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La conquista di Costantinopoli, 567 anni fa Mehmet II entrava nell’odierna Istanbul

by Domenico Altomonte
Aprile 10, 2020
in Fede, Prima Pagina, Storia, Turchia
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La conquista di Costantinopoli, 567 anni fa Mehmet II entrava nell’odierna Istanbul
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Proprio pochi giorni fa ricorrevano 567 anni dall’inizio dell’assedio alla città che risiede da allora a cavallo tra due continenti e che è stata capitale di quattro imperi, quello Romano, quello Bizantino, quello Latino e infine quello Ottomano. Tre di questi rappresentavano per la loro epoca la potenza mondiale dominante.

“Certo voi conquisterete Kustantiniyya (Costantinopoli, l’odierna Istanbul). Che grande comandante sarà colui (che riuscirà in questa impresa) e che grande esercito!” Così recita un famoso detto profetico islamico inserito nella sua Collezione (Al Musnad 14:331 #18859) dall’Imam Ahmad bin Hanbal – che avrebbe spinto, fin dai tempi della prima civilizzazione islamica, interi eserciti e numerosi comandanti alla conquista di “Nea Roma” (nuova Roma).

Il luogo simbolo del Cristianesimo

Questo il nome che l’Imperatore Costantino volle attribuire alla nuova capitale dell’Impero Romano. Essa sarebbe diventata il luogo simbolo del Cristianesimo più di quattro secoli prima di Roma stessa e avrebbe resistito all’epoca della caduta dell’Impero Romano d’Occidente e a tutto il Medioevo, fino all’inizio della cosiddetta epoca moderna.

Proprio pochi giorni fa ricorrevano 567 anni dall’inizio dell’assedio alla città che risiede da allora a cavallo tra due continenti e che è stata capitale di quattro imperi, quello Romano, quello Bizantino, quello Latino e infine quello Ottomano. Tre di questi rappresentavano per la loro epoca la potenza mondiale dominante.

La conquista, un’impresa impossibile

Per secoli la conquista di questa terra tanto agognata era sembrata un’impresa impossibile per chiunque, anche a causa delle possenti mura che la proteggevano dagli attacchi.

Ma nel 1451, appena qualche decennio prima della spedizione di Cristoforo Colombo verso le Indie, passata alla storia come la scoperta dell’America, Sultan Mehmet II, tornato definitivamente al trono, era pronto per cambiare per sempre il corso della Storia. Fin dai primi anni di vita era stato formato dai migliori maestri dell’Impero, fra cui l’italico Lalla Pasha: aveva memorizzato l’intero Corano, aveva studiato le tradizioni profetiche e la giurisprudenza islamica, la matematica, l’astronomia e la strategia militare. Parlava in maniera fluente 7 lingue, incluso l’arabo, il persiano, il latino, il greco e l’ebraico.

Fatih,“il conquistatore”

Aveva pianificato le sua vittoria per anni giorno e notte, aveva potenziato la flotta navale ottomana ed era entrato in possesso del territorio confinante con la città ad Est e a Ovest, circondandola completamente e isolandola dal resto dell’Impero Bizantino.

Solo 2 anni dopo, Fatih (“il conquistatore”) Sultan Mehmet, che a quel tempo aveva solamente ventuno anni, rivelò al mondo, nei fatti, che quel grande comandante di cui parlava il suddetto hadith era proprio lui e quel grande esercito era proprio l’esercito ottomano al suo seguito.

Le condizioni offerte al popolo di Costantinopoli

Come prevedevano le regole da seguire in tempo di guerra tramandate da Muhammad, il Profeta dell’Islam (pbsl), prima di iniziare l’assedio, Sultan Mehmet offrì al popolo di Costantinopoli la possibilità di arrendersi alle seguenti condizioni: sarebbero rimasti in possesso di tutte le loro proprietà, avrebbero vissuto in pace e lo stesso imperatore Costantino XI sarebbe stato nominato governatore della città. Ma questa opzione fu rifiutata.

La conquista non fu facile e le battaglie proseguirono per circa due mesi nonostante il valore e la preparazione dei soldati ottomani e l’uso dei cannoni più grandi che la storia avesse mai visto.

Le navi da guerra che camminaron sulla terra

Ma il genio di quel “ragazzino” ribelle nato dal ventre di una donna di probabili origini italiche doveva ancora mostrarsi in tutta la sua magnificenza. La notte del 22 aprile Sultan Mehmet ordinò ai suoi soldati di caricare le navi ancorate nel Bosforo e di trasportarle al di là del cosiddetto Corno d’oro in modo tale da superare l’ostacolo della gigantesca catena lignea posta dai Bizantini a difesa del lato interno della città e ritrovarsi all’alba di fronte al fronte più debole della fortificazione, cogliendo così gli avversari completamente impreparati e indifesi. L’idea di poderose navi da guerra che letteralmente “camminarono sulla terra” rimase per secoli nell’immaginario degli uomini di quei tempi.

L’avvenuta conquista

Fu così che il 28 maggio 1453 il sovrano predestinato sospese tutti gli attacchi per permettere ai suoi di ringraziare Iddio per il favore ricevuto e per la vittoria ormai alle porte. Il giorno dopo un ultimo assalto alle mura, ormai definitivamente compromesse, sancì l’avvenuta conquista.

Il sovrano ottomano entrò quindi nella basilica di Santa Sofia, prima cattedrale al mondo (350 d.C.) e si prosternò rivolto alla Mecca. Poco dopo pronunciò di fronte ai bizantini riuniti, terrorizzati e inginocchiati alla vista del grande imperatore, un discorso in lingua locale, in un perfetto greco antico (come farà ancora 10 anni dopo al momento della conquista della Bosnia).

Praticherete la vostra fede secondo il vostro credo

Un discorso che sarebbe dovuto entrare nella storia come modello di giustizia, di pluralismo e di misericordia per l’avversario sconfitto: “Alzatevi” disse “sono Sultan Mehmet e dico a te Atanasio (ndr Patriarca ecumenico di Costantinopoli), ai tuoi compagni e al tuo popolo di non aver paura della mia rabbia poiché da oggi in poi siete miei cittadini, siete liberi di professare la vostra religione, di parlare la vostra lingua e di portare avanti i vostri affari e i vostri commerci. Le vostre vite e le vostre libertà saranno sotto la mia personale protezione e le vostre chiese rimarranno aperte, praticherete la vostra fede secondo il vostro credo”.

Infine, rivolgendosi ai suoi generali, ordinò loro di non arrecare alcun danno ai civili, specialmente alle donne e ai bambini, aggiungendo anche che se qualcuno dei soldati avesse infranto questo diktat sarebbe andato incontro alla pena di morte per mano del governo stesso.

Tags: conquistaCostantinopoliFedeIstanbulMehmetmodello di giustizia
Domenico Altomonte

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