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Open pubblica catena di Sant’Antonio: accusa fake di terrorismo per due albanesi. Uno minaccia querele e l’altro è in carcere da anni

by Davide Piccardo
Novembre 3, 2019
in Italia, Prima Pagina
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Open pubblica catena di Sant’Antonio: accusa fake di terrorismo per due albanesi. Uno minaccia querele e l’altro è in carcere da anni
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Open e altri giornali ieri hanno riportato la notizia di un imminente attentato terroristico che due cittadini albanesi sarebbero stati in procinto di preparare.  La notizia però non ha trovato nessun riscontro ufficiale e sarebbe il frutto di una catena di Sant’Antonio girata su Whatsapp. Nel frattempo uno degli accusati ha anticipato querele e l’altro si troverebbe in carcere in Albania.

Alle 10:24 del 2 Novembre, Open pubblica la notizia del rischio di un attacco terroristico in Italia in quella che sembra essere un’esclusiva. L’allarme sarebbe scattato in seguito a quella che l’articolo definisce una “nota riservata” di cui Open non precisa la fonte né l’affidabilità.

La notizia fa il giro del web ma dopo le prime ricerche l’ ANSA ha dichiarato che la nota “è una delle tante che arrivano ed è stata adeguatamente presa in considerazione ed approfondita” e che “non sarebbe emerso un pericolo attuale”.

TPI riporta inoltre che “la segnalazione sarebbe arrivata da intelligence straniera e faceva riferimento alla progettualità di un attentato che sarebbe dovuto avvenire in un periodo già passato e non in territorio italiano.”

Open ha in seguito pubblicato un aggiornamento facendo riferimento alla notizia pubblicata dal canale albanese Ora News Tv, il quale ha contattato telefonicamente uno dei due uomini a cui la nota fa riferimento, Bardhyl Hoxha.

L’uomo ha dichiarato di non avere nessun coinvolgimento in attività terroristiche né legami con l’allarme causato dalla nota e di non avere nessuna connessione con l’altro individuo, Bujar Hysa, di cui finora non si hanno molti dettagli. Hoxha, residente in Francia, si è immediatamente presentato alle autorità francesi che gli hanno garantito la libertà di movimento non notando alcun reale pericolo al momento. Hoxha si è inoltre rivolto subito ad un avvocato che ha scritto una lettera rivolta al Procuratore della Repubblica e che Ora News TV ha ottenuto (foto e testo tradotto della lettera sotto).

“Al Signor Procuratore della Repubblica,

[…] mi rivolgo a Lei in qualità di consulente del Signor Bardhy Hoxha […], che ha di recente constatato dei fatti di diffamazione particolarmente gravi nella stampa estera poiché ne emerge che sarebbe, secondo i giornalisti, un pericoloso terrorista sul punto di commettere un attentato […]. Porto dunque alla sua attenzione, visto quanto detto, che il Signor Bardhy Hoxha sporgerà una denuncia per diffamazione contro suddetti giornali nei paesi coinvolti (Albania e Italia), ma ugualmente che rimane nella piena e totale disposizione della giustizia qualora necessario […]”

Mentre per quanto l’altro nome al centro della vicenda e cioè Bujar Hysa, secondo fonti dell’antiterrorismo albanese riportate da Shiqiptaria.com, si troverebbe in un carcere di massima sicurezza in Albania dove sconterebbe una condanna a 18 anni di reclusione.

La nota che ha causato l’allerta avrebbe inizialmente fatto il giro delle chat delle forze dell’ordine dal primo di Novembre e poi sarebbe arrivata ad Open. TPI da parte sua afferma che “la notizia è stata pubblicata per primo dal sito Open.online, poi verificata e confermata da fonti autonome da parte di TPI.”

La leggerezza professionale nella diffusione di notizie come quella divulgata da Open rischia di essere fra le cause della tensione e discriminazione che contribuisce al clima di paura ed ostilità verso le minoranze.

L’allarme di un “attacco alla Bataclan” ha portato molti ad avere paura, radice quest’ultima dei discorsi di odio che troppo spesso si sono tradotti in violenze. Ciò ricorda i recenti attacchi terroristici di estrema destra come quelli della Nuova Zelanda del 15 marzo 2019 e molti altri attacchi e violenze contro alcune minoranze religiose, in Italia ed in Europa, come fu anche il caso con l’aggressione di Luca Traini, il cui nome era su uno dei caricatori usati dal terrorista per massacrare i 51 fedeli in Nuova Zelanda a Christchurch.

Questo a riprova dell’importanza odierna del “fact-checking” (verifica dei fatti) proprio del giornalismo e di cui Open si fa promotore nella stessa piattaforma online affermando che “la verifica dei fatti viene svolta con gli stessi criteri per ogni segnalazione, solo prove determinano le conclusioni dell’analisi.”

Tags: AlbaniaBufaleFake NewsInformazioneOpenTerrorismo
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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