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Home Coronavirus

Perchè in Italia a nessuno importa della scuola chiusa?

by Donatella Salina
Aprile 15, 2020
in Coronavirus, Dibattito, Europa, Italia, Prima Pagina, Società
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Perchè in Italia a nessuno importa della scuola chiusa?
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Questa pandemia ha fatto emergere lo scarso peso che i bambini ricoprono in questa società che li ignora completamente anche dal punto di vista del diritto all’istruzione, questo spiega perchè il diritto all’istruzione e la scuola siano scomparsi dal dibattito pubblico relativo al Coronavirus. 

Perchè in Italia a nessuno importa della scuola chiusa?

La sociologa Chiara Saraceno nell’articolo “I diritti dei bambini al tempo del virus” apparso su Repubblica ha ribadito che il rifiuto a considerare gli effetti del lockdown prolungato sui bambini (disturbi da shock post traumatico, ansia, depressione aumento dei rischi di obesità) andava assolutamente sanato, ma nulla è stato fatto, se non posticipare l’apertura delle scuole a Settembre e negare il diritto all’ora d’aria per bambini ed adolescenti, dimenticandosi di loro al punto da non considerarli nel decreto dell’11 marzo. 

I bambini sono refrattari alla malattia

Secondo diversi studi citati anche sulla stampa mainstream e secondo la Società Italiana di Pediatria i bambini sono refrattari alla malattia anche se ovviamente possono infettare gli anziani nel caso vengano contagiati ma difficilmente l’infezione può aggravarsi se sono sani. Inoltre secondo il virologo prof Stefano Petti del Dipartimento Malattie infettive de La Sapienza per infettarsi occorre essere esposti ad una notevole carica infettiva alla quale difficilmente può essere esposto un bambino sano che vive in un ambiente normale.

Una reazione razionale

Nonostante ciò, gli esperti ed i genitori sono divisi in tutta Europa sull’opportunità di farli ritornare a scuola prima dell’estate. Del resto il martellamento mediatico sui decessi ed il mantra secondo cui il virus è ovunque ha indotto paura, utilizzata assieme al patriottismo per costringere la gente a stare a casa e non si può pretendere una reazione razionale in questa situazione.

Francia e Spagna si preparano alla riapertura delle scuole

Nel mezzo di un dibattito acceso tra i governi, gli insegnanti, gli esperti e le associazioni dei genitori in Francia ed in Spagna, i Governi si preparano ad una graduale riapertura dei nidi, delle scuole materne ed elementari nel rispetto delle precauzioni.

Le difficoltà dei bambini delle periferie che non possono studiare online

Gruppi divisi per fasce di età che rientreranno nelle classi in tempi e modi differenti a seconda delle situazioni locali. In Francia il presidente Emmanuel Macron ha mostrato preoccupazione per i bambini delle periferie degradate che hanno più difficoltà a studiare online spesso senza l’appoggio dei genitori ed ha promesso di riaprire le scuole in via sperimentale e volontaria a partire dal mese di maggio.

La commissione di esperti spagnola

In Spagna invece esiste una commissione di esperti che se ne occupa il cui portavoce, lo psichiatra Jose Luis Pedrera è stato intervistato da El Pais il 13 aprile scorso e ha spiegato che la struttura familiare della Spagna, comune ai paesi mediterranei, è caratterizzata dalla compresenza di diverse generazioni nella stessa casa e non consente ai membri più giovani di abbandonare facilmente il lockdown perché in caso di contagio verrebbero immediatamente colpiti gli anziani.

I danni psicologici che gravano sui bambini, soprattutto se esposti ad abusi in famiglia

Ma nel caso della frequenza scolastica il Comitato ha dato molto peso ai problemi psicologici che gravano sui bambini chiusi in ambienti non sempre salutari 24 ore al giorno a volte esposti ad abusi in famiglie disfunzionali. I più piccoli non capiscono l’entità del rischio e possono introiettare una paura dell ambiente esterno che può rimanere anche dopo causando problemi relazionali a lungo termine.

Danno per i ragazzi e provvedimento antieconomico per la società

La Commissione conclude con il parere favorevole al reingresso a scuola in tempi medi durante la cosiddetta fase 2 . Esiste inoltre uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet che raccoglie 16 studi precedenti e si serve di un modello matematico per calcolare il rapporto tra frequenza scolastica dei bambini e infezioni intrafamiliari e decessi: le conclusioni di questo studio suggeriscono che la chiusura delle scuole non incide in maniera significativa sul contagio intrafamiliare e che rappresenta un danno per i ragazzi ed un provvedimento antieconomico per la società.

Intervistato dalla BBC il dr.Russel Viner uno dei ricercatori che hanno collaborato allo studio riferisce anche che i bambini sarebbero esposti a danni relativi alla loro salute mentale specie se facenti parte di nuclei familiari disfunzionali e socialmente svantaggiati.

Nel frattempo la Danimarca ha riaperto oggi materne, nidi ed elementari perchè i genitori devono tornare a lavoro mentre la Norvegia si appresta ad aprire il 20 di aprile le scuole materne. 

Conseguenze del crollo del PIL e l’esacerbarsi delle diseguaglianze

Il timore di molti esperti è che il crollo del PIL e l ‘esacerbarsi delle diseguaglianze, porti i bambini ad arretrare in modo spaventoso relativamente ai loro diritti culturali sociali, spirituali, ludici, educativi e relazionali riportando indietro l’Europa a diverse generazioni fa quando la figura sociale del bambino quasi non esisteva.

In italia non solo si pretende che i genitori lavorino in smart working con i figli a casa per ben 6 mesi consecutivi ma non sembra di alcun interesse la qualità dell’insegnamento né i problemi legati all’apprendimento dei bambini e degli adolescenti che di fatto perderanno un intero anno scolastico. 

Tags: apprendimentoBambiniCoronaviruscovid19famigliegenitoriItaliaLavoroScuolasmart workingSocietà
Donatella Salina

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