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Home Cina

Bufera su Mulan, la Disney ringrazia le autorità che perseguitano gli Uiguri

by Elif Didem Örs
Settembre 11, 2020
in Cina, Cultura, Dibattito, Islam, islamofobia, Mondo, Prima Pagina
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Bufera su Mulan, la Disney ringrazia le autorità che perseguitano gli Uiguri
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Il film di Mulan, la cui uscita è stata posticipata più volte a causa dell’emergenza Coronavirus, dal 4 settembre è disponibile sulla piattaforma Disney plus ma fin da subito è stato criticato perché nei titoli di coda la Disney ringrazia le autorità dello Xinjang, responsabili della persecuzione uigura, per la loro collaborazione.

Queste stesse autorità, che vengono ringraziate, sono attualmente responsabili della persecuzione degli Uiguri. Si stima che nella città di Xinjiang oltre un milione di Uiguri siano stati mandati nei “campi di rieducazione”. 

Gli Uiguri, sono un’etnia turcofona di religione islamica, che rappresentano solo lo 0.5% della popolazione della Cina, e vivono nel Nord Est della Cina. Negli ultimi trent’ anni sono stati soggetti, sia per motivi religiosi sia per l’importanza geopolitica del loro territorio, ad una persecuzione continua da parte delle autorità politiche cinesi.

Il livello di repressione degli Uiguri è aumentato a partire dal 2016, con l’arrivo del segretario del partito comunista locale Chen Quanguo. Le testimonianze, le ricostruzioni, i video e le immagini scattate dai satelliti ci mostrano campi di concentramento, persone bendate disposte in fila che vengono fatte salire su un treno, per essere condotti in questi campi, e abusi praticati sugli Uiguri. 

I titoli di coda dove compare un “ringraziamento speciale” al Publicity Department of CPC Xinjiang Uyghur Autonomous Region Committee (=Ufficio addetto alle Comunicazioni del Comitato della Regione Autonoma Uigura del Partito Comunista Cinese Xinjiang) e al Turpan Municipal Bureau of Public Security (=Ufficio Municipale di Pubblica Sicurezza di Turpan).

I rapporti di vari enti, come l’ONU e Amnesty international, mostrano chiaramente che la Cina sta violando i diritti umani degli uiguri attraverso: la detenzione di massa, sterilizzazioni forzate, scomparse e lavoro forzato nei campi di concentramento.

Il governo cinese ovviamente ha sempre negato, e sostiene che questi campi siano solo dei “centri di rieducazione e formazione professionale.

Sul nostro sito abbiamo già diverse volte trattato questo argomento, come nell’articolo In Cina un milione di musulmani uiguri in campi di concentramento, repressione, torture e moschee distrutte mentre il mondo osserva in silenzio o anche Il silenzio e le complicità dei paesi del Golfo sulla persecuzione degli uiguri. Un milione nei campi di concentramento ma gli affari valgono di più. dove portiamo alla luce questo genocidio che non ha ancora ricevuto l’attenzione che merita.

Le prime critiche in realtà sono nate due anni fa, quando sono iniziate le riprese del film Disney. La protagonista Liu Yifei aveva dichiarato di supportare la polizia di Hong Kong e i loro metodi violenti contro i manifestanti pro-democrazia. 

Le polemiche sono continuate quando nei titoli di coda venivano ringraziate le autorità dello Xinjiang per la collaborazione. Tra le località dove è stato girato il film c’è il deserto di Mingsha e la valle di Tuyuk ad est di Turpan, che sono le zone dove si trovano i campi di concentramento.

Tahir Imin, attivista uiguro esiliato a Washington, ha dichiarato che: “Questo film è stato realizzato con l’assistenza della polizia cinese mentre allo stesso tempo questa stessa polizia commetteva crimini contro la popolazione uiguri a Turpan”.

Sui social network è iniziato a diffondersi l’hashtag #BoycottMulan, mentre i mezzi d’informazione cinesi hanno replicato con la campagna di sostegno #SupportMulan.  Nel frattempo da parte della Disney non c’è stata ancora alcuna risposta.

Per capire la gravità della situazione facciamo un paragone: è come se 80 anni fa nei titoli di coda di un film vedessimo un ringraziamento speciale al governo nazista, che ha permesso le riprese nei pressi di Auschwitz.

La cosa ancora più spaventosa è che oltre a restare in silenzio, ci sono anche delle aziende che sfruttano il lavoro di questi campi di concentramento sia in modo diretto che indiretto. Secondo l’Istituto di politica strategica Australiana (ASPI) tra queste aziende troviamo:

Abercrombie & Fitch, Acer, Adidas, Alstom, Amazon, Apple, ASUS, BAIC Motor, BMW, Bombardier, Bosch, BYD, Calvin Klein, Candy, Carter’s, Cerruti 1881, Changan Automobile, Cisco, CRRC, Dell, Electrolux, Fila, Founder Group, GAC Group (automobili), Gap, Geely Auto, General Motors, Google, Goertek, H&M, Haier, Hart Schaffner Marx, Hisense, Hitachi, HP, HTC, Huawei, iFlyTek, Jack & Jones, Jaguar, Japan Display Inc., L.L.Bean, Lacoste, Land Rover, Lenovo, LG, Li-Ning, Mayor, Meizu, Mercedes-Benz, MG, Microsoft, Mitsubishi, Mitsumi, Nike, Nintendo, Nokia, Oculus, Oppo, Panasonic, Polo Ralph Lauren, Puma, Roewe, SAIC Motor, Samsung, SGMW, Sharp, Siemens, Skechers, Sony, TDK, Tommy Hilfiger, Toshiba, Tsinghua Tongfang, Uniqlo, Victoria’s Secret, Vivo, Volkswagen, Xiaomi, Zara, Zegna, ZTE.

Elif Didem Örs

Elif Didem Örs

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