Qualche giorno fa, a Modena, un giovane italiano di origine marocchina, Salim Al Kudri, 31 anni, si è lanciato a bordo della sua auto contro un gruppo di persone a caso, mentre stavano passeggiando sulla Via Emilia. Ha travolto quattro persone che sono ricoverate in gravi condizioni all’ospedale — due di loro hanno perso le gambe — e altre quattro sono state ferite.
Un giovane italiano, aiutato da due egiziani, padre e figlio, e da ragazzi del Pakistan, si è lanciato sull’uomo, armato di un grosso coltello, e insieme agli altri lo ha bloccato, in modo che la polizia intervenuta sul posto potesse arrestarlo.
Quasi subito si è capito che si trattava di un disadattato affetto da una grave forma di schizofrenia — era in cura al CIM dal 2022, poi era sparito — laureato in Economia Aziendale, era rimasto disoccupato e aveva dato segni di squilibrio mentale. Aveva scritto frasi deliranti su FB prendendosela addirittura con Gesù, cosa che un musulmano autentico non può assolutamente fare.
La follia non ha etnia. Il Fatto Quotidiano di lunedì 13 denuncia in prima pagina l’abbandono dei malati di mente a causa del sottofinanziamento dei Centri di Igiene Mentale e dei tagli alla sanità attuati dal Governo Meloni. Questo è il problema. La criminologa Roberta Bruzzone, non certo di sinistra, interviene affermando che lo scarso contenimento di una patologia psichiatrica così grave può portare al suicidio o all’omicidio: “La salute mentale è una delle grandi emergenze rimosse, sottovalutate, cronicamente depotenziate…” e continua: “La salute mentale non può essere trattata come un problema privato finché non diventa un problema di ordine pubblico. Non puoi intervenire solo quando ci sono i corpi a terra.”
(dal blog Il Paragone, “Modena, lo sfogo di Roberta Bruzzone dopo l’attacco”)
La mancanza del lavoro e l’isolamento sociale favoriscono l’aggravamento della patologia e ostacolano qualsiasi tentativo di recupero.
Durante gli anni la malattia si è stratificata e poi è esplosa.
Il Fatto Quotidiano pubblica in cronaca, sulla versione online, dei messaggi inviati dall’assassino il 27 aprile 2021 al sito web dell’Università di Modena, in cui insultava chi gli doveva trovare lavoro: “Dovete farmi lavorare come impiegato, non magazziniere, capito, qua a Modena e non il c@lo al mondo dove ti rimangono in tasca 500 euro se ti va bene” e poi “Fatemi lavorare”, e insulti seguiti poi da scuse. Una situazione praticamente normale per chi non viene nemmeno riconosciuto come italiano: ti offrono posti di lavoro scadenti e sottopagati, sei sottoposto a mobbing e umiliazione. Ovviamente devi rispondere aggiornando la tua formazione e sperare di trovare un’azienda decente, non dando di matto, perché a quel punto non ti assume più nessuno.
(articolo di Redazione del 18 maggio 2026: “Dovete farmi lavorare…”)
Modena risponde con una manifestazione in cui esprime il cordoglio per le vittime innocenti, ma anche il rifiuto di ogni sciacallaggio mediatico. E che il problema della sicurezza non si risolve deportando la gente o mettendo tutti in carcere, ma creando una città dove nessuno si senta straniero e dove nessuno venga lasciato indietro. Solo allora si potrà usare efficacemente anche la repressione del crimine.
