mezzi di sussistenza della popolazione di Gaza. L’ICJ, nel 2024, aveva anche emesso un parere consultivo che qualificava l’occupazione israeliana come «illegale» e tale quadro è ora richiamato come contesto giuridico rilevante. Il procedimento del Sud Africa South inoltre contiene richieste formali di accertamento e misure relative alla Convenzione sul genocidio; la Corte ha indicato misure provvisorie il rischio di violazioni gravi i preparazione del giudizio formale che si stima arriverà fra il 2017 ed il 2028.
Le implicazioni politiche sono immediate: il parere consultivo rafforza l’argomento sostenuto da diversi Stati e organizzazioni internazionali che le azioni e le restrizioni sull’ingresso degli aiuti in Gaza stiano aggravando una catastrofe umanitaria e possano integrare responsabilità di carattere internazionale. Anche se il parere dell’ICJ non è vincolante, pesa politicamente e può vincolare decisioni di governi, Assemblea Generale e altre corti (compresa la Corte penale internazionale, che ha emesso mandati d’arresto relativi al conflitto).
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