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Home Coronavirus

Tre cose che cambieranno dopo la pandemia

by Davide Piccardo
Marzo 31, 2020
in Coronavirus, Società, Voci
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Il mondo dopo il Coronavirus non sarà più lo stesso sotto almeno tre aspetti fondamentali:

Società e interazioni a distanza
Il virus sta imponendo un modo diverso di rapportarsi con gli altri, a distanza. Il metro da rispettare prima visto come segno di sdegno e alterigia ora è un gesto di cura, solidarietà e premura verso il prossimo. E, se come dicono gli esperti, questa pandemia andrà e tornerà e comunque non sarà l’ultima, può darsi che il metro di distanza cosi come mascherina saranno precauzioni normali, come lavarsi le mani. Questo atomizzerà ancor di più le persone, aumentando diffidenza e standardizzando i comportamenti sociali. Cambierà il modo di relazionarci, voler bene al prossimo che non passerà più per il contatto fisico. 
Lavoro e scuola smart 
La quarantena sta mostrando quanto gli uffici e le postazioni lavorative siano spesso inutili. Lo smart working sta permettendo a diverse migliaia di persone in Italia di lavorare da casa. Forse dopo la pandemia, si rifletterà su come il lavoro a distanza possa migliorare le prestazioni del lavoratore ed evitare lavori inutili e meeting insopportabili in ufficio. Più flessibilità del lavoro da casa significa anche forse meno stress per il lavoratore e più libertà di movimento. Stessa cosa per gli universitari che forse potranno seguire lezioni da casa o dal cellulare. Nel 2020 con la tecnologia che abbiamo è il minimo. 
Governo forte e tecnologia invadente
Con le grandi crisi, le popolazioni, generalmente, chiedono l’intervento forte dei governi. Per salvare l’economia o la salute dei cittadini poco cambia, si richiede una presenza forte che coincide generalmente con misure drastiche, senza precedenti, spesso che limitano libertà o campi di azione dei cittadini. Ad esempio in Corea per far fronte al virus si è violata la privacy dei cellulari dei cittadini. Il governo è entrato a gamba tesa facendo una scelta: la salute a fronte dell’erosione della privacy. Il problema però non sta nelle misure prese in emergenza come in Corea del Sud o Cina anziché in Italia.
Il problema è che storicamente le misure dure generalmente rimangono anche dopo l’emergenza diventando la normalità. Prendiamo ad esempio il caso della tecnologia: dopo la pandemia può darsi che il tracciamento dei cittadini rimanga attivo e lo Stato cosi come il mondo del business voglia avere i dati sensibili dei nostri spostamenti, dei nostri acquisti, delle nostre abitudini cosi da poterci non solo controllare ma anche guidare, politicamente, commercialmente. Insomma la tecnologia da amica potrebbe trasformarsi in un mostro spione, un grande fratello teorizzato da Orwell. Per questo motivo, ora cosi come dopo la fine della pandemia è fondamentale mantenere lo spirito critico e restare vigili sui nostri diritti e la nostra privacy. 
Tags: Coronaviruscovid19governosmart worksmartworkingSocietàtracciamento telefoniUniversità
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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