Una trattativa che avrebbe dovuto fermarsi nel 2022 è proseguita dietro porte chiuse per anni.
Un’inchiesta di Statewatch, basata su documenti interni e pareri giuridici riservati, ha ricostruito il negoziato tra Commissione europea e Israele per permettere a Europol di trasferire alle autorità israeliane dati personali nell’ambito di indagini su terrorismo e criminalità grave. Il testo riguarda informazioni estremamente sensibili: origine razziale o etnica, opinioni politiche, convinzioni religiose, appartenenza sindacale, dati genetici e biometrici, salute, vita sessuale e orientamento sessuale.
Il punto più grave è la cronologia.
Commissione e governo israeliano avevano finalizzato una bozza nel settembre 2022. Il Consiglio dell’UE ne bloccò però l’approvazione e chiese un parere al proprio Servizio giuridico. La risposta, datata 29 novembre 2022, fu durissima: alcune disposizioni erano incompatibili con il diritto dell’Unione e internazionale e la Commissione non aveva rispettato il mandato ricevuto dal Consiglio, violando anche gli obblighi di cooperazione leale fra le istituzioni europee.
Il problema riguardava soprattutto la possibilità di utilizzare i dati nei territori palestinesi occupati. La bozza formalmente escludeva Cisgiordania, Gerusalemme Est, Gaza e Golan, ma introduceva deroghe tanto ampie da permettere alla polizia israeliana, allo Shin Bet e ad altre autorità di utilizzare comunque informazioni provenienti da Europol. I giuristi del Consiglio avvertirono che ciò avrebbe rischiato di legittimare l’applicazione dell’autorità israeliana nei territori occupati e di violare il diritto all’autodeterminazione palestinese.
Ci si aspetterebbe che a quel punto le trattative fossero congelate.
Non è quello che è successo.
Documenti ottenuti tramite richieste di trasparenza mostrano che funzionari della Commissione hanno tenuto almeno sette incontri con diplomatici israeliani sul dossier tra il 2023 e il 28 gennaio 2026, compreso un incontro con l’allora ministro degli Esteri Eli Cohen nell’aprile 2023. Europol, inoltre, ha ospitato delegazioni israeliane almeno cinque volte tra agosto 2024 e marzo 2026, pur sostenendo di avere avuto nel negoziato soltanto un ruolo di osservatore.
Rimane dubbio ad ora se già sia avvenuto un trasferimento di quei dati attraverso il nuovo accordo. L’intesa del 2018 tra Europol e Israele, infatti, non autorizzava lo scambio di dati personali. Il nuovo trattato serve precisamente a superare quel limite.
Ma è proprio questo a rendere la vicenda politicamente esplosiva: mentre l’Unione europea presenta la protezione dei dati personali come un diritto fondamentale, la sua Commissione ha continuato per anni a negoziare una possibile infrastruttura di scambio di alcune delle informazioni più intime che uno Stato possa possedere su una persona con apparati israeliani, incluso lo Shin Bet, nonostante le obiezioni formali dei propri giuristi.
Gli esperti interpellati da Statewatch avvertono inoltre che quelle informazioni potrebbero essere utilizzate per arresti, restrizioni alla libertà di movimento e attività d’intelligence contro palestinesi. L’avvocato israeliano Eitan Diamond ha osservato che informazioni trasferite attraverso il sistema potrebbero persino contribuire a decisioni di targeting.
Ventisette eurodeputati hanno ora chiesto formalmente alla Commissione di spiegare perché gli incontri siano proseguiti, quale sia lo stato attuale del negoziato e quali garanzie esistano per i diritti fondamentali.
La risposta pubblica della Commissione, finora, non entra nel merito degli incontri: sostiene di non commentare scambi confidenziali e posizioni negoziali e afferma che un eventuale accordo conterrebbe garanzie sui diritti fondamentali. Europol ha dichiarato invece di aver partecipato come osservatore e di non essere in posizione di dire se i dati avrebbero potuto essere utilizzati nei territori occupati.
Ed è qui che la vicenda diventa difficile da liquidare come semplice burocrazia.
L’Europa pretende dalle aziende, dagli Stati e dai cittadini standard rigidissimi sulla privacy. Poi la sua Commissione continua in segreto a discutere il trasferimento di dati biometrici, genetici, politici, religiosi e sessuali con un governo straniero dopo che i suoi stessi giuristi hanno segnalato violazioni del diritto e problemi gravissimi di mandato.




