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Home Coronavirus

Carceri italiane in rivolta mentre l’Iran libera 54.000 detenuti per proteggerli dal contagio

by Davide Piccardo
Marzo 10, 2020
in Coronavirus, Iran, Italia, Prima Pagina
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Rivolte in molte carceri italiane, mentre in Iran 54 mila detenuti, non affetti da virus, che scontavano una pena non superiore ai 5 anni di reclusione, sono stati assegnati agli arresti domiciliari su cauzione.

Sono stati 27 gli istituti di pena, tra cui Palermo, Modena e Milano, Roma, Goggia, Trani, Secondigliano, Bologna, Rieti, Prato, interessati dalle sommosse. La più grave, per le conseguenze immediate, quella di Modena, dove sei detenuti sono morti. 

I detenuti protestano per le forti limitazioni che sono state introdotte nel quadro delle misure di prevenzione e contenimento del contagio da Corona virus e perché si attuino provvedimenti per tutelare la loro salute.

Il nuovo decreto legge del governo in merito agli istituti penitenziari

Nei giorni scorsi l’associazione Antigone, che si occupa appunto delle condizioni dei detenuti in Italia, aveva inviato un appello urgente nel quale, tra l’altro, il presidente Patrizio Gonnella, dopo aver ricordato che: “Il nuovo decreto legge del governo per rispondere all’emergenza coronavirus contiene, nella parte relativa alla gestione degli istituti penitenziari, l’apertura a delle misure che avevamo sollecitato nei giorni scorsi riguardante l’aumento della durata delle telefonate e l’incentivo ad adottare misure alternative e di detenzione domiciliare”. scriveva: “Ci appelliamo a tutti i direttori delle carceri e a tutti i magistrati di sorveglianza affinché assicurino un contatto telefonico quotidiano dei detenuti con i propri famigliari e affinché più gente possibile, che sta scontando una parte finale della propria pena, possa accedere alle misure alternative alla detenzione. E’ un grande sforzo che va fatto immediatamente, anche per allentare la tensione che sta crescendo negli istituti di pena, oltre che per riconoscere i diritti fondamentali”.

E appunto la tensione è esplosa ieri con tragiche conseguenze su cui la magistratura dovrà fare i suoi accertamenti e individuare le responsabilità.

La normalità delle carceri perennemente sovraffollati

In queste ore sembra che la situazione stia tornando alla normalità, dicono i comunicati ufficiali. Ma quale normalità? Quella del sovraffollamento perenne delle carceri: secondo un rapporto pubblicato da Antigone, al 30 giugno 2019 i detenuti ristretti nelle 190 carceri italiane erano 60.522. Il tasso di sovraffollamento è pari al 119,8%, ossia il più alto nell’area dell’Unione Europea.

Il Ministero della Giustizia afferma che i posti disponibili nelle carceri italiane sono 50.496, quindi oltre 10 mila detenuti in più, senza contare che il Ministero conteggia anche disponibilità inesistenti per ragioni di estrema fatiscenza, o comunque in carceri praticamente dismesse.

Secondo il Garante nazionale delle persone private della libertà alla capienza attuale del sistema penitenziario italiano vanno dunque sottratti almeno 3.000 posti non agibili.

In alcuni stabilimenti di pena il tasso di sovraffollamento è del 200%, ossia vivono due detenuti dove c’è posto per uno solo.

Nel 30% degli istituti visitati da Antigone non è rispettato il parametro minimo dei 3 mq. per detenuto, al di sotto del quale si configura per la giurisprudenza europea il trattamento inumano e degradante.

L’appello che Antigone ha rivolto ai magistrati

A fronte di questa situazione, per la quale l’Italia ha ricevuto severi richiami dall’Unione Europea, neppure in concomitanza con la grave emergenza provocata dall’epidemia di Covin-19, le istituzioni sono state in grado di dare una risposta civile e allo stesso tempo umanitaria, quella che Antigone ha chiesto: “Ci rivolgiamo ancora poi a tutti i magistrati di sorveglianza, anche attraverso le loro rappresentanze, affinché capiscano la situazione drammatica di questo momento e facciano uno sforzo nella concessione di misure di questo genere. Evitiamo che le carceri diventino luoghi di tensione e di sofferenza estrema, facciamolo nel nome dei diritti dei detenuti, dei loro parenti, ma anche del personale penitenziario” .

Questa soluzione è stata messa in atto in Iran, che viene dipinto sempre come Paese retto da un regime dispotico poco rispettoso dei diritti umani. Nei giorni scorsi 54 mila detenuti, non affetti da virus, che scontavano una pena non superiore ai 5 anni di reclusione, sono stati assegnati agli arresti domiciliari su cauzione.

Tags: carceriCoronavirusdetenutisommosse
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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