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Home Alimentazione

Nel governo che vorrei attività sportiva e alimentazione sana come forma di prevenzione

by Laura Presicci
Novembre 9, 2020
in Alimentazione, Coronavirus, Salute, Società, Voci
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Nel governo che vorrei attività sportiva e alimentazione sana come forma di prevenzione
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Nel governo che vorrei immagino campagne a sostegno della prevenzione, quel tipo di prevenzione non per forza medicalizzante e funzionale a questo sistema economico ma quel tipo di prevenzione che parla di consapevolezza, di volersi bene e prendersi cura di sé.

Un governo che spinga alla conoscenza di sé, dei propri limiti ma soprattutto delle proprie potenzialità.
Una prevenzione che parli, ad esempio, dei benefici della meditazione e del potenziale della nostra mente ai fini della salute e della guarigione, non si tratta di fantascienza.

Pensate semplicemente al dottore che consiglia di non dire al paziente in fin di vita la verità per evitare che si abbatta psicologicamente e che le sue condizioni peggiorino più velocemente. 

Perché, quindi, da mesi si fa una campagna di terrorismo mediatico e si è instillato nelle menti delle persone un sentimento di paura e psicosi?

La paura abbassa le difese immunitarie

Perché nessun governo e nessun comitato scientifico parla di questo?
Nella medicina tradizionale cinese il sentimento della paura è legato all’organo vitale dei reni: più proviamo paura più i nostri reni si indeboliscono.

Nel governo che vorrei, se proprio fosse ritenuto strettamente necessario restare a casa, vorrei un servizio gratuito durante i mesi di lockdown e pandemia con programmi di allenamento a casa, yoga e meditazione, cosicché tutti i personal trainer e professionisti del settore messi in panchina, con palestre e centri sportivi chiusi ritenuti non essenziali, possano continuare a lavorare per mantenere le persone in salute, rafforzando il loro sistema immunitario attraverso l’attività fisica.

Una recente ricerca ha dimostrato che la sedentarietà ha un caro prezzo, dell’ordine di 50 miliardi di euro all’anno, con impatti variabili in base ai 142 Paesi diversi considerati che rappresentano il 93% della popolazione mondiale. La pandemia dovuta alla sedentarietà viene associata a cinque milioni di decessi nel mondo ogni anno, quasi il 10% della mortalità totale.

Mangiare bene previene la comparsa di patologie gravi e di ammalarsi

Nel governo che vorrei frutta e verdura Bio dovrebbero essere la normalità e non un bene che possono permettersi in pochi. Il governo dovrebbe dare supporto all’economia sostenibile a partire dagli allevamenti, alle aziende agricole e la burocrazia dovrebbe essere agevolata e non essere un impedimento.

Nel governo che vorrei le zucchine extra primizia bio non dovrebbero costare più del petto di pollo a fette. C’è qualcosa di fortemente sbagliato in questo. Quanto costa alla natura questo nostro eccesso? Cosa comporterà per le generazioni dei nostri nipoti?

Nel governo che vorrei, se proprio fosse ritenuto strettamente necessario restare a casa, al posto della diretta settimanale per l’annuncio del nuovo DPCM, vorrei dirette di esperti del benessere, salute e prevenzione, dove nutrizionisti e consulenti alimentari spieghino e informino come prevenire stati influenzali, raffreddori, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni, ecc.. nutrendosi in maniera corretta e responsabile.

Nella società che vorrei, le persone, anziché alimentarsi d’odio e scagliarsi contro i runners su Facebook, vorrei pensassero a loro stesse e anziché avere così tanta paura del virus imparassero a farci i conti, a costo di stravolgere la loro routine quotidiana, e iniziassero così a prendersi cura di sé e a ripetersi “Sono forte e grato di questa vita”.

Last but not least, nel governo che vorrei la frase fortemente consigliata l’attività lavorativa in smart working vorrei diventasse un obbligo per le aziende con possibilità di lavorare dall’ufficio solo per chi lo desiderasse. 

E da non confondere il lavoro in smart working con il remote working. Vorrei venissero sostituiti tutti quegli amministratori delegati retrogradi che richiedono per forza la presenza in ufficio per la loro necessità di controllo o frustrazione perché altro poi non avrebbero da fare. Pensate a quanto i mezzi pubblici sarebbero stati più agibili, rispetto alla situazione attuale, visto che nonostante tutto non sono riusciti a organizzarli in tutti questi mesi per renderli efficienti e adeguati.

Vorrei che fosse stata incentivata la migrazione nelle seconde case per chi ne avesse avuto la possibilità, che si fosse preparato un accordo per agevolare gli affitti nei piccoli paesi di montagna, mare e campagna per svuotare le città e distribuire in modo più uniforme la densità di popolazione, forse Milano non sarebbe arrivata a questo punto, che i responsabili di ogni team avessero incentivato i loro dipendenti a lavorare in luoghi immersi nella natura, a prendersi cura di sé e abbassare il livello di stress, un’altra causa che contribuisce all’insorgere di patologie.

Smart working è diverso dal remote working

Qual è la differenza tra questi due termini?
Remote working è il lavoro da casa seguendo il consueto orario d’ufficio mentre lo Smart working è il lavoro da casa o da qualsiasi altra postazione lavorativa che non segue l’orario convenzionale ma permette al dipendente la possibilità di gestire l’orario lavorativo più convenzionale per sé.

Come questa modalità di lavoro potrebbe aiutare la gestione di questa pandemia? Le persone ad esempio potrebbero distribuirsi nei supermercati, nelle poste o nelle esigenze quotidiane in maniera più equilibrata senza creare assembramenti e code frustranti.

La maggior parte di noi ora infatti si trova in remote working.

Nel governo che vorrei..vorrei si riconoscesse che il corpo è mio e vorrei curarlo come preferisco io, sì rispetto a questo immaginario descritto, io ho mollato il lavoro che mi garantiva lo stipendio fisso per aprire la partita IVA e permettermi uno stile di vita più consono alla mia salute e che mi permettesse di realizzare i miei sogni, dandomi la possibilità di tornare a lavorare con i bambini. Ho cambiato la mia alimentazione e iniziato a praticare yoga e attività fisica che potesse mantenermi in salute e aiutarmi a guarire da una patologia cronica.

Il corpo é mio e vorrei curarlo come preferisco io senza condurre un intero paese alla dittatura sanitaria che arricchisce case farmaceutiche e quant’altro.

La mascherina mi provoca mal di testa e nausea, non sopporto non poter respirare liberamente consapevole che indossandola per diverse ore rischio di respirare una miscela di CO2 superiore a quella presente nell’aria, ma sono disposta ad indossarla nel momento in cui incontro soggetti a rischio per poterli proteggere esattamente come facevo prima nel caso in cui fossi stata influenzata, evitando di andare a trovare il nonno e la nonna preventivamente perché per un soggetto anziano non necessariamente un virus è rischioso ma lo è anche la banale influenza annuale. Qui vale il buon senso e tutti siamo capaci di metterlo in pratica in caso di esigenza personale.

Concludendo quanto di quello che ho elencato è infattibile da realizzare? O forse semplicemente costa troppo poco mentre una società basata sul consumo e la globalizzazione permette più facilmente di arricchire il sistema?

Tags: CoronaviruspandemiaprevenzioneSalute
Laura Presicci

Laura Presicci

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