Il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio in visita da Netanyahu in supporto al regime sionista. Tra i momenti chiavi una conferenza stampa e una cerimonia privata dall’alta carica simbolica, alla quale Rubio ha partecipato insieme all’ambasciatore americano Mike Huckabee per l’inaugurazione della “Strada dei Pellegrini”. Si tratta di un tunnel ai piedi della moschea di al-Aqsa, ora completato sotto l’egida dell’Autorità israeliana per le Antichità in collaborazione con la Fondazione Città di Davide, che ha fatto degli scavi archeologici in territorio palestinese uno strumento politico, culturale e turistico di colonizzazione.
Nell’evento privato chiuso alla stampa, Rubio e Huckabee, insieme alle loro mogli, hanno seguito Netanyahu e sua moglie all’interno del tunnel. Alcune foto sono state comunque pubblicate da Times of Israel, Jerusalem Post ed altri media che hanno ripreso il materiale rilasciato dalla Fondazione Città di Davide (credit fotografico Kobi Harati), associazione legata al movimento Elad dei coloni israeliani.
Secondo quanto riportato da Times of Israel, Rubio ha definito il corridoio “un sito archeologico tra i più importanti al mondo” e Netanyahu ha affermato che “duemila anni dopo dalla distruzione del secondo Tempio, siamo riscoprendo il nostro passato e costruendo il nostro futuro – sulla Gerusalemme di duemila anni fa”. Ha accolto Rubio che “capisce che questo è il fondamento della comune eredità giudaico-cristiana”.
Il tunnel passa sotto il quartiere palestinese di Silwan collegando la piscina di Siloe fino al Muro Occidentale, ai piedi della Spianata delle Mosche in prossimità della moschea di al-Aqsa. Una prima cerimonia era stata organizzata nel 2019 per l’apertura parziale del sito. Ora nel 2025, e con la “grazia” degli Stati Uniti, è possibile percorrere l’intero corridoio.
Gli scavi israeliani non sono una novità, e in passato sono già stati criticati da ONU e ONG. Il rapporto ONU della Commissione d’inchiesta indipendente sull’occupazione della Cisgiordania riconosce gli scavi israeliani nei siti archeologici palestinesi come illegali, di fatto usati come leva per rivendicare i territori palestinesi occupati in Cisgiordania. Tra i tunnel già scavati si trova anche quello del Muro occidentale che corre sotto un lato della Spianata delle Moschee. La Fondazione Città di Davide opera da oltre vent’anni nel parco archeologico, espropriando terre e case dei palestinesi. Con diversi scavi attivi, autorità e attivisti hanno più volte segnalato il rischio di destabilizzazione delle fondamenta e crollo del sito sacro.
Questa è la speranza di una serie di movimenti e organizzazioni che lavorano alla ricostruzione del (terzo) Tempio, tra cui il Temple Institute e il Temple Mount Faithful, oltre a gruppi di coloni, che si sono già dedicati alla preparazione di abiti e oggetti rituali da utilizzare nel Tempio. Per questi gruppi, la ricostruzione del Tempio – là dove ora sorgono le moschee, in una delle aree più sacre al mondo – non solo rappresenta il compimento delle profezie bibliche e la consolidazione della sovranità del popolo ebraico, ma anche la condizione necessaria per la venuta del Messia (dato che, diversamente da cristiani e musulmani, non riconoscono la missione di Gesù). Ma l’escatologia islamica ammonisce: quello sarà in realtà l’Anticristo, il dajjal.




