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Home Israele

Caso GenoLIE: il “report delle ONG” che ONG non è mentre la propaganda pro-Israele si traveste da società civile

by Redazione
Agosto 14, 2026
in Israele, Italia, Palestina, Prima Pagina, Sionismo
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Caso GenoLIE: il “report delle ONG” che ONG non è mentre la propaganda pro-Israele si traveste da società civile
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Alcuni giornali italiani stanno presentando Gaza GenoLIE come il “report delle ONG” che avrebbe finalmente smontato l’accusa di genocidio a Gaza. Il problema è semplice: non è ciò che Gaza GenoLIE dice di essere.

Il progetto è stato lanciato l’11 agosto da una coalizione di 40 organizzazioni ed è descritto dagli stessi promotori come una campagna educativa e social internazionale. Tra i partecipanti figurano StandWithUs, HonestReporting, Israeli-American Council, Israel Allies Foundation, South African Zionist Federation e altre organizzazioni dichiaratamente impegnate nell’advocacy sionista pro-Israele. Lo stesso sito parte definendo l’accusa di genocidio una menzogna “generata e orchestrata”. La conclusione, insomma, precede l’indagine.

Chiamarlo genericamente “report delle ONG” crea quindi un’autorevolezza che il documento non possiede. Non siamo davanti a una commissione internazionale indipendente, a una ricerca accademica sottoposta a revisione o a una nuova indagine sul campo: siamo davanti a una campagna di advocacy pro-Israele — ciò che nel linguaggio politico-sionista rientra nella hasbara — costruita per contestare una conclusione già raggiunta da alcune delle principali organizzazioni per i diritti umani.

Gli otto argomenti sono l’accusa di genocidio sarebbe nata troppo presto; la “guerra ai giornalisti” sarebbe una bufala; la carestia sarebbe stata costruita usando fotografie di bambini già malati; Hamas utilizzerebbe scudi umani; Israele avrebbe combattuto soltanto Hamas; l’accusa di genocidio sarebbe una vecchia strategia per delegittimare Israele.

Il problema è che questi argomenti crollano appena vengono confrontati con le fonti indipendenti.

La carestia “inventata”?

Gaza GenoLIE usa casi di fotografie contestate per mettere in dubbio l’intera narrazione sulla fame. Ma nell’agosto 2025 l’Integrated Food Security Phase Classification, il sistema tecnico internazionale utilizzato per accertare le carestie, ha formalmente confermato la Famine – IPC Phase 5 nel governatorato di Gaza, con oltre mezzo milione di persone in condizioni catastrofiche. La commissione tecnica dell’IPC ha successivamente riesaminato le contestazioni e confermato la correttezza della classificazione.

Una fotografia presentata male può essere un errore giornalistico. Non può cancellare un’analisi epidemiologica su un’intera popolazione.

La “bufala” dei giornalisti?

La campagna presenta alcuni reporter accusati di legami con Hamas e da questo tenta di screditare l’accusa di attacchi contro la stampa.

Il Committee to Protect Journalists documenta invece 207 giornalisti palestinesi uccisi a Gaza dalle forze israeliane e ha classificato almeno 75 giornalisti e operatori dei media come direttamente presi di mira e uccisi in rappresaglia per il loro lavoro. Nel solo 2025 Israele è risultato responsabile di circa due terzi delle morti di giornalisti registrate nel mondo.

Anche se si dimostrasse che alcuni giornalisti avessero affiliazioni militanti non dimostra che gli altri duecento fossero combattenti.

Gli scudi umani cancellano la responsabilità israeliana?

No. Anche se di dimostrasse che Hamas abbia utilizzato illegalmente civili come scudi umani, e non è stato dimostrato, il diritto internazionale umanitario non concederebbe all’altra parte carta bianca. Il Comitato internazionale della Croce Rossa è esplicito: i civili mantengono la propria protezione e l’attaccante resta obbligato a rispettare proporzionalità e precauzioni.

Il crimine di una parte non legalizza quello dell’altra.

E cosa dicono davvero le grandi organizzazioni?

Qui il contrasto con il titolo del “report delle ONG” diventa quasi grottesco.

Amnesty International ha concluso, dopo una propria indagine, che Israele sta commettendo genocidio contro i palestinesi di Gaza.

B’Tselem, una delle principali organizzazioni israeliane per i diritti umani, ha pubblicato nel luglio 2025 un rapporto intitolato Our Genocide, arrivando alla stessa conclusione.

La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso nel settembre 2025 che Israele ha commesso genocidio nella Striscia di Gaza.

Human Rights Watch ha documentato il crimine contro l’umanità di sterminio e “atti di genocidio”, sostenendo che la condotta, unita alle dichiarazioni di funzionari israeliani, può integrare anche il crimine di genocidio.

Per questo che presentare Gaza GenoLIE come il documento che avrebbe “smontato definitivamente” il genocidio è ancora più assurdo.

Non ha smontato Amnesty. Non ha smontato B’Tselem. Non ha smontato la Commissione ONU. Non ha smontato Human Rights Watch.

Ha raccolto otto presunti argomenti di advocacy, alcuni basati su fatti reali ma trasformati in generalizzazioni, e li ha assemblati in una campagna che dichiara falsa l’accusa prima ancora di iniziare a discuterla.

None giornalistamente serio prendere una campagna internazionale di propaganda pro-Israele e venderla ai lettori italiani come se fosse “il report delle ONG” sulla realtà di Gaza.

Le ONG che Gaza l’hanno indagata davvero, infatti, raccontano una storia molto diversa.

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