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Home Calcio

Mamma ho rivisto Maradona: ad un anno dalla sua morte

by Francesco Tieri
Dicembre 6, 2021
in Calcio, Cinema, Sport
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Mamma ho rivisto Maradona: ad un anno dalla sua morte
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Nelle 4 settimane dal 61° anniversario della sua nascita al primo anno trascorso dalla sua morte, Maradona è tornato a farsi “sentire”: una serie TV Prime, ben 2 statue a Napoli e macabri dettagli sulla sua salma.

Certe esistenze sembrano destinate a sopravvivere a loro stesse, come fossero opere d’arte momentaneamente incarnate.  

Te ne innamoravi e gli perdonavi tutto

Sono di parte, il 10 maggio del 1987 ero in auto bloccato nel traffico, a Napoli, mentre intorno tutto esplodeva per la vittoria del primo scudetto del Napoli di Maradona. Tornavamo a casa dopo la solita visita domenicale alla nonna materna e stava iniziando una festa che sarebbe durata per tutta l’estate, fino al 30 settembre che il Real Madrid ci avrebbe buttato fuori dalla Coppa dei Campioni (4 mesi e 3 settimane di festa). Nell’estate precedente invece ricordo che andavo in un negozio di elettrodomestici perché sui televisori in esposizione andavano in continuazione i goal del Mondiale che Diego aveva appena vinto, soprattutto i due goal contro l’Inghilterra nei quarti di finale. Avevo 11 anni e non capivo che per qualcuno quella partita fu una mezza guerra fredda ed una mezza guerra mondiale. Maradona vinse quella guerra quasi da solo, 2 a 1, segnando un goal con la mano seguito dal goal del secolo. Due reti a distanza di 4 minuti che in parte riscattavano la sconfitta militare dell’Argentina nella Guerra delle Falkland e che un po’ riassumono quello che era Maradona. Dopo il secondo goal il cronista Giorgio Martino sentenziava così: “Splendido goal di Maradona, questo è tutto fatto con i piedi… vale per questo e per quello di prima”. 

Agli occhi degli amanti del calcio, soprattutto napoletani e argentini ma non solo, Maradona aveva la capacità di farsi perdonare tutto. E ne aveva di peccati da scontare. Mentre vinceva quel Mondiale, per esempio, a Napoli una donna era al sesto mese di gravidanza ed avrebbe dato alla luce un bambino che crescendo sarebbe diventato uguale a lui, un figlio che se non fosse stato per il tribunale probabilmente lui non avrebbe mai riconosciuto. Un bambino nato nel settembre del 1986, tra il goal del secolo contro l’odiata Inghilterra ed il primo scudetto del Napoli contro le tifoserie del nord che sputavano odio sui terroni. Quella paternità a lungo negata è stata forse la cosa più cattiva fatta da Maradona, nel mentre conduceva dichiarate battaglie socio-sportive come nessuno prima e dopo di lui. Anche se è stato il più grande calciatore di tutti i tempi lui non ha mai giocato semplicemente a calcio. Portava in campo con leggerezza qualcosa più grande di lui, un peso che fuori dal terreno di gioco non riusciva a sostenere. Negli ultimi anni comunque aveva avviato un rapporto col figlio napoletano e si era riappacificato con sua madre.

La serie TV Prime

Il 29 ottobre, alla vigilia della sua data di nascita, è stata lanciata Maradona: Sogno Benedetto, una serie TV ben fatta che, in 10 episodi, ripercorre la vita di Maradona dall’infanzia alla vittoria del Mondiale ‘86. Mancano quindi i successi ’87-’90 col Napoli ma per quelli è stata già annunciata una seconda stagione della serie. Il ricovero a Punta del Este in Uruguay, dopo i bagordi del Capodanno 2000, è una storia nella storia raccontata nel corso di tutti gli episodi e che nell’ultima puntata lascia il posto alla partita di addio del 2001 nello stadio del Boca Junior dove un Maradona commosso disse, ad uno stadio commosso, che “la pelota non se mancha” (la palla non si sporca) riuscendo ancora una volta a scindere gli errori dell’uomo dai numeri del campione e facendo pendere ancora una volta la bilancia dalla parte dei secondi. 

