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Home islamofobia

ELNET-AIPAC, la lobby che influenza politici e opinion maker europei (e italiani) verso Israele

by Sabri Ben Rommane
Aprile 17, 2026
in islamofobia, Israele, Italia, Palestina, Politica, Prima Pagina, Sionismo
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ELNET-AIPAC, la lobby che influenza politici e opinion maker europei (e italiani) verso Israele
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Missioni, briefing, dialoghi strategici, conferenze, giornalisti, ministri. Non servono teorie del complotto: i canali di influenza sono già pubblici. La domanda è un’altra: quanto è sano, per una democrazia, che una rete di lobby così strutturata e collegata ad AIPAC lavori in modo tanto capillare su politica, media e sicurezza?

Non sempre il potere ha bisogno di nascondersi. A volte si presenta da solo, con sito elegante, linguaggio istituzionale e parole rassicuranti: “valori democratici condivisi”, “interessi strategici”, “dialogo”, “cooperazione”. ELNET, European Leadership Network, si definisce apertamente una rete non governativa e apartitica dedicata a rafforzare le relazioni tra Europa e Israele e con connessioni alla lobby sionista AIPAC, al centro di una bufera per la sua influenza sulla politica americana in chiave filo israeliana. Sul proprio sito spiega di lavorare per offrire a politici europei e israeliani piattaforme comuni, per approfondire le “minacce alla sicurezza” percepite da Israele e per promuovere nuove partnership in difesa, commercio, energia, sicurezza alimentare e innovazione tecnologica. Difficile non definire il caso lobbying, influenza e diplomazia parallela. Comunque la si voglia chiamare, il cuore del problema è che non si tratta di un’attività marginale. Si tratta di una infrastruttura politica di influenza vera e propria.

Non serve scavare sui retroscena tenuti volutamente nascosti per osservare ciò che ELNET fa alla luce del sole. ELNET ha uffici in vari Paesi europei, compresa l’Italia, e la sua sezione italiana dichiara senza giri di parole di essere impegnata da tempo a “rafforzare le relazioni italo-israeliane”. Rivendica di aver organizzato nel 2021 il primo Italy-Israel Strategic Dialogue, di aver portato in Israele nel 2022 una prima delegazione composta da nove  parlamentari italiani ed europei in cooperazione con il Ministero degli Esteri israeliano, e di aver lanciato formalmente l’affiliata ELNET-Italy nell’ottobre 2023 con base a Roma e satellite a Milano. Nello stesso spazio, ELNET collega la relazione Italia-Israele a temi come gas, sicurezza marittima, controllo delle frontiere, cybersicurezza, contrasto al terrorismo e innovazione. Non è il profilo di un semplice “ponte culturale”. È il profilo di un soggetto che lavora esattamente dove si formano indirizzi politici e interessi strategici.

La parte più sensibile, e forse più rivelatrice, sono i viaggi. In una missione descritta da ELNET stessa, tra l’11 e il 14 febbraio 2024 una delegazione composta da 17 parlamentari provenienti da Italia, Regno Unito, Spagna, Austria, Danimarca e Slovacchia, insieme a tre giornalisti e ai CEO di ELNET-UK ed ELNET-Italy, ha visitato Israele nell’ambito delle “Solidarity Missions”. Il programma, sempre secondo ELNET, comprendeva incontri con membri della Knesset, briefing strategici al Ministero degli Esteri israeliano, briefing presso una base dell’intelligence militare israeliana, incontri con la polizia israeliana, con il National Security Council e con figure legate alla narrazione del 7 ottobre. Non solo: il resoconto afferma che agli europarlamentari e parlamentari europei è stato spiegato che la guerra è una guerra contro un presunto “estremismo islamico” e che la battaglia si gioca anche sul terreno della “perception vs. reality”, con i social media contrapposti ai media convenzionali. È difficile non notare il punto: qui non siamo davanti a un generico viaggio istituzionale. Siamo davanti a un percorso intensivo di framing politico e narrativo.

