La relazione di una gran parte della nostra comunità con i meccanismi democratici, è problematica, anche in coloro che sono nella pienezza della condizione di cittadini, per nascita o per acquisizione legale. Le statistiche ci parlano oggi di quasi 1,4 milioni di cittadini italiani musulmani, la maggior parte dei quali d’origine nord africana o balcanica.
Per la scarsa consuetudine con la democrazia in molti Paesi d’origine e per il contagio del quasi maggioritario disinteresse all’elettorato attivo che affligge la generalità dei Paesi occidentali, sta di fatto che oltre ad una certa partecipazione agli appuntamenti amministrativi non sono davvero molti i musulmani che hanno consapevolezza politica e la esercitano compiutamente. Possiamo stimare che oltre un milione di musulmani hanno il diritto di voto e se votassero tutti costituirebbero quasi il 5% dei voti solitamente espressi. Votare significa partecipare alla dinamica costituzionale e farsi parte responsabile del proprio presente e futuro in questo Paese.
Recarsi alle urne in questa specifica occasione e votare contro quella che da più parti viene definita la “schiforma”, sarebbe il segno innegabile che la comunità si è resa conto della posta in gioco, che altro non è se non la conferma della priorità etica e istituzionale dei valori costituzionali rispetto agli equilibri politici contingenti. Le conseguenze di questa scelta ci darebbero maggior dignità e forza di fronte a quel fronte di governo che ha fatto dell’islamofobia e dello sciovinismo il suo asino di battaglia, in mancanza di qualsiasi altra originalità e passione civile, foss’anche realmente sovranista e identitaria.
L’autonomia della magistratura è un tesoro prezioso, specie alle latitudini mediterranee in cui le tentazioni di golpismo strisciante non sono mai sopite.
Il sistema di contrappesi che regola i tre poteri dello Stato è da tempo sotto attacco, pare che la democrazia non sia più funzionale al turbo capitalismo imperante.Il potere legislativo è sempre più costretto a prendere atto dei Decreti Legge (84 in 3 anni e mezzo del Governo Meloni), svuotato quindi della sua funzione istituzionale che è appunto quella di elaborare provvedimenti di legge, confrontarsi tra le parti e dialetticamente trovare soluzioni accettabili. La decretazione, che avrebbe in teoria solo caratteristiche d’urgenza, strangola le due camere e obbliga la maggioranza degli eletti ad approvare tutto quello che al governo conviene, pena crisi politiche rilevanti e rischio di elezioni anticipate con tutto quello che ne consegue.
Invero la separazione delle carriere tra magistrati, inquirenti e giudicanti, tra procuratori e giudici insomma, è solo una scusa, quello che si vuole è lo svuotamento dei poteri reali del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno presieduto dal Presidente della Repubblica, che bene o male, ha garantito settanta e più anni di controllo giudiziario della funzione pubblica.
È interesse della minoranza qual siamo sostenere e difendere i valori costituzionali della Repubblica, specie in fasi critiche come quella in cui stiamo vivendo in cui ombre di guerre possono oscurare le luci del diritto. L’autonomia della magistratura è un valore irrinunciabile e ce ne dobbiamo far carico anche noi cittadini musulmani in Italia.




