Alla vigilia della nuova partenza della Global Sumud Flotilla (GSF), il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha annunciato l’intenzione di classificare gli attivisti come “terroristi”, prevedendo il peggio visto il genocidio in corso a Gaza.
Intanto la flottiglia – un’iniziativa della rete Global Sumud Flotilla cui aderiscono, tra gli altri, Freedom Flotilla Coalition e Global Movement to Gaza – ha ripreso la navigazione dopo il rinvio per maltempo da Barcellona; altre unità si aggiungono da Genova e Catania, secondo gli organizzatori e la stampa locale.
L’angolo italiano e l’evento al Senato
Mercoledì 3 settembre 2025, ore 12.00, al Senato della Repubblica (Sala Caduti di Nassirya) si terrà la conferenza stampa “Global Sumud Flotilla – Resistenza per Gaza” con parlamentari, esponenti religiosi e della società civile (tra cui Yassine Lafram, Laura Boldrini, Benedetta Scuderi, Stefania Ascari, Barbara Schiavulli).
Perché conta l’annuncio di Ben-Gvir
L’etichetta «terroristi» alza drasticamente l’asticella del rischio: in un contesto in cui gli organismi ONU e la CIG hanno ordinato a Israele di garantire accesso umanitario e prevenire atti rientranti nella Convenzione sul genocidio, trattare i civili della flottiglia come terroristi potrebbe legittimare persino l’uccisione dei membri della flottiglia.
Sul piano del diritto del mare, il San Remo Manual vieta la fame dei civili come metodo di guerra e imponendo il passaggio di aiuti medici e soccorso quando la popolazione è nel bisogno. Questo è il terreno su cui gli organizzatori contestano la legittimità del blocco israeliano.
Il rischio non è teorico. Nel 2010, durante il sequestro in alto mare della flottiglia diretta a Gaza, nove attivisti furono uccisi (poi saliti a dieci con un decesso successivo); diversi colpiti a distanza ravvicinata, secondo le autopsie rese note in Turchia.
La posizione dell’UCOII
Nel comunicato del 1° settembre, l’UCOII sostiene la missione, definita «umanitaria e non violenta», e chiede al governo italiano di interrompere le forniture di armi a Israele, garantire l’ingresso illimitato degli aiuti, richiamare gli ambasciatori, sospendere i rapporti commerciali, promuovere una missione ONU di interposizione e riconoscere lo Stato di Palestina. UCOII chiede inoltre a Governo e Marina Militare di tutelare l’incolumità di equipaggi e passeggeri delle imbarcazioni italiane partite o in partenza da Genova e Catania.
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