La serie Prime, che ha ricevuto delle critiche per qualche imprecisione, rende compiutamente la dimensione complessa e travagliata del campione argentino naturalizzato napoletano. L’uomo generoso amato da tutti quelli che hanno giocato con lui, ed anche da molti suoi avversari, è raccontato insieme alle ombre che subentrano nella sua vita con la droga e che avrebbero progressivamente preso il sopravvento. Ma sono ben raccontate anche le debolezze personali che prescindono dalla tossicodipendenza, come l’incapacità di essere un partner amoroso fedele e la presenza ingombrante della madre nella sua relazione coniugale (iniziata molti anni prima del matrimonio, già tra mille infedeltà). Le donne da cui ha avuto dei figli nel periodo napoletano ne escono bene rispetto a come sono state prima o poi “apostrofate”. La moglie e fidanzata storica Claudia Villafane, che dopo il divorzio è stata vista come un’approfittatrice, resta la persona che più di tutte gli è stata vicina e nella serie questo si evince senza se e senza ma. A Cristiana Sinagra, storicamente ritenuta “na zoccola”, viene seppur tardivamente resa la giustizia che meritava. A Napoli non lo sapeva praticamente nessuno, ma Cristiana è stata la fidanzata di Maradona in un periodo in cui Claudia l’aveva lasciato facendo ritorno in Argentina. La breve relazione si interruppe proprio a causa della gravidanza, forse perché Maradona si era messo in testa che vincere quel mondiale era la cosa più importante al mondo o forse perché non fu abbastanza uomo. 

Ci sono evidenti interferenze di persone ancora in vita che sono riuscite a farsi raccontare senza ombre ma lui, Diego, è raccontato in tutta la sua cruda umanità. L’interpretazione di Juan Palomito, del Maradona obeso e tossicodipendente che finisce in ospedale quasi morto nel 2000, è semplicemente eccezionale. Ma anche gli attori che interpretano Maradona nelle altre fasce d’età hanno fatto un buon lavoro. 

Il giallo della doppia statua, le pacchianate, o’ burdell 

Giovedì 25 novembre, per il 1° anniversario della sua morte, all’esterno dello Stadio del Napoli, da un anno denominato Diego Armando Maradona, è stata presentata al pubblico una statua del pibe de oro realizzata dall’artista napoletano Domenico Sepe e da lui regalata “alla città”. L’artista si era auto-committato un anno fa, quando l’ormai ex amministrazione della città dichiarava di voler commissionare una statua celebrativa senza di fatto mai farlo. Subito dopo la presentazione l’opera è stata portata via e non si sa se e dove sarà un giorno posizionata, qualcuno dice nel posto dove è stata presentata (un piazzale a me molto caro), ma non si esclude che Sepe se la debba tenere per sempre nel salotto. 

Tre giorni dopo, ma all’interno dello stadio, è stata presentata un’altra statua questa volta “regalata” alla società Calcio Napoli e destinata ad essere posizionata all’esterno degli spogliatoi. L’evento è stato coronato da una vittoria degli azzurri per 4 a 0, a spese della Lazio guidata dall’ex allenatore azzurro Maurizio Sarri, indossando una maglia un po’ pacchiana con impresso il volto di Maradona. Un anno fa per il 29 novembre il Napoli aveva a piano di scendere in campo con una nuova divisa “modello Argentina” che, con la morte di Maradona 4 giorni prima della data pianificata, assunse involontariamente i connotati della commemorazione. Paragonando le due divise quella di un anno fa era decisamente più bella. Guardando alle due statue “rivali” invece sembra si possa dire che ala città di Napoli manchi qualcosa…

Il cuore di Maradona

La morte di Maradona è apparsa da subito come legata alla necessità di una narrazione esagerata, fitta di intrighi e misteri. Mentre era in vita sono stati realizzati molti film e documentari su di lui ed altri ce ne saranno negli anni a venire. E’ stato anche oggetto di venerazione religiosa, perché il senso della misura non è una cifra dei nostri tempi. Rappresenterà l’Italia ai prossimi oscar il film di Paolo Sorrentino E’ stata la mano di Dio ambientato nella Napoli ai tempi di Maradona. E’ evidente che il materiale in questione è ancora capace di suscitare forti emozioni.

Dopo la sua morte sono sbucati come funghi aspiranti figli, le immancabili me too, ma la cosa più scabrosa al momento è la recentissima notizia che Maradona sarebbe stato sepolto senza il cuore.

Cercando in rete le testimonianze dei grandi numeri 10 di quell’epoca d’oro del calcio italiano (Platini, Matthaus, Gullit, Baggio…) si più avere il sospetto che Maradona avesse un cuore d’oro, per le esperienze private che questi campioni hanno raccontato o per la luce che ai loro occhi avevano le sue giocate. Fatto sta che a molti di noi manca e dispiace per come ha vissuto i suoi ultimi anni. Chi ha avuto la fortuna di viverlo negli anni ’80 lascia volentieri ad altri i confronti improbabili con altri calciatori. Non ci interessa neanche difendere la sua vita privata perché Maradona era cosi, un pacchetto completo, ed a noi stava più che bene. 

Tags: ArgentinaMaradonaNapoliPrime
Francesco Tieri

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