La domanda, allora, è semplice: cosa torna a casa con quei viaggi? Solo informazioni? O anche un lessico, un riflesso, una postura? Perché quando una rete organizzata accompagna parlamentari europei dentro un itinerario che passa da apparati di sicurezza, ministeri, Knesset, polizia, conflitto informativo e “legittimità israeliana”, non sta offrendo un’esperienza neutra. Sta proponendo una cornice. E le cornici, in politica, contano più delle fotografie ricordo. Anche il progetto investigativo IJ4EU dedicato a ELNET ha raccolto elementi secondo cui l’organizzazione avrebbe costruito in Europa una vasta rete di influenza e avrebbe accompagnato centinaia di decisori in viaggi all-inclusive in Israele, con esposizione a narrazioni fortemente unilaterali; il progetto cita inoltre casi in Germania di viaggi sponsorizzati non sempre dichiarati come potenziali contributi politici.

C’è poi il capitolo media. Chi costruisce il racconto pubblico mentre queste reti lavorano sullo sfondo? Qui il punto non è sostenere, senza prove, che un giornalista sia “pagato” o telecomandato. Il punto è più sottile, e più inquietante: osservare le prossimità. Maurizio Molinari, ex direttore di Repubblica, compare in un briefing ELNET del 26 gennaio 2026 diffuso sul canale YouTube dell’organizzazione; inoltre il programma dell’ELNET International Policy Conference di Parigi del 18-19 maggio 2025, ospitato anche nel portale documentale del Parlamento europeo, lo indica come “active moderator” in una conversazione con esponenti politici israeliani e come partecipante all’evento. Questo è la punta dell’iceberg di una contiguità pubblica tra figure centrali del giornalismo italiano e un ecosistema dichiaratamente impegnato a rafforzare la relazione politico-strategica con Israele. E già questo, in un sistema mediatico sano, dovrebbe bastare per accendere più di una domanda.

La dichiarata connessione con AIPAC è anche problematica. AIPAC è una lobby statunitense apertamente pro-Israele; sul proprio sito rivendica di essere una grande organizzazione nazionale pro-Israele e, tramite AIPAC PAC, di aver sostenuto con oltre 53 milioni di dollari candidati pro-Israele nelle elezioni del 2024. ELNET non è AIPAC, e non abbiamo qui prove per dire che in Europa operi nello stesso identico modo o con gli stessi meccanismi di finanziamento politico. Ma è lecito porre una domanda politica, non giudiziaria: stiamo osservando la costruzione di una versione europea dell’influenza filoisraeliana organizzata, adattata alle regole e ai linguaggi del continente? Anche perché il registro europeo per la trasparenza esiste proprio per rendere visibile il lobbying e ridurre pressioni indebite o accessi privilegiati ai decisori. Quando una rete di advocacy opera con questa ampiezza tra parlamenti, ministri, sicurezza, industria e media, il tema democratico esiste, eccome.

Il problema, in fondo, non è che ELNET sostenga Israele. Questo lo dice da sé. Il problema è che lo faccia penetrando senza trasparenza nelle stanze dove si formano consenso, linguaggio e decisioni, per poi presentare tutto come semplice dialogo tra democrazie. Ma quando lo stesso ecosistema tocca parlamentari, apparati di sicurezza, conferenze geopolitiche, think tank, giornalisti e ministri, non siamo più nel regno innocente delle relazioni internazionali. Siamo nel terreno dell’influenza organizzata. E l’influenza organizzata, in democrazia, non dovrebbe mai essere trattata come una banalità da salotto. Dovrebbe essere guardata con sospetto, come apripista a collusione e corruzione (soprattutto visto lo storico di Israele in tal senso) scrutinata nei dettagli e costretta a sopportare tutte le domande che finora ha evitato.

Tags: AIPACAnatiboschiELNETIslamofobiaisraeleItalialobbyMolinaripalestinaSionismoTajani
Sabri Ben Rommane

Sabri Ben Rommane

Sabri Ben Rommane è vicedirettore de La Luce News, attivista per i diritti dei musulmani e autore. Nei suoi libri affronta temi di filosofia, fede, ragione e critica del presente. Tra le sue opere più rilevanti figurano Deus ex logica. Le più forti argomentazioni filosofiche sull’esistenza di Dio; Il teologo autodidatta, romanzo grafico ispirato al classico medievale di Ibn Nafis; e Dalla rabbia e l’orgoglio all’umiliazione e la sconfitta: come gli Afghanistan Papers di Craig Whitlock rivelano la portata del terrorismo neo-colonialista occidentale. La sua scrittura unisce ricerca intellettuale, sensibilità spirituale e impegno civile.

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