• Redazione
  • Contatti
lunedì, Marzo 30, 2026
No Result
View All Result
NEWSLETTER
La Luce
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
No Result
View All Result
La Luce
No Result
View All Result
Home Mondo

Il Libano in piazza contro rincari e corruzione fa tremare i palazzi del potere. Hariri fa marcia indietro e taglia gli stipendi dei politici

by Davide Piccardo
Ottobre 21, 2019
in Mondo, Prima Pagina
0
Il Libano in piazza contro rincari e corruzione fa tremare i palazzi del potere. Hariri fa marcia indietro e taglia gli stipendi dei politici
0
SHARES
0
VIEWS
Beirut e molte altre città del Libano sono state investite negli ultimi giorni da importanti manifestazioni di massa di cittadini che protestavano contro il caro vita, la corruzione e la malversazione amministrativa.
Oggi il Primo Ministro Hariri ha annunciato riforme che prevedono (tra l’altro) la riduzione della metà degli stipendi dei politici.
Dopo che per decenni l’alterazione dell’ordine pubblico è stata causata da scontri che si caratterizzavano in vere e proprie guerre interconfesionali tendenti ad affermare il predominio di una fazione su tutte le altre, in un tourbillon di alleanze e tradimenti, questo autunno nel Paese dei Cedri si è scaldato in modo del tutto imprevisto.
I libanesi, senza distinzione di appartenenza confessionale stanno protestando contro il malgoverno e la corruzione che ha condotto il Paese ad avere un debito di oltre 100 miliardi di dollari con la Banca Mondiale, e il cui servizio incide per 10 miliardi sul bilancio delle esauste casse dello Stato (86 miliardi – oltre il 150% del prodotto interno lordo, secondo il ministero delle finanze).
Le proteste che hanno investito l’insieme del Paese e non hanno risparmiato nessuno degli esponenti dell’establishment, durano da giorni e ci sono stati durissimi scontri tra manifestati e polizia-esercito con centinaia di feriti e fermi.
La vicenda trae la sua origine nel prestito che il Libano negoziò con la Banca Mondiale dopo la stipula degli accordi di Taif (1989) che pose fine ai conflitti intercofessionali che avevano sconvolto il paese tra il 1982 e fino all’inizio del 1990. Il prestito che era finalizzato alla ricostruzione del Paese che aveva subito gravissime devastazioni a causa dei conflitti interni e all’invasione israeliana del 1982 sembra sia sia risolto in un enorme arricchimento dei capi delle fazioni attori della guerra civile.
Per far fronte al rischio di default il governo Hariri non ha saputo far altro che promulgare una serie di decreti fiscali che avrebbero colpito direttamente l’insieme della popolazione che, da canto suo l’accusa di non volere o non saper costringere i corrotti a restituire al Paese quello che gli avrebbero rubato in questi decenni. Si parla in Libano di 320 miliardi di dollari depositati nelle banche svizzere dai ministri dei vari governi che si sono succeduti dal 1990 ad oggi.
Nei provvedimenti del governo era previsto, tra l’altro, un aumento dell’IVA dal 10 al 15%, una tassa di 20 cent di dollaro su ogni chiamata WhatsApp, lo strumento maggiore della comunicazione dei libanesi.
Venerdì scorso per calmare le proteste il primo ministro Hariri ha revocato gli aumenti e dato un ultimatum di 72 ore ai suoi ministri, affinchè concordassero un bilancio finale che non includesse aumenti e tasse aggiuntive. L’ultimatum scade oggi e si prevedono altre manifestazioni di piazza in caso le misure annunciate non rispondano, almeno in gran parte alle aspettative del popolo.
Grande come due volte la Liguria ( poco più di 10mila kmq di superfice) il Libano ha 4,2 milioni di abitanti a cui si devono aggiungere quasi 500 mila palestinesi e oggi 1,8 milioni di siriani fattore indubbio di destabilizzazione in un paese già tanto stressato.
Tags: Beirutcorruzionelibanoprotestewhatsapp
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

Next Post
Dal 2020 in Kenya si studierà mandarino a scuola, continua l’avanzata cinese in Africa

Dal 2020 in Kenya si studierà mandarino a scuola, continua l'avanzata cinese in Africa

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recommended

Ecco perchè Israele ha perso ancora

Ecco perchè Israele ha perso ancora

5 anni ago

Rutelli e le fregnacce sull’origine del termine moneta

5 anni ago

Nel film Netflix Gesù è gay e Maria drogata: indignazione di musulmani e cristiani, una petizione raccoglie 1,6 milioni di firme

6 anni ago

Popular News

  • La frode delle democrazie occidentali: perché il tuo voto non conta più nulla

    La frode delle democrazie occidentali: perché il tuo voto non conta più nulla

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Il boomerang dell’islamofobia: i musulmani italiani hanno vinto il referendum

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Hamza Roberto Piccardo ed il Referendum Magistratura: perché ho invitato i musulmani a votare No

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Morte di Ali Larijani: il “pugno di ferro” USA-Israele e il paradosso della resilienza iraniana

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Teheran apre al negoziato ma alle sue condizioni: Khamenei e Pezeshkian parlano con una sola linea della chiusura delle basi USA nella regione

    0 shares
    Share 0 Tweet 0

Connect with us

La Luce

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

Navigo il sito

  • Redazione
  • Contatti

Seguici

No Result
View All Result
  • Chi siamo
  • Editori della Luce
  • Sostienici
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

×