All’Università L’Orientale, da marzo a maggio, studiosi, editori e protagonisti del panorama islamico italiano si confrontano su riviste, traduzioni, case editrici e nuove forme di comunicazione online.
Come si scrive l’Islam in italiano? Chi produce, traduce e diffonde il sapere religioso islamico nel nostro Paese? E quale ruolo hanno avuto riviste, case editrici, traduttori e piattaforme digitali nella costruzione di un linguaggio islamico italiano?
Sono alcune delle domande al centro del ciclo di incontri “Scrivere l’islam. L’editoria islamica in Italia”, promosso dall’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, presso Palazzo Corigliano, nell’Antisala degli Specchi (link locandina qui). L’iniziativa, in programma dal 24 marzo al 27 maggio 2026, nasce con l’obiettivo di esplorare un ambito ancora poco indagato ma decisivo: quello dell’editoria islamica in Italia, intesa non solo come produzione di libri e riviste, ma come spazio culturale in cui si formano linguaggi, identità, percorsi di trasmissione religiosa e forme di mediazione con la società italiana.
Il ciclo è curato dalla ricercatrice Chiara Anna Cascino e Prof. Carlo De Angelo e si inserisce nel quadro delle attività formative dell’Ateneo. La scheda ufficiale dell’iniziativa lo presenta come un percorso di 12 ore, con riconoscimento di 2 CFU, rivolto in particolare a studentesse e studenti interessati agli studi islamici, ai mondi musulmani, al diritto musulmano e all’Islam contemporaneo.
Il tema è particolarmente rilevante perché l’editoria islamica in Italia permette di osservare da vicino un processo spesso poco visibile: la nascita e l’evoluzione di un sapere religioso espresso in lingua italiana, pensato per comunità musulmane che vivono, studiano, lavorano e crescono nel contesto italiano. Non si tratta soltanto di tradurre testi dall’arabo o da altre lingue, ma di costruire un lessico, selezionare contenuti, definire priorità educative e rispondere alle esigenze spirituali, culturali e sociali di generazioni diverse.
Il programma affronta il tema da più prospettive. Il primo incontro, il 24 marzo, ha introdotto il quadro generale dell’editoria islamica in Italia, con un intervento di Chiara Anna Cascino e Carlo De Angelo. Il 14 aprile l’attenzione si sposta sulle riviste islamiche italiane della seconda metà del Novecento, con un focus su Il Messaggero dell’Islam. Il 22 aprile, invece, il percorso entra nel campo della pubblicistica coranica, con l’esperienza della casa editrice Al Hikma, raccontata da Roberto Hamza Piccardo.
Il ciclo prosegue il 6 maggio con un incontro dedicato alle riviste sciite, in particolare Il Puro Islam, con Minoo Mirshahvalad. Il 13 maggio si parlerà di editoria islamica online attraverso il caso di La Luce News, con Davide Piccardo. L’ultimo appuntamento, previsto per il 27 maggio, sarà dedicato alle sfide della traduzione: un tema centrale, perché tradurre la religione islamica in italiano significa anche confrontarsi con concetti teologici, giuridici e spirituali che non sempre trovano equivalenti immediati nella lingua e nella cultura di arrivo. A intervenire sarà Brahim Baya.
L’iniziativa ha il merito di portare in ambito accademico un tema che riguarda da vicino la storia recente dell’Islam in Italia. Riviste, manuali, traduzioni del Corano, testi devozionali, saggi e piattaforme digitali non sono semplici strumenti di comunicazione: sono luoghi in cui una comunità riflette su sé stessa, trasmette conoscenza, dialoga con il contesto nazionale e costruisce memoria.
In questo senso, “Scrivere l’islam” non è soltanto un ciclo di seminari sull’editoria religiosa. È anche un’occasione per comprendere come l’Islam venga raccontato, studiato, insegnato e reso accessibile in lingua italiana. Un percorso che unisce ricerca, storia culturale e attualità, offrendo uno sguardo prezioso su una parte importante, ma ancora poco conosciuta, del pluralismo religioso e culturale del Paese.



