Quella in corso in Iran e nel Golfo non è una nuova guerra è semplicemente la prosecuzione di una guerra lunga, che attraversa decenni e che oggi entra in un’ulteriore fase.
L’escalation tra Israele Stati Uniti ed Iran non può essere letta come un episodio isolato né come una crisi improvvisa. È l’ennesimo capitolo della guerra che il progetto ebraico-sionista conduce contro i popoli musulmani della regione, oggi con la complicità della maggior parte delle leadership arabe.
Gaza ha rappresentato uno spartiacque. Non solo per la crudeltà e la vastità dei crimini commessi in un vero e proprio genocidio, ma per la frattura politica prodotta a livello globale. Il fatto che Netanyahu, sia oggetto di un mandato di arresto da parte della Corte Penale Internazionale è un evento senza precedenti nella storia diplomatica occidentale.
Eppure a fronte allo sdegno delle opinioni pubbliche occidentali e del conseguente crollo di consenso verso Israele, il sostegno politico e militare occidentale al sionismo non si è incrinato. Gli Stati Uniti continuano a spalleggiare Israele e la sua politica di colonizzazione e L’Europa resta allineata. Una parte significativa dei regimi arabi ha scelto la normalizzazione.
La coalizione Epstein è al completo servizio del progetto sionista per costruire il “Grande Israele” e non ne fa più nemmeno mistero, lo ha dichiarato pochi giorni fa in un’intervista con Tucker Carlson, l’ambasciatore USA in Israele Mike Huckabee.
Quindi l’attuale dinamica regionale — dall’annessione della Cisgiordania alla devastazione di Gaza fino al confronto diretto o indiretto con l’Iran — va interpretata come parte di una strategia di conquista e sottomissione ad ampio spettro. Il caso Epstein d’altronde ci ha ricordato che non c’è solo una dimensione materialista di soldi e potere a muovere le fila del mondo ma un vero e proprio culto satanico, per questo motivo la Palestina e Gerusalemme non solo elementi di un’equazione geopolitica ma qualcosa di molto più importante.
L’Iran è in guerra dalla rivoluzione del 1979 è aggredito da decenni, dall’aggressione dell’Iraq di Saddam sostenuta dagli USA fino ai decenni di sanzioni economiche, isolamento finanziario, sabotaggi e operazioni clandestine e tentativi di rivoluzioni colorate. Oggi sappiamo con certezza che il Mossad ha avuto parte attiva nelle proteste e dovremmo anche ormai aver capito a cosa servivano le proteste di qualche settimana fa.
Questa guerra probabilmente non durerà a lungo, Israele non è riuscito a piegare Gaza e gli USA non sono più in condizione di impegnarsi in conflitti come quelli degli anni 90 e 2000, Trump potrebbe replicare uno scenario venezuelano: rimozione del leader e trattativa con la leadership con tanti saluti allo Shah, che verrà scaricato come una Machado qualsiasi. In quest’ottica non è nemmeno detto che Khamenei non si sia sacrificato proprio per salvare il paese da conseguenze più gravi offrendo un trofeo in grado di chiudere la questione senza che Trump perda ancora la faccia.
Ma comunque dobbiamo renderci conto che la retorica occidentale sui diritti degli iraniani non regge più agli occhi di nessuno, le piazze italiane a favore dello Shah sono frequentate da brutta gente, politicanti bionde che sbraitano e starnazzano e altri a libro paga della hasbara perché pensare che un genocida come Netanyahu possa preoccuparsi della vita degli iraniani è semplicemente follia. La maschera è caduta così come è evidente l’ipocrisia di chi non parla più di aggressori ed aggrediti.
Il Medio Oriente è il laboratorio in cui si sta ridefinendo l’ordine globale del XXI secolo e per ovvie ragioni la leadership occidentale è troppo ricattata per perseguire i propri interessi al posto di quelli ebraico-sionisti.
Urgono un paio di riflessioni: alla luce di tutto ciò, la volontà dichiarata di Israele di espandersi rubando altre terre e di sottomettere tutti i popoli della regione, chi ha ancora l’ardire di condannare la resistenza palestinese? E poi, di fronte a queste evidenze, di fronte all’aggressione di uno Stato sovrano, di fronte all’ennesimo crimine coloniale giustificato con la solita disgustosa propaganda anti-islamica, è tollerabile non sostenere i nostri fratelli iraniani in nome del settarismo e del risentimento?
Due NO, anzi tre.