Dall’altra parte dello spettro politico si grida “Al lupo”, blaterando di remigrazione, e c’è qualcuno che addirittura propone su FB l’espulsione di tutta la famiglia del reo e la distruzione della loro casa, come fa Israele coi Palestinesi. Invano persino Piantedosi, che non è mai stato tenero con i musulmani, smentisce categoricamente qualsiasi ipotesi di cellula dormiente o lupo solitario. Salvini e Vannacci, che rischiano alle prossime elezioni del 2027 percentuali da prefisso telefonico, hanno un solo argomento: l’odio contro i musulmani, lo spettro dell’invasione del cinque per cento contro il novantacinque per cento, la balla secondo cui un partito musulmano che si presentasse alle elezioni col campo largo o attraverso il PD chiederebbe l’applicazione della Sharia — qualsiasi cosa intendano con questa parola — e la sottomissione delle donne. In realtà vogliono depotenziare la forza dei nostri giovani istruiti e coscienti, a volte molto più preparati dei figli degli analfabeti funzionali che li votano. Sfruttano una paura ingegnerizzata a tavolino e l’invidia sociale creata dall’impoverimento del ceto medio e delle classi popolari. In quattro anni sono entrati centinaia di migliaia di stranieri regolari, ma per il resto la destra si è solo riempita le tasche sistemando amici e parenti, ha appoggiato guerre e un genocidio e non ha risolto nessuno dei problemi strutturali del Paese.
Loro, che calpestano la Costituzione che noi abbiamo insegnato per anni nelle moschee, vi si aggrappano per dire che i musulmani, anche quelli nativi, sono un corpo estraneo nella società. Qualcuno ci definisce addirittura un cancro. Pagine social nascono come funghi per propagandare l’odio etnico-religioso, mentre chiunque, anche a destra, provi a fare un discorso razionale o a proporre soluzioni che non siano la deportazione coatta viene ricoperto di insulti ed accusato di essere anti-italiano. Gli stessi che deplorano l’abbandono della tradizione non si sposano, non vanno a Messa, non fanno figli, invecchiano e prendono la pensione per 20 anni. Ma danno la colpa a noi per tutto. Gli stranieri incidono per un misero 3,36 per cento sul totale della spesa pubblica — dati I.D.O.S. — e danno all’Agenzia delle Entrate oltre 4 mld di euro, coprendo qualifiche che in Italia non ci sono.
La delinquenza e la follia non hanno etnia né religione. Tanto è vero che, assieme a Luca Signorelli, che si è lanciato sull’assassino per fermarlo, restando ferito da una coltellata, per fortuna in maniera non grave, c’erano gli egiziani Osama Shalaby, 56 anni, muratore, e il figlio Mohammed, 20 anni. Il primo vive in Italia da 30 anni, ancora senza cittadinanza, e dice a Il Fatto Quotidiano: “Abbiamo paura solo di Dio” ed ha proseguito: “Speriamo che il nostro gesto serva a qualcosa. Il nostro sogno è una casa popolare in cui vivere con tutta la famiglia”. Sono intervenuti con loro anche alcuni negozianti pakistani che hanno dei locali vicini al luogo della strage.
Detto ciò, è ovvio, o almeno così dovrebbe essere, che un gesto come questo contro creature innocenti è ripugnante ed anti-umano. Non è in alcun modo giustificabile, ma bisogna scavare per vedere da dove nasce il disagio, per fare sì che altre persone non arrivino a questi gesti estremi.
Karima Moual, che ci ha provato, si è presa una valanga di insulti su FB, accusata di difendere l’assassino.
Trovo però altrettanto ripugnante ed anti-umano lo spirito di vendetta tribale che spinge queste campagne di odio indiscriminato. Negli stessi giorni veniva massacrato a Taranto un giovane maliano, Sako Bakary, da una baby gang di italianissimi maranza che giravano per la città cercando un povero disgraziato da accoltellare. Il poveretto era stato addirittura cacciato da un bar dove si era rifugiato per salvarsi, locale che è stato chiuso poi per due mesi dalle autorità.
Il fratello della vittima aveva pronunciato un nobile discorso davanti alla salma del fratello, in cui si sentiva il rifiuto di qualsiasi ideologia di vendetta. Gli italiani presenti erano stati impressionati dalle sue parole, confrontandole con la becera propaganda dei politici e della stampa di destra.
Tajani ha proposto Luca Signorelli e gli altri cittadini intervenuti per la Medaglia al valor civile. Almeno per lui e per pochi altri a destra — Luca Zaia si è opposto allo sciacallaggio sul suo profilo FB — la solidarietà non ha colore, né fede né etnia.
Stay Human.


