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Home Europa

Nuova missione navale europea per bloccare le armi verso la Libia ma ci sono troppe incognite

by Davide Piccardo
Febbraio 19, 2020
in Europa, Libia, Mondo, Prima Pagina
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Nuova missione navale europea per bloccare le armi verso la Libia ma ci sono troppe incognite

Mission Sophia

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La missione European Union Naval Force Mediterranean (EUNAVFOR Med ) più nota come operazione Sophia sarà definitivamente archiviata il 20 marzo prossimo per dar vita ad un nuovo progetto navale, aereo e satellitare che avrà lo scopo precipuo di far rispettare l’embargo delle armi alle parti in conflitto in Libia. I ministri che fanno parte del Consiglio Affari esteri dell’Unione europea, sembra che abbiano trovato un accordo ieri l’altro a Bruxelles.

Novità di rilievo, che sembra indicare una presa di posizione politica della UE, le forze navali faranno rotta verso la Cirenaica controllata da Haftar e si posizioneranno davanti a quelle coste quando in precedenza erano davanti a quelle della Tripolitania.

Si parla anche di sorveglianza dei confini terrestri ma non si capisce di quali confini si tratti. Quelli orientali verso l’Egitto o quelli a occidente con la Tunisia e l’Algeria? (non è plausibile infatti che dal Niger, Ciad o Sudan possano arrivare armamenti ai belligeranti)

La missione per bloccare l’ingresso delle armi

Il Ministro Di Maio, rivendicando il fatto che finalmente l’Italia è stata ascoltata dai partners europei ha spiegato che “esiste una missione che blocca le armi e che ha delle regole di ingaggio molto importanti”. La prima di queste regole “è che le navi che saranno disposte in mare saranno nella zona est della Libia, dove c’è il traffico di armi”. La seconda è che, “se per caso queste navi dovessero scatenare un pull factor”, cioè attrarre migranti, facendo “in modo che, essendo vicino alle coste, fanno partire più migranti, la missione navale si blocca” La terza di queste regole, “per noi importantissima- a detta di Di Maio- è che tutti gli Stati hanno dato disponibilità a dare assetti aerei e navali, quelli che ce li hanno ovviamente, per riuscire a compiere la missione, che è quella di bloccare l’ingresso delle armi”.

“Siamo d’accordo sulla missione – ha continuato il titolare della Farnesina- è importante prevedere l’effetto del pull factor e siamo d’accordo che si ritirano le navi se c’è un pull factor, e siamo anche d’accordo sul fatto che dobbiamo lavorare affinché, oltre alla sorveglianza aerea per evitare che gli aerei entrino con le armi in Libia, oltre alla sorveglianza navale, dobbiamo lavorare a una sorveglianza terrestre ai confini della Libia.

La lotta contro il traffico degli esseri umani

Josep Borrel Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, ha sottolineato, dal canto suo che “l’area delle operazioni verrà definita da un accordo di mandato. Vogliamo concentrare la sorveglianza nella parte orientale della Libia dove è più alto il traffico di armi”, ha precisato che l’operazione si occuperà anche di lotta contro il traffico di esseri umani e proseguirà l’addestramento della Marina e della Guardia costiera libica. “Abbiamo tenuto conto delle legittime preoccupazioni da parte di alcuni paesi europei per quanto riguarda l’impatto dei flussi migratori. Indicando che saranno monitorati regolarmente dal comando delle operazioni. In caso la missione divenisse un pull factor per i flussi migratori verranno cambiate le zone di operazione. Gli assetti marittimi saranno ritirati dalle aree rilevanti”, ha sottolineato Borrell.

Se Haftar aprisse le sue galere..

Sembrano evidenti due cose, in questa prima fase che è tutta generale e poco definita: la prima è che l’Unione Europea non potrebbe comunque inviare truppe al confine Libia-Egitto, né sul lato controllato da Bengasi né su quello di competenza del Cairo, quindi il controllo del confine terrestre più critico ci sembra solo una pia intenzione anzi un boutade senza seguito e la seconda è che affinché la presenza di naviglio europeo diventi pull factor di nuove ondate migratorie, sarebbe sufficiente che Haftar aprisse le sue galere e ed ecco che i vigilantes si ritirerebbero lasciando campo libero ai trafficanti d’armi.

Rimane sempre l’approvvigionamento via aerea e allora sarebbe utile chiarire le regole d’ingaggio della nuova missione: i caccia europei spareranno i loro missili sui cargo che voleranno carichi di armi per Haftar da Dubai o Riad? 

Tags: Libiatraffico d'armiunione europea
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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