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La Francia ad un bivio, per essere potenza globale deve rispettare le minoranze

by Djendel Yassen
Ottobre 30, 2020
in Voci
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La Francia ad un bivio, per essere potenza globale deve rispettare le minoranze
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“Non è per dei crimini che un popolo fa un passo falso col proprio destino, ma per degli errori. Il suo esercito è forte, le sue casse sono traboccanti e i suoi poeti in piena forma. Ma un bel giorno, non si sa il perché, qualcuno dei suoi cittadini taglia crudelmente gli alberi, il suo principe rapisce oltraggiosamente una donna, e i suoi giovani si comportano male ; da quel giorno è perduto. I popoli, come gli uomini muoiono per impercettibili maleducazioni. E’ dal loro modo di starnutire e di consumare le calzature che si riconoscono i popoli condannati” (Jean Giraudoux, La guerre de Troia non si farà (1935), atto II, scene 13, Ulisse) 

È anche nel modo in cui tratta le sue minoranze che si può riconoscere una nazione condannata al declino.

Una grande potenza che vuole avere una portata globale e mantenere il suo rango nel tempo deve essere in grado di amministrare con benevolenza e gentilezza una grande varietà di minoranze.

Questo è stato il caso dei grandi imperi che hanno segnato la storia dell’umanità.

Se l’Impero Ottomano è riuscito a mantenersi per più di sei secoli tra il 1299 e il 1923, è perché ha saputo amministrare in quel modo un grande mosaico di popoli, etnie, culture e religioni, in tre diversi continenti.

Se oggi l’impero anglosassone composto da Stati Uniti e Gran Bretagna con i paesi del Commonwealth occupa un posto predominante nel mondo, perché è in grado di amministrare con benevolenza e gentilezza le varie minoranze che vi abitano e vi si stabiliscono.

Quanto alla Francia, oggi, insieme al resto dell’Europa continentale, essa è a un bivio.

La domanda che si pone in particolare alla Francia è se vuole o meno essere una grande potenza con influenza globale.

È il trattamento che riserva alla minoranza musulmana che vive sul suo territorio e la natura delle relazioni che intrattiene con il mondo musulmano che sono i segni determinanti dello status e dell’influenza della Francia a livello globale. 

Se la Francia sceglie di trattare con benevolenza e gentilezza la minoranza musulmana che vive sul suo territorio, e di basare la sua politica nei confronti del mondo musulmano su principi di giustizia ed equità, abbandonando così la sua tradizionale politica di sostegno ai movimenti e alle forze centrifughe nei paesi interessati e di appoggio a potenze corrotte per opprimere i popoli e saccheggiare le loro ricchezze, potrà allora rivendicare il ruolo di grande potenza con influenza globale;

Se invece sceglie di opprimere i musulmani, e di continuare a sostenere nel mondo musulmano tutte le forze e l’eversione per creare colà disordine, continuando a a sostenere regimi corrotti e opprimere il popoli saccheggiando le loro ricchezze, e in questo caso si condanna ad essere una potenza media, in declino, con un orizzonte di pensiero e di visione limitati.

La Francia del presidente Macron ha scelto questa seconda opzione con grande determinazione.

Tags: franciaIslamofobiaMusulmaniRazzismo
Djendel Yassen

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