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Home Colonialismo

Soldati israeliani stuprano e torturano un detenuto palestinese: il giudice militare propone la mediazione invece del processo per “evitare agli imputati ulteriori sofferenze”

by Redazione
Luglio 11, 2025
in Colonialismo, Israele, Mondo, Palestina, Prima Pagina, Sionismo
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A oltre un anno dall’arresto, cinque riservisti dell’esercito israeliano che hanno brutalmente torturato e stuprato un detenuto palestinese di Gaza nel centro di detenzione di Sde Teiman non sono ancora stati processati. Il motivo? Ritardi da parte della difesa e una crescente pressione politica. In un’udienza recente, il presidente del tribunale militare ha suggerito di evitare il processo, proponendo invece un percorso di mediazione.

Come riporta anche Haaretz, i cinque soldati sono formalmente incriminati anche per gravi abusi e lesioni personali. Secondo l’atto d’accusa, avrebbero trascinato il prigioniero sul pavimento, lo avrebbero colpito con violenza, utilizzato un taser e stuprato inferendo una ferita rettale con un oggetto appuntito, provocandogli fratture costali, un polmone perforato e sanguinamenti interni.

Eppure, nonostante la gravità delle accuse e la presenza di una prova video diretta dell’aggressione trasmesso da emittenti israeliane, il procedimento legale è ancora in fase preliminare. L’udienza è stata rinviata perché gli avvocati della difesa non avrebbero “ancora ricevuto tutta la documentazione investigativa.”

Il giudice Colonnello Meir Vigiser ha proposto di risolvere il caso con un patteggiamento, per “evitare ulteriore sofferenza” agli imputati e risparmiare al tribunale la testimonianza della vittima palestinese. Ha inoltre invitato la Procura a valutare il rientro dei soldati nei ranghi della riserva.

Secondo la ricostruzione ufficiale, l’aggressione è avvenuta durante un’ispezione nel reparto dei prigionieri classificati come “di alto profilo”. La vittima, bendata e con le gambe immobilizzate, sarebbe stata sollevata dal materasso, spinta contro un muro e percossa selvaggiamente, mentre gridava per il dolore e sanguinava. Solo diverse ore dopo, un addetto del centro ha notato macchie di sangue e disposto il trasferimento del detenuto in ospedale.

Le indagini avviate nel luglio scorso hanno portato all’arresto di nove soldati, scatenando proteste da parte di politici dell’estrema destra israeliana, tra cui i deputati Nissim Vaturi, Tzvi Succot e l’ex ministro Amichai Eliyahu. La situazione è precipitata in ottobre, quando membri della cosiddetta “Forza 100” – incaricata della custodia dei prigionieri – hanno assaltato gli investigatori della polizia militare, puntando loro le armi e liberando i colleghi arrestati. I soldati si sono poi barricati all’interno della base per impedirne la cattura.

Nonostante la disponibilità di prove concrete, la polizia militare ha rinviato le indagini fino a gennaio, temendo – secondo diverse fonti – l’orwelliana ira dell’opinione pubblica israeliana. I nomi degli imputati restano tuttora coperti da segreto militare.

Crediti immagine copertina: AFP

Tags: abusiColonizzazionedetenutiDiritti Umaniesercito israelianoEstremismoGazaGiustiziaHaaretzIDFimpunitàisraelemediazioneOccupazionepalestinaprocesso militareRepressioneSde TeimanTorturaviolenza
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