Nella notte tra il 10 e l’11 giugno 2026, il quartiere Marina di Cagliari è stato teatro di un grave atto intimidatorio che va ben oltre il semplice danneggiamento: un incendio doloso appiccato intenzionalmente contro la moschea Al-Hoda. Intorno alle 3:30 del mattino, ignoti hanno utilizzato liquido infiammabile per colpire l’ingresso del luogo di culto in via del Collegio, lanciando un segnale inquietante non solo verso la comunità islamica locale, ma contro l’intero modello di convivenza che caratterizza il quartiere.
La dinamica: un segnale d’odio deliberato
Secondo i rilievi dei carabinieri, l’obiettivo dell’attentato non lascia spazio a dubbi: il ritrovamento dell’innesco proprio davanti al portone conferma la natura premeditata del gesto. Le fiamme hanno rapidamente distrutto gli arredi esterni, annerendo non solo l’ingresso della moschea, ma anche le facciate delle abitazioni adiacenti. Solo la prontezza d’animo dei residenti e dei fedeli, accorsi in strada per la preghiera del fajr, ha evitato che il rogo si trasformasse in una tragedia ben più grave, riuscendo a domare le fiamme prima dell’intervento dei vigili del fuoco.
L’imam di Cagliari, Mehrez Triki, ha espresso il proprio sconcerto, ricordando come la comunità musulmana sia parte integrante del tessuto sociale del quartiere da quasi 40 anni, senza mai aver subito ostilità. «Non abbiamo problemi con nessuno, considero tutti i residenti dei fratelli», ha dichiarato l’Imam, sottolineando come la solidarietà dei vicini, subito al lavoro per ripulire e riparare i danni, sia la risposta più efficace al tentativo di incrinare la pacifica armonia costruita nel tempo.
Un clima che preoccupa: dall’episodio locale al contesto globale
Purtroppo, quello di Cagliari non appare più come un fatto isolato. Se poche settimane fa a San Diego si è riusciti a sventare una tragedia simile, la frequenza di tali atti impone una riflessione profonda. Questi segnali di intolleranza si inseriscono in un clima d’odio crescente, che trova eco nei recenti episodi di violenza xenofoba registrati a Belfast e in altre città europee. Ciò che rischia di apparire come un gesto sporadico sta pericolosamente diventando una “nuova normalità”, un’ondata di odio che mira deliberatamente a colpire la coesione delle nostre società multiculturali.
Di fronte a tale minaccia, la risposta politica e sociale non si è fatta attendere. Il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, ha condannato fermamente l’atto, definendolo un inaccettabile episodio di intolleranza religiosa che richiede un rapido chiarimento da parte delle forze dell’ordine.
Sul fronte civile, i movimenti Potere al Popolo e la Casa del Popolo Rosa Luxemburg hanno risposto organizzando un presidio di solidarietà per la serata dell’11 giugno, proprio davanti alla moschea. Gli organizzatori hanno denunciato il raid come un gesto di chiara matrice squadrista, alimentato da narrazioni xenofobe che mirano a dividere la cittadinanza.
Le indagini dei carabinieri di Cagliari Stampace proseguono serrate, ma il messaggio della comunità cagliaritana è chiaro: non c’è spazio per la paura. La risposta a questo attentato non sarà la divisione, ma una mobilitazione forte, corale e immediata, a difesa del diritto di tutti a vivere in una comunità aperta, sicura e solidale.




