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Home Mondo

50 Miliardi ai paesi arabi che svendono Gerusalemme

by Davide Piccardo
Febbraio 21, 2020
in Mondo, Palestina, Prima Pagina
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La proposta politica promossa da Donald Trump e Benjamin Netanyahu (e scritta dal genero di Trump Jared Kushner) per risolvere il quasi secolare conflitto israelo-palestinese, presentato alla Casa Bianca il 28 Gennaio scorso, ha scatenato una bufera di polemiche nei paesi arabi, tra chi sostiene l’accordo e chi lo rifiuta con sdegno.

Il fronte che sostiene il Piano di Trump è composto da Egitto, Emirati Arabi e Arabia Saudita, attori fondamentali nell’area, mentre Giordania, Tunisia, Marocco, Libia e ovviamente i palestinesi hanno categoricamente rifiutato tutti i punti di questa proposta politica.

 

Il Deal of Century è documento di 181 pagine in cui si ridisegnano i confini dei territori palestinesi, si presenta un nuovo status per Gerusalemme, si confermano gli insediamenti israeliani all’interno della West Bank e viene considerata l’idea della nascita di uno stato palestinese, seguita da finanziamenti a pioggia per i paesi dell’area come Egitto, Giordania, Libano per la gestione dei profughi palestinesi e il disarmo totale dei movimenti armati palestinesi. Ma come nasce il piano e chi sono i sostenitori arabi? Vediamo i dettagli:

L’inizio con dei cattivi indizi

Da quando Donald Trump ha preso posto alla Casa Bianca, non ha fatto mai mistero di sostenere con forza Israele. Certo anche Obama, ma Trump ha definitivamente dismesso quel ruolo, se pur fittizio, di arbitro nella contesta tra israeliani e palestinesi, che gli Stati Uniti hanno rappresentato negli anni passati.

Il Century Deal è stato elaborato a fasi a partire almeno dall’inizio del 2019 e ha visto la sua nascita ufficiale il 25-26 Giugno 2019, in Bahrein, in occasione della conferenza chiamata “Peace of Prosperity”, dove al tavolo si sono seduti, oltre ad americani e israeliani anche i paesi arabi interessati direttamente dal piano e che hanno voce nella questione palestinese: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto e Giordania.

Grandi assenti invece i palestinesi, l’Iran e la Turchia, anche perché nessuno li ha invitati come riporta il giornale “Al Araby”. Ma alla conferenza del Bahrain si è arrivati gradualmente, lanciando degli indizi, chiari durante la fase di elaborazione: l’apertura dell’ambasciata Usa e Gerusalemme, e la dichiarazione di Gerusalemme come capitale di Israele, il taglio dei fondi americani all’Unwra e la chiusura della sede di Fatah a Washington. Inoltre si sono riconosciuti gli insediamenti israeliani nonostante l’Onu più volte li abbia considerati illegali e pericolosi per la pace.

Arabia Saudita, Egitto ed Emirati finanziatori del Century Deal

Il Century Deal non sarebbe mai nato senza il benestare, anzi l’appoggio diretto di alcuni paesi arabi in grado di finanziarne l’attuazione e gestirne le conseguenze politiche. L’Arabia Saudita è la principale finanziatrice del piano, cosi come l’Uae, mentre all’Egitto la gestione della logistica e il controllo dei valichi e l’eventuale gestione dei rifugiati palestinesi che, dopo l’attuazione sul campo del piano, potrebbero decidere di partire alla volta del paese nordafricano.

Non è un caso infatti che il Sinai sia da anni colpito dalle autorità egiziane ma anche da Israele e Uae con continui bombardamenti e distruzioni volte a renderla libera dalla presenza egiziana, così da renderla possibile terra dei palestinesi. Oltre a questo l’Egitto avrà il ruolo di controllare, come già fa, le entrate e le uscite da Gaza, chiudendo o aprendo i valichi e controllando cosi la vita dei palestinesi.

Questi tre paesi sono i principali alleati di Israele e dell’amministrazione Trump che permette loro di governare col pugno di ferro in cambio della loro politica filo-israeliana. L’altro schieramento, chiaramente contro le politiche americane nell’area, è costituito dall’asse Qatar- Turchia-Iran che infatti ha categoricamente rifiutato il Century Deal. A loro si sono uniti anche Giordania, Tunisia, Siria (in quanto alleato dell’Iran) e il Marocco, mentre continua il tentativo americano ed israeliano di convincere i paesi sulla questione, come ad esempio il Sudan che in cambio di investimenti ha già accettato il Century Deal

Soldi ai palestinesi e ai paesi arabi favorevoli al Century Deal

Il piano Trump prevede lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in dieci anni, considerati come finanziamento alla creazione dello stato Palestinese, di fatto inesistente. Israele infatti controllerebbe i valichi cosi come la sicurezza e la gestione dell’intera area palestinese. E dunque perché il Century Deal prevede 50 miliardi di stanziamenti? Di questi 50miliardi, 27 andranno direttamente ai palestinesi sottoforma di prestiti (dunque da restituire), i rimanenti 23miliardi andranno a Giordania, Egitto e Libano formalmente per la gestione dei profughi palestinesi presenti sul loro territorio, praticamente come premio al sostegno politico al piano.

Nulla invece nel Deal sulla questione dei rifugiati palestinesi, circa 5milioni in tutto il mondo causati del conflitto arabo-israeliano del 1948, e sul loro possibile ritorno nei territori natii. Soldi in cambio del silenzio sul passato e sui diritti storici di un popolo oppresso. Ad oggi il Deal ha incontrato molti ostacoli ed ostilità, soprattutto dalle piazze arabe. Stiamo a vedere cosa accadrà.

Tags: Conflitto Israele PalestineseDeal of Centurytrump
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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