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A quarant’anni dalla Strage di Bologna la verità è ancora parziale

by Carmine Prencipe
Agosto 6, 2020
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A quarant’anni dalla Strage di Bologna la verità è ancora parziale
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Sono passati 40 anni da quel vile attentato che ha spento la vita di 85 persone, ferito altre 200 segnando per sempre le loro vite e quelle dei parenti delle vittime. L’atto più tragico e cruento della storia d’Italia, una bomba esplosa all’interno della sala d’aspetto della stazione di Bologna, gremita di persone ansiose di recarsi in vacanza in quel caldo 2 agosto 1980.

L’inchiesta giudiziaria, particolarmente lunga e complessa, caratterizzata da innumerevoli ostacoli, inquinamenti e depistaggi, ha individuato gli esecutori materiali nella galassia della destra neofascista, in particolare dal gruppo dei Nar con Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

A distanza di anni, si è aggiunta anche la condanna in primo grado di Gilberto Cavallini, sodale del gruppo di Fioravanti, che avrebbe fornito supporto logistico agli esecutori materiali.

La vicenda è però tutt’altro che chiusa. A 40 anni di distanza si è finalmente aperta la possibilità di arrivare ai mandanti. Inoltre, sono emersi ulteriori indizi relativi alla presenza di un altro soggetto, oltre ai suddetti noti, peraltro sempre riconducibile all’ambiente dell’estrema destra eversiva.

La Procura generale di Bologna ha emesso l’avviso di chiusura delle indagini sui mandanti: la strage sarebbe stata organizzata e finanziata dalla P2 di Licio Gelli, l’organizzazione massonica con finalità eversive, e dal prefetto D’amato (ex agente americano poi entrato all’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, ndr). A tale conclusione gli inquirenti sarebbero giunti dopo aver accertato flussi di denaro per alcuni milioni di dollari partiti dai vertici della P2 e indirizzati ai Nar, circostanza che proverebbe il legame sempre sospettato. Il Venerabile fu già condannato per il depistaggio delle indagini. 

Inoltre, la procura generale emiliana ha chiesto il rinvio a giudizio per Paolo Bellini, ex militante di Avanguardia nazionale e personaggio ambiguo, coinvolto in varie torbide vicende, dall’omicidio di Alceste Campanile ai legami con Cosa Nostra. Il coinvolgimento di Bellini è nato in seguito al rinvenimento di un fotogramma amatoriale di un turista che avrebbe ripreso un uomo nei pressi dei binari della stazione di Bologna dalla notevole somiglianza al Bellini. 

Su di lui graverebbero anche le intercettazioni ambientali all’esponente di estrema destra Carlo Maria Maggi, condannato per la strage di piazza della Loggia a Brescia e ora deceduto, che parlando con il figlio avrebbe detto di essere a conoscenza della riconducibilità della strage di Bologna alla banda Fioravanti e che all’evento partecipò anche un aviere che portò la bomba. Bellini era infatti conosciuto nell’ambiente dell’estrema destra per la passione per il volo, tanto che conseguì anche un brevetto da pilota.

In più, ad aggravare la situazione dello strano personaggio ci sarebbe l’ex moglie Maurizia Bonini che lo avrebbe riconosciuto nel fermo immagine. 

Anche una recente inchiesta del noto programma televisivo Report avrebbe fatto luce su ulteriori testimonianze che riconducevano l’atto sempre agli ambienti della destra neofascista.

Report aveva mostrato documenti inediti relativi al sostegno dato in Inghilterra alla latitanza dei neofascisti italiani e mandato in onda l’intervista esclusiva a Raymond Hill, ex dirigente del movimento neonazista inglese, che ha raccontato dell’incontro avvenuto quattro mesi prima della strage di Bologna con un neofascista italiano, Enrico Maselli, in cui sarebbe stato annunciato un importante attentato in Italia e sarebbe stato chiesto rifugio per i neofascisti italiani che sarebbero stati costretti a fuggire.

Quanto rilevato ad oggi proverebbe in modo inequivocabile che le indagini sulle responsabilità dell’immane eccidio, sin dall’inizio, si indirizzarono correttamente nei confronti della destra neofascista che ha operato in convergenza con i servizi deviati di marca piduista che tentarono poi in tutti i modi di depistare gli inquirenti con fantomatiche ipotesi che riconducevano al terrorismo internazionale.

Forse, i nuovi elementi emersi, ci riveleranno il grado di coinvolgimento degli apparati dello Stato e sarà possibile scrivere definitivamente la storia completa di questo terribile attentato.

Tags: AttentatoferitiGilberto CavalliniItaliaStrage di Bologna
Carmine Prencipe